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    Collisione: lo choc nel racconto dei superstiti

     Il giubbotto avana insanguinato, l' orecchio destro bendato, con lo sguardo attonito e in silenzio: cosi' Renato Venuto, 34 anni, guarda di notte lo scafo dell' aliscafo Segesta ormeggiato nel porto di Messina. Poche ore prima era su quell' unita', seduto tra i passeggeri, nella parte anteriore, proprio vicino la zona dell' impatto. Non ha la forza di parlare tanto da negare di essere tra i sopravvissuti. Stamattina ritorna sul posto e accetta di parlare con i giornalisti. Lui il Segesta lo prendeva quasi tutti i giorni perche' lavora come infermiere professionale nell' ospedale di Reggio Calabria. Ancora adesso e sotto choc. ''E' stata un' esperienza drammatica, indimenticabile – ricorda ancora sconvolto Venuto – tutto stava andando bene, come sempre, quando all' improvviso si e' sentito un botto violento e l' aliscafo che si inclinava sul lato sinistro. Ci sono state scene di panico da film, indimenticabili. Ad aggravare la situazione – ricostruisce il passeggero del Segesta – anche il fatto che e' mancata subito la luce. Non siamo riusciti a capire subito cosa fosse successo''. L' infermiere ricorda di ''essere stati aiutati dall' equipaggio del portacontainer che ha avuto la collisione con l' aliscafo''. ''Alcuni – aggiunge – e io con loro siamo saliti sul mercantile in attesa di essere trasportati poi a Messina da mezzi navali della Capitaneria di Porto. I soccorsi? Sono arrivati entro una ventina di minuti, che mi sono sembrati pero' un' eternita'''. ''Se tornero' a prendere un' aliscafo? Certo – risponde Venuto – perche' devo andare a lavorare, ma non sara' facile, quello che e' accaduto mi ha sconvolto, come ha sconvolto tutti i passeggeri''. L' infermiere dice anche di ''conoscere le quattro vittime della collisione''. ''Sull' aliscafo – spiega – c'eravamo quasi sempre le stesse persone, tutti pendolari che facevamo la spola tutti i giorni tra Messina e Reggio Calabria. Quindi conoscevo bene anche il comandante e le altre vittime, tutte persone gentili e cortesi e di grandi qualita' professionali''. Alla domanda perche' nella notte ha negato di essere tra i passeggeri, Venuto replica: ''ero ancora sotto choc e soprattutto non volevo che i miei genitori, che sono anziani, lo sapessero da altri''. Prima pero' di tornare a casa l' infermiere professionale, che e' anche guardalinee di calcio in serie C, ha voluto recarsi al porto per vedere da vicino l' aliscafo. ''E' stato uno choc tremendo – osserva – non abbiamo capito la drammaticita' dell' accaduto, quello squarcio nel Segesta visto da vicino e' un dramma nel dramma''. (ANSA)