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    Duisburg, Forgione: “Non è semplice faida, attenti a non minimizzare”

    La strage di Duisburg e' sicuramente "la coda di una faida che nasce a San Luca e che ha la tappa precedente nell'omicidio di Natale", ma ridurre tutto a una guerra tra famiglie rivali significherebbe "ridimensionare" pericolosamente la portata e le implicazioni di quanto accaduto. Francesco Forgione, presidente della Commssione parlamentare antimafia, parla senza mezzi termini di "un salto di qualita'", di un conflitto tra clan che "per la prima volta esce dal proprio territorio e supera i confini nazionali mettendo in evidenza, da un lato, il livello operativo raggiunto sul piano militare in un Paese straniero, dall'altro il livello degli interessi economico-finanziari dell'organizzazione in Germania. Il primo sforzo che adesso gli investigatori sono chiamati a svolgere e' capire fino in fondo chi sono davvero vittime e carnefici, capire che tipo di attivita' svolgessero davvero in Germania, capire soprattutto che cosa orienta la scelta della 'ndrangheta di investire ingenti masse di capitali proprio in quel Paese". "Oggi come oggi – ricorda Forgione – la 'ndrangheta e' la piu' grande organizzazione criminale italiana nel mondo, la piu' potente dal punto di vista finanziario, grazie al controllo su tutte le principali porte di accesso della cocaina in Europa: gli 'ndranghetisti che emigrano all'estero non vanno certo a fare i pizzaioli, e le cosche investono in attivita' commerciali, nei processi di privatizzazione dell'ex DDr e dei paesi del blocco dell'ex Urss, nel turismo lungo le coste balcaniche. In uno scenario di questo tipo la strage di Duisburg, al di la' del suo simbolismo tradizionale, pur evidente, apre un forte conflitto interno e promette di ridisegnare gli equilibri di forza tra famiglie che hanno un ruolo importante nei traffici illeciti dell'organizzazione, in Calabria, ma anche al nord e in Europa". "La commissione antimafia – rivendica con orgoglio il presidente – fin dall'inizio del suo lavoro ha dato priorita' alla Calabria: abbiamo fatto li' la nostra prima missione e, per la prima volta, siamo stati nel porto di Gioia Tauro, punto di massima sensibilita' per i traffici internazionali. Non solo: al Parlamento non e' mai stata presentata una relazione ad hoc sulla criminalita' organizzata calabrese. Un vuoto storico che ci siamo ripromessi di colmare". (AGI)