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    Interrogazione di Fuda a Bersani sulla “488”

    Il senatore Pietro Fuda ha presentato stamattina un’interrogazione a risposta scritta al Ministro dello Sviluppo Economico sulla sorte dei fondi riservati dalla L. 488/92 alle imprese della Calabria.
    Sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale le prime graduatorie 2006 per il settore industria e servizi, e stanno per essere pubblicate le altre, ma le notizie su tali incentivi sono «preoccupanti»: circa 22 milioni di euro destinati alla Calabria starebbero per tornare allo Stato. Il sen. Fuda, che da tempo denuncia le profonde contraddizioni della 488, cercando di stimolare, a livello politico ed istitu-zionale, la ricerca di soluzioni preventive, punta nuovamente il dito sul sistema del credito, scrivendo: «Si continua ad assistere impotenti al paradosso che la Calabria, alla quale sul piano teorico vengono messe a disposizione notevoli risorse per sostenerne lo sviluppo economico, rischia di essere errone-amente considerata una regione caratterizzata da imprese incapaci di utilizzare i fondi disponibili, quando invece il mancato accesso a tali fondi non è il frutto di un’incapacità degli operatori, ma di un sistema del credito totalmente inefficace sul piano pratico». Con un’articolata ricostruzione dei pas-saggi fondamentali sulla 488 in Calabria (dalle continue denunce “di truffe scaturenti da una gestione piuttosto discutibile dei fondi concessi ad imprese del Nord che avevano ottenuto i finanziamenti per operare in Calabria” alle dichiarazioni del vicepresidente di Confindustria, Ettore Artioli, che ha definito inefficaci le soluzioni adottate finora, sottolineando la necessità “di non disperdere più i fondi destinati al Sud”, “unica soluzione per cercare di diminuire il divario tra il Mezzogiorno ed il resto del Paese”), il sen. Fuda descrive un sistema del credito “assolutamente inadeguato ai bisogni reali del territorio”. «Il sistema bancario» scrive Fuda al Ministro Bersani «reclama e difende un proprio preciso ruolo per l’istruzione delle pratiche, ma “acquisita la commessa” non dà alcuna garanzia del rispetto dei principi richiesti di efficacia, efficienza, speditezza ed economicità, vanificando la possibilità di creare imprese e, di conseguenza, di raggiungere gli obiettivi governativi». E cita un esempio «lampante quanto scandaloso» «della paralisi conseguente a quel modello burocratico»: la tempistica delle attività svolte dalla sede di Napoli della BNL, con riferimento al Patto Territoriale della Locride.
    Fuda ribadisce che è indispensabile «scrivere un nuovo capitolo nell’economia locale, puntando sulle piccole e medie imprese che costituiscono la base reale – ed unica – della nostra economia». Puntando anche ad una riforma istituzionale dell’IPI (del cui unico sportello, a Catanzaro, si paventa, proprio in questi giorni, la chiusura), «che si regge con fondi destinati alle aree ad obiettivo 1, ma ha creato sviluppo solo al Centro Nord», per «correggere gli errori che in questo decennio hanno impedi-to al Sud di crescere».
    Il sen. Fuda chiede al Ministro Bersani se è vero che 22 milioni di euro destinati alla Calabria tor-neranno allo Stato, e «quali siano i provvedimenti che si intendono adottare per far recuperare tali somme agli operatori calabresi». Chiede inoltre se la funzione dell’IPI non dovrebbe essere quella «di fornire un servizio di informativa costante, configurandosi come un “occhio vigile” sul territorio», e sottolinea «la necessità inderogabile di aprire sportelli reali, funzionanti, in grado di dare risposte effi-cienti ed efficaci al territorio, fornendo tutta l’assistenza necessaria per non dover continuare a resti-tuire i finanziamenti allo Stato e trasformando la 488 in un reale strumento di animazione del territo-rio e di partenza per lo sviluppo economico del Mezzogiorno e della Calabria in particolare». Fuda suggerisce «un accertamento sugli istituti bancari per verificare eventuali omissioni o ritardi nell’istruzione delle pratiche», visto che ogni anno si ripete lo stesso scenario: «le banche continuano ad essere presenti per le attività istruttive, ma non per rendere fruibili i fondi messi a disposizione dal-la normativa vigente, mentre i soggetti che rischiano ed investono sono lasciati soli».
    Il senatore Fuda chiede infine a Bersani di trovare «un modo per evitare che la debolezza del si-stema produttivo regionale si presti ad una nuova calata degli Unni, che continuerebbe a trovare la Calabria assolutamente impreparata».

    “E’ il classico atteggiamento di chi è, politicamente, in difficoltà ed è solo”. Così, l’onorevole Maurizio Gasparri di Alleanza Nazionale, commenta l’intervista rilasciata ad un quotidiano, uscita oggi, dal presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. “Con quelle parole, Agazio Loiero, di fatto, sancisce il fallimento del suo progetto politico e dell’Unione calabrese”. Alcuni passaggi sono emblematici. “Fa capire di esser stato abbandonato da tutti all’indomani del delitto Fortugno. Lui, da solo, contro la ‘ndrangheta”. “Loiero si lamenta – prosegue l’esponente di AN – , fa riferimento all’infinità di consiglieri regionali sui quali si è concentrata, in questi due anni, l’attenzione dei magistrati ed agli esponenti della sua giunta, compreso se stesso e il vice presidente Adamo, indagati per reati legati alla loro funzione di amministratori pubblici. Un atteggiamento di chi è in difficoltà ed è ferito”. Ma Gasparri non ci sta. “Loiero dovrebbe spiegarci cosa è avvenuto, nell’Unione calabrese e nazionale, in quelle ore e nei giorni successivi al delitto Fortugno. Ci spieghi quali sono le responsabilità dei partiti del centro sinistra alle quali fa cenno nell’intervista. Perché non le enuncia?”. “Chiama in causa Rutelli e Marini. Il ministro lo ha, prima, elogiato e, poi, scaricato. Il presidente del Senato, ha voluto la sua condanna politica. Vecchi rancori che vengono fuori e che dicono, ancora una volta, che la fiducia di Loiero nei partiti della sua coalizione non c’è”. “La Calabria a guida Unione – conclude Gasparri – doveva essere un miracolo. Ma è un aborto. Loiero ne tragga le giuste conseguenze. Dopo la denuncia, trovi il coraggio di dimettersi ed andare a casa”.