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Duisburg, comunità italiana si chiude nel silenzio

Di Sebastiano Strangio si ricordano tutti, e tutti ne parlano come di una bravissima persona, di un grande cuoco. Pero´ sono veramente in pochi, nei bar e nelle pizzerie di Duisburg, ad ammettere di averlo incontrato a un battesimo o a un matrimonio, di aver frequentato il ristorante ´Da Bruno´ oppure di aver fatto le proprie condoglianze alla famiglia in questo momento tragico. Come se in una citta´ relativamente piccola come questa i 4.500 italiani, di cui una folta schiera di Sanluchesi, potessero non conoscersi da sempre. "Se i funerali fossero fatti qui, io non credo che la chiesa sarebbe piena", ammette un ristoratore calabrese, ma non di San Luca, che esprime bene il sentimento che aleggia in citta´: la strage di Ferragosto, compiuta in terra straniera, rappresenta una inquietante novita´ dai cui prossimi eventuali capitoli e´ meglio stare alla larga fin da subito, tenendo la bocca chiusa. Salvo per ribadire una cosa che a tutti sta a cuore: "Sebastiano era una persona meravigliosa, e gli altri bravi ragazzi. Marco Marmo? Non lo conoscevamo". Piu´ loquace Antonio Pelle, albergatore salito alla ribalta delle cronache per aver ospitato la nazionale di calcio nel suo hotel. Pelle si dice "amareggiato dal fatto che ora 40 anni di lavoro duro e di risultati raggiunti con fatica vengano spazzati via da un fattaccio". E quando uno dei suoi collaboratori gli passa una telefonata dell´anziana madre, urla nella cornetta: "Mamma, ma perche´ mi hai partorito a San Luca e non altrove?" Un concetto, questo, ripreso da uno dei tanti messaggi lasciati davanti al luogo della strage, tra i ceri e i fasci di rose, e firmato da un misterioso ´Cinquefronde´:"Vengono in Germania per lavorare dimostrando a tutti che sono persone per bene, si allontanano dalla Calabria e dalla gente cattiva. Io ricorderò tutti loro come bravi e grandi lavoratori". Una cappa di silenzio e di comprensibile riserbo avvolge i parenti e gli amici piu´stretti delle vittime. Nunzia Barone, ventottenne sorella di Tommaso Venturi, ucciso la sera in cui si festeggiavano i suoi 18 anni, esce dalla porta di casa solo per difendere la memoria del fratello. "Non apparteneva alla mafia", dice in tedesco, traducendo anche la parola ´nrdrangheta, che qui si chiama sempre e comunque mafia. La madre del ragazzo non c´e´, qualcuno spiega che e´ in ospedale, che non sta bene. A casa di Sebastiano Strangio, dove vive la compagna, una voce maschile tuona dal citofono: "Lasciateci in pace, e´ tutto molto stressante". Un giovane tassista tedesco racconta di aver sempre pensato che la malavita italiana fosse una leggenda e che le stragi nei ristoranti roba da film. "Ma da ieri ho capito che quello che mi dicevano i miei amici italiani era vero", sospira, spiegando che la comunita´ piu´ grande qui a Duisburg e´ quella turca, che pero´ mantiene legami piu´ vistosi, e una sua struttura coesa. Gli italiani no, e in questo momento sembrano quasi farsi un vanto di non avere nessun esponente di spicco, nessuna organizzazione rappresentativa, nessun bar preferito, quasi neppure una parrocchia a parte la grande chiesa di St.Joseph, dove pero´ la messa in italiano c´e´ solo la domenica. "Ma io mica ci vado mai a messa, passo solo prima a salutare il parroco", spiega un barista di origine salernitana. "Io solo per la domenica delle Palme, perche´ quella e´ una festa di pace", spiega tra una sigaretta e un caffe´ espresso una signora cinquantaseienne, che prima parla con un certo distacco delle vittime, come se le avesse conosciute appena. Salvo poi, due sigarette piu´ tardi, ammettere con lo sguardo lucido: "Due di loro mi chiamavano ´zia´". (Apcom)

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