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    “..l’ho fatto per onore”

    carabinieri“Sono stato io a sparare, l’ho fatto per onore”. Con queste parole, nel pomeriggio di oggi G. Morabito 24 anni, nipote del boss Giuseppe Morabito detto “u tiradrittu”, si è presentato nella caserma dei Carabinieri di Reggio Calabria, per confessare di aver sparato alla sorella Bruna, 32anni, ora ricoverata in gravi condizioni al Policlinico di Messina.

    Teatro della vicenda, l’altra sponda dello Stretto. Via Cannizzaro, poco lontano dal Tribunale. È qui che Bruna Morabito, originaria di Africo, praticante legale, si trovava quando è stata avvicinata dal fratello che le ha sparato contro sei colpi di pistola. Quattro andati a segno. Uno alla testa.

    Le prime ricostruzioni fatte dagli inquirenti dipingono uno scenario che vorrebbe l’agguato nato dalle vicende familiari della ragazza. Separata da ormai tre anni dal marito, da tempo conviveva con un impiegato civile del Ministero degli Interni in forza alla Questura di Messina. A marzo era diventata madre per la prima volta. Una storia che a quanto pare non era ben vista. Di quelle che nei romanzi della sterra terra ma d’altri tempi, si diceva da “lavare nel sangue”.

    Questo pomeriggio il tragico epilogo. Suo fratello, chiamato da tutti “Ringo” con una sfilza di precedenti penali e ventiquattro anni appena,  ha lavato quell’”onta” passandola attraverso la canna di una pistola. Sicuro di averla uccisa, come racconterà poi ai carabinieri, è corso verso il porto imbarcandosi sul primo traghetto per Reggio dove si è costituito ai carabinieri. Sono stati proprio i militari poi ad avvisarlo che la ragazza era ancora viva e combatteva tra la vita e la morte al Policlinico dove in quel momento veniva sottoposta ad lungo e delicato intervento chirurgico.

    Fin qui, il racconto del ragazzo. Le piste degli investigatori, coordinati nelle indagini dalla Procura messinese, però vanno oltre. Secondo quanto appreso, il calciatore di Locri, Enzo Cotroneo, ucciso in un agguato a Bianco domenica scorsa, era fidanzato con una giovane anche lei, come Bruna, nipote (figlia di un cugino di secondo grado) del “tiradrittu”.

    Forse un legame inesistente, forse due fatti che in maniera più o meno diretta coinvolgono il clan calabrese dei Morabito