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Giovanni Nirta si apre a ‘La Stampa’:”Non perdono assassini di mia moglie, ma non sono criminale”

san_lucaLa 'ndrangheta? "La che…?Boh". La faida? "Esiste in tutti i paesi. Forse anche a San Luca, chi lo sa. Ma gli assassini di mia moglie non li perdono. Intendiamoci: non dico che meritano di morire, ma che dovrebbero finire in carcere". Lo dichiara Giovanni Luca Nirta, 38 anni, il capo della famiglia Strangio-Nirta di San Luca in un colloquio con 'La Stampa'. "Eccomi: Nirta Giovanni Luca in persona, il mostro, il trafficante di droga, il capo della malavita calabrese di cui tutti


parlano – continua – Guardatemi vi sembro un boss? Voi giornalisti avete scritto che gli uomini della mia famiglia sono tutti scappati sull'Aspromonte. Invece sono qui, con i miei cognati; i fratelli sono a San Luca e passeggiano tranquillamente in paese". "Se sono un boss perche' non mi arrestano? Diteglielo voi – prosegue Giovanni Nirta – al ministro Amato, che si faccia dare la mia fedina penale. L'unico precedente che ho e' una condanna a quattro anni e sei mesi per una rapina che avrei fatto a Milano nell'88. Ero innocente, ma ho scontato tutta la pena. Mai arrestato per associazione a delinquere ne' per droga: sono pulito io, non ho mai fatto del male a nessuno. Viviamo tutti nel lutto da quel giorno. Mi creda, dopo la tragedia non mi sono mai mosso da questa casa. Vivo per i bambini, ne ho tre, tutti piccoli: 11, 6 e 5 anni. Faccio da mangiare, li accudisco. Sono terrorizzati, la notte non dormono, si agitano nel letto come se avessero una scossa elettrica. Anch'io ho paura, e' normale che sia cosi': volevano uccidere anche me. Arrivarono in auto e spararono come dei pazzi. Fummo feriti in quattro, compreso un mio nipotino di cinque anni". "Non so niente – conclude Nirta – io della Germania: come devo dirvelo che sono un povero bracciante? Conosco la madre del ragazzino morto a Duisburg, Francesco Giorgi. Che posso dire? E' una brava donna, mi dispiace per lei. Io, pero', non perdono anche perche' non so chi ha colpito la mia famiglia. Conoscevo pure quell'altro giovane ucciso a Duisburg, Marco Marmo. Hanno detto che era uno degli assassini di mia moglie. Non ci credo: Marmo era uno a posto: portava la macchina a lavare in un'officina qui vicino, se avessi voluto l'avrei beccato qui, che bisogno c'era di raggiungerlo in Germania?". (Adnkronos)

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