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Duisburg, potrebbe essere prima volta applicazione legge transnazionale

Negli uffici della Dda si fa rilevare che questa tragica vicenda potrebbe essere anche quella per applicare per la prima volta la legge sul crimine transnazionale. La legge 146 dello scorso anno prevede infatti che per casi del genere il processo a carico di mandanti ed esecutori si svolga nel Paese dove sarebbe stato ideato il delitto. E alla Dda di Reggio Calabria si dicono convinti che la strage di Duisburg abbia avuto la sua fase di ideazione e preparatoria in Italia, e dunque e' qui che andrebbe celebrato l'eventuale processo per giudicarne i responsabili. "Sarebbe la prima volta – viene fatto rilevare – che si applicherebbe a un omicidio plurimo di natura mafiosa. Crediamo che sarebbe corretto celebrare il processo in Italia. Bisognera' pero' vedere cosa ne pensano le autorita' tedesche". E in questa direzione si sta anche lavorando, oltre che in un'opera comune di investigazione. "E' importante che le due polizie lavorino insieme". Ormai le organizzazioni criminali operano a livello europeo e "ci dobbiamo abituare – dicono alla Dda – a lavorare insieme e i Paesi esteri devono aver consapevolezza che hanno a che fare con criminali e dunque anche in sede di processo e' auspicabile la collaborazione tra Paesi". Un altro aspetto che viene sottolineato dagli investigatori a Palazzo di giustizia e' che la strage aveva l'obiettivo di "dare un pugno nello stomaco in un momento particolare all'intera Europa, e per questo non e' stato risparmiato nessuno di quelli che erano in quel ristorante, anche se in origine l'obiettivo principale potessero essere una o due persone al massimo". E quindi viene anche ricordato un detto calabrese secondo cui "non vai a passeggio e non mangi con chi non conosci o al quale non sei in qualche modo legato", per spiegare quindi il perche' dei sei trucidati. E' vero si', con ogni probabilita', che l'obiettivo principale fosse Marmo e magari anche Strangio, "ma certo gli altri non avevano scampo per il solo fatto che erano li' con loro". Tra i magistrati della Dda non si esclude che vi fosse un infiltrato nel clan cui appartenevano direttamente alcuni degli uccisi. E inoltre si sottolinea la precisione con cui i killer hanno agito, oltre alla determinazione nel portare a termine la missione. Per i sei – si aggiunge – non c'era scampo: i killer hanno atteso che entrassero nelle due auto e allacciassero le cinture di sicurezza e solo allora hanno cominciato a far fuoco, senza possibilita' di fuga per i bersagli umani. La missione da compiere era quella di trucidarli, senza errori e dunque gli assassini non hanno voluto correre il rischio che qualcuno sfuggisse alla morte, come sarebbe potuto accadere qualora avessero iniziato a sparare quando il sestetto era ancora per strada, fuori dalle due vetture che si sono invece trasformate nella loro bara. Ancora nessuna novita' per quanto riguarda il trasferimento delle salme in Italia, e dunque anche sul giorno dei funerali. Non si esclude che per ragione di ordine pubblico le autorita' di polizia dispongano che siano in forma strettamente privata, e sia limitata alla presenza di soli familiari e avvenga, inoltre, in un orario inconsueto. (AGI)

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