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    Disoccupati? Sì, siamo calabresi!

    GiovaniSecondo l'Eurostat 65 giovani
    calabresi su 100 sono disoccupati, mentre nel resto d'Italia gli under
    25 senza lavoro sono il 17 per cento. Eppure, secondo i dati del Mur,
    lo scorso anno la Calabria ha prodotto 14.896 matricole, 5.720 delle
    quali sono finite a studiare in giro per l'Italia.
    A commentare questi
    dati e' Mario Caligiuri, docente di Pedagogia della comunicazione e
    Comunicazione pubblica all'Universita' della Calabria, secondo cui "in
    Calabria il problema dello scollegamento tra mondo del lavoro e mondo
    della formazione, presente in tutto il Paese, e' particolarmente
    evidente.

    Stando l'ultimo rapporto Istat, la nostra e' la terza
    regione dopo Lazio e Liguria per numero di laureati in rapporto alla
    popolazione".
    "Purtroppo c'e' un paradosso – aggiunge – a una scolarita' cosi'
    alta non corrisponde affatto lo sviluppo economico ne' la crescita
    civica, ne' la partecipazione democratica.
    Siamo la regione con il
    piu' alto tasso di disoccupazione giovanile in Europa, quella con la
    maggiore criminalita' nazionale e quella con il piu' basso dato di
    affluenza alle urne per le elezioni. Inoltre, le tre universita' della
    regione sono provinciali, nel senso che stanno finendo con l'attrarre
    solo gli studenti dei rispettivi territori mentre i figli delle
    famiglie piu' benestanti vanno a studiare altrove, a Roma, a Milano, a
    Bologna o all'estero".

    "La spiegazione di questo fenomeno e' semplice – sottolinea
    Caligiuri – chi puo' permetterselo preferisce fare esperienze
    significative di lavoro altrove. Le nostre universita' si rivolgono
    verso il ceto medio/basso della popolazione regionale, con cio'
    assolvendo certo a un'importante ragione di giustizia sociale, senza
    pero' poter dare risposte esaustive, come sarebbe necessario".
    "Bisognerebbe – conclude Caligiuri – che come una
    delle possibili alternative da realizzare subito, creare negli atenei
    calabresi dei centri di vera eccellenza, collegati con il mercato
    globale, il mondo del lavoro e le comunita' scientifiche
    internazionali. Le universita', ancora di piu' quelle del Mezzogiorno,
    diventano troppo spesso un parcheggio in attesa di un'occupazione, e
    la riforma del 3+2 non ha migliorato la situazione.
    Un'alta
    percentuale di giovani trascorre molto tempo dopo la laurea
    appoggiandosi sulle spalle dei genitori o dei nonni".
    Una tendenza confermata anche da chi vive ancora la realta'
    delle lezioni, come spiega Alessio Fabiano, 23enne, iscritto a Scienze
    della comunicazione e attivo nell'associazionismo studentesco: "Molti
    miei colleghi frequentano l'ateneo, perche' non hanno altre
    alternative.
    Noto una disillusione diffusa tra i miei coetanei, spiega
    a Campus ai quali fondamentalmente non restano che due strade: o ci si
    adatta a svolgere attivita' dequalificanti, che non c'entrano nulla
    con quello che si e' studiato, o si va via in cerca di un futuro
    migliore".

    "E' inutile nasconderlo – dichiara Rosario Branda, direttore
    dell'Associazione industriali della provincia di Cosenza – Cosenza non
    e' un'isola felice: la mafia condiziona le imprese, ma non e' questo
    il problema piu' grande; per risolvere il problema della
    disoccupazione giovanile, bisogna costruire un'economia capace di
    assorbire i laureati.
    Credo che la strada sia lavorare per progetti e
    favorire l'imprenditorialita' giovanile. Uno dei nostri programmi e',
    infatti, puntare allo sviluppo di 'spin off' accademici". (AdnKronos)