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Catanzaro: Bookhouse, al museo Marca per sfogliare i libri delle meraviglie

bookhouse
di Anna Foti – La forza primitiva ed originaria, dirompente ed ineguagliabile del segno grafico e di ciò che ne moltiplica la potenza evocativa e suggestiva. Uno strumento taumaturgico al

servizio, immutato nei secoli, della trasmissione del sapere. Parole su carta, una combinazione frutto di un’evoluzione sublimatasi nel corso dei secoli, adesso immutata da 500 anni e divenuta uno stile di vita, una visione del mondo, carattere e personalità di un universo racchiuso in una stanza oppure in un museo in cui aleggia versatile e inafferrabile un’anima che attraversa secoli, unisce distanze siderali, parla lingue diverse, esplora luoghi inavvicinabili. Il miracolo della letteratura, della scrittura che senza la lettura sarebbero come persone senza anima, come stanze senza luce, cieli senza stelle.
Il miracolo si compie a Catanzaro al museo delle Arti Marca adesso culla della mostra “Book house, la forma del libro” realizzata con i fondi Fesr 2007/2013 della Regione Calabria dietro l’impulso della Provincia di Catanzaro presieduta da Wanda Ferro. Ideata e curata dal direttore artistico dello stesso museo, Alberto Fiz, l’esposizione, che riunisce in Calabria le opere di 50 artisti provenienti da tutto il mondo, resterà visitabile fino al prossimo 5 ottobre.
Un viaggio originale tra i libri protagonisti di istallazioni tecnologiche accuratamente riprodotte a Catanzaro, come opere d’arte irripetibili che hanno richiesto mesi di preparazione prima dell’inaugurazione avvenuta lo scorso maggio.
Tre piani di mostra che si incastonano con la pinacoteca, regno del pittore catanzarese Andrea Cefaly, eredità del primo museo regionale sorto a Catanzaro con la denominazione di museo provinciale nel 1863, e con la mostra di arte antica.
Sull’ingresso una cascata di libri ideata e realizzata dall’artista spagnola Alicia Martin che dalla strada intriga ed invita ad entrare per imbattersi in una maestosa torre di babele (nella foto) alta quattro metri e realizzata dall’artista polacco Matej Kren con otto mila volumi messi a disposizione dalla Rubbettino. Ecco l’ingresso in una casa assolutamente originale in cui i letti sono fatti di libri e segnalibri, le credenze contengono barattoli con pagine di celebri capolavori della letteratura mondiale a far da etichette mentre altrettante pagine indimenticabili sono indumenti stesi. Sul fornello avvolta tra le fiamme la Main Kampf di Hitler, una rivalsa sempre densa di attualità, un riscatto mai troppo tardivo avverso l’arroganza di un’ideologia che ha calpestato la dignità della persona, che ha messo al bando la libera espressione, che ha ordinato i grandi roghi di libri (Bücherverbrennungen) della storia contemporanea. Vi era la direttiva di bruciare in strada tutti i libri non nazisti (si ricorda quello particolarmente imponente nella Bebelplatz di Berlino il 10 maggio 1933).
Ma i libri sono denuncia e voce della storia, come testimoniano il movimento universitario dei book block o le recenti rivolte pacifiche in piedi e con i libri in mano, dunque solo apparentemente indifesi, nelle piazze turche e francesi sulla scia dei dissidenti sovietici. Voce della storia spesso atroce come quella narrata nel ‘libro di pietra’. Sono tuttavia anche poeticità ed emozione quando con le pagine ancora bianche si lasciano sfogliare da una leggero vento mentre attendono di essere scritte o quando alimentano la terra completamente intrisi di essa o viaggiano accompagnati dalle correnti sottomarine, immersi in 800 litri di acqua.
Sospeso ed in attesa, oppure in preda a continue metamorfosi, il libro si rivela capace di creare ambientazioni, di alimentare magie e di costruire e decostruire armonie e sintesi tra significante e significato, contenitore e contenuto. Non teme ma si reinventa perché come dice Umberto Eco “I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare”.
Non mancano i punti di contatto con i libri d’artista, unici e irripetibili, tuttavia questa esposizione si impone come peculiare per la poliedricità e la compresenza di diverse identità di un unico affascinante strumento. Così ci si imbatte nel libro-scultura, nel libro-architettura, nel libro scrigno della memoria, nel libro come codice senza parole, nel libro-ombra, nel libro come pluralità di libri, nel libro come spazio immateriale, nel libro bianco, nel libro dentiera, nel libro di tessuto ed in quello dimenticato a memoria. Fine e suggestiva è anche la riscrittura di Irma Blank.
Una biblioteca per immagini variegata, ora di fumo ed un attimo dopo sommersa o incastonata in una forma di cavallo o con le sembianze di una poltrona.
Opere che testimoniano come il libro, anche quando appare come un complemento di arredo, in realtà non esaurisce mai passivamente la funzione ma ricerca la relazione, evoca un contenuto, proietta storie destinate ad alimentare la memoria collettiva, lancia un invito ad essere sfogliato ed espugnato come una fortezza che difenda in sé segreti preziosi e in altro luogo sondabili. Insomma uno spazio fisico dinamico che si fa largo ed è protagonista di una rassegna trasversale che porta le firme internazionali di Vincenzo Agnetti, Pierre Alechinsky, Maddalena Ambrosio, Stefano Arienti, Art & Language, Per Barclay, Gianfranco Baruchello, Irma Blank, Gregorio Botta, Pier Paolo Calzolari, Paolo Canevari, Clegg & Guttmann, Davide Coltro, Enzo Cucchi, Ceal Floyer, Maria Friberg, Jean-François Guiton, Gary Hill, Candida Höfer, Emilio Isgrò , Airan Kang, On Kawara, William Kentridge, Anselm Kiefer, Jiří Kolář, Jannis Kounellis, Matej Krén, Anouk Kruithof, Maria Lai, Alicia Martín, Sabrina Mezzaqui, Claes Oldenburg & Coosje Van Bruggen, Dennis Oppenheim, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Michelangelo Pistoletto, Dmitry Alexandrovich
Prigov, Michael Rakowitz, Rashid Rana, Robert Rauschenberg, Kibong Rhee, Gerhild Rother, Lisa Schmitz, Richard Wentworth, Peter Wüthrich.

“Il significato del libro risiede nella sua forma pensante”, afferma il curatore Alberto Fiz. “Se fosse semplicemente un contenitore di testi o di immagini, sarebbe già stato spazzato via. Invece, mantiene il proprio ruolo primario in quanto è un oggetto sensibile, in grado di creare un rapporto simbiotico con il lettore e, nello stesso tempo, ha la capacità di organizzare il pensiero. Un messaggio, quello proposto dal libro, partecipativo e polisemico che fissa il provvisorio in permanente e dove l’unità fisica presuppone l’unità di senso”.

Suggestioni e sperimentazioni tecnologiche cui il libro si presta come se avvertisse la necessità di rinnovarsi, pur nel rispetto della sua identità, nell’ambito della dialettica che archivi e biblioteche, con lo stesso approccio identitario, si ritrovano ad intrecciare con la  dimensione multimediale e digitale. Una sfida che il libro non teme. Se la gioca fino in fondo, come fanno i lettori appassionati alla carta che non acconsentono alla scomparsa della sua materialità e della sua fisicità, mai sterili, mai fini a loro stesse come questa mostra ostinatamente testimonia. La carta non tramonta anche se non è indistruttibile, si declina in altri materiali affinché i libri e ciò che trasmettono e rappresentano non tramontino. 
La letteratura contribuisce alla difesa della memoria collettiva ed alla costruzione del bene ‘futuro’. Nella visione estremizzata e fantascientifica di Ray Bradbury ‘Fahrenheit 451’ – il cui titolo è ispirato proprio alla temperatura a cui brucia la carta (equivalente a 232, 78 °C), numero anche posto sull’elmetto del vigile del fuoco protagonista Guy Montag, che stravolge il suo destino di inceneritore di libri per tornare ad essere salvatore di libri e di persone, per il futuro dell’umanità –  i libri sono essenziali, al punto dia divenire insidiosi e minacciosi, e costituiscono l’unica speranza per l’umanità.
I libri scritti sono tracce vive in ogni epoca di una esistenza libera, pericolosi in tempi in cui la libertà è vietata. Le fiamme possono distruggerli. Oppure le censure. Oppure le minacce. Ma nel coraggio degli uomini e delle donne che resistono, si oppongono alle fiamme che incendiano la carta e devastano la cultura e la memoria, essi sopravvivono e la realtà smette di capovolgersi ed Parafrasando liberamente Dostoevskij, i libri e la bellezza salveranno il mondo che verrà.

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