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Per l’81% dei calabresi lavorare da casa fa bene alla salute

Lavorare da casa incide positivamente sulla salute rispetto alla normale vita da ufficio: la pensa così l’81% degli abitanti della Calabria, secondo i quali il cosiddetto smartworking – laddove applicabile – riduce lo stress (27%), permette di convertire il tempo risparmiato dal viaggio in una migliore gestione anche del proprio benessere (27%) e dà il vantaggio di lavorare in un ambiente confortevole e su misura (27%).

È il dato che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare1, che ha indagato la percezione dei calabresi sul rapporto tra salute e ambiente di lavoro.
L’attività lavorativa, infatti, può condizionare in vario grado la salute dei lavoratori. In ufficio, il principale fattore di rischio, a detta di oltre un abitante della Calabria su tre (40%), è lo stress, con tutti i suoi possibili effetti sul benessere fisico e mentale. Seguono la postura (29%) e la sedentarietà (16%), mentre solo il 7% si dice preoccupato dalle possibili conseguenze sulla vista.
In un ambiente quale la fabbrica, o comunque per chi svolge un’attività più fisica, invece, i fattori che incidono maggiormente sulla salute sono il contatto, o l’esposizione, a sostanze chimiche potenzialmente nocive (53%), seguito e dall’eventualità di cadute e infortuni (20%) e dai pericoli connessi al sollevamento di pesi e alla movimentazione di carichi (9%).
Ma che cosa porta ad “ammalarsi” di lavoro? Per oltre un calabrese su due (56%), la prima causa è la sottovalutazione dei rischi, seguita dalle pressioni e scadenze lavorative che possono indurre a comportamenti impropri e pericolosi (44%) e dall’inadeguatezza dell’ambiente di lavoro (35%). Per un ulteriore 18%, invece, la ragione risiede nella scarsa informazione in materia di sicurezza e salute fornita dal datore.
L’azienda stessa, tuttavia, può fare la sua parte e prendersi cura della salute e del benessere dei dipendenti. I calabresi hanno le idee chiare: in ufficio, i principali desiderata sono una polizza sanitaria (49%), postazioni ergonomiche (47%), ma anche la possibilità di usufruire di abbonamenti a palestre e centri fitness (33%) e incontri con uno psicologo del lavoro (5%). In fabbrica, invece, il datore, secondo gli intervistati, deve garantire il rispetto delle normative (64%),
fornire strumenti e dispositivi di lavoro idonei ai dipendenti (55%) e mettere a disposizione check
up mirati per il controllo e la prevenzione di possibili patologie (44%).
“Questa nuova ricerca del nostro Osservatorio sul welfare, giunto alla terza edizione, – commenta
Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo – ha delineato un quadro preciso delle
percezioni e delle preoccupazioni degli italiani sui fattori e i modi in cui l’attività lavorativa può
condizionare la salute individuale. Una risposta efficace a questi temi e a questi bisogni arriva dal
welfare, in cui Reale Mutua ha una grande esperienza. Da sempre mettiamo a disposizione sia dei
singoli sia delle imprese per i loro dipendenti numerose soluzioni per la tutela della salute e del
benessere, come prestazioni mediche, visite e check up clinici, anche a scopo preventivo, e un’ampia
gamma di benefit per la cura del wellness e la soddisfazione dei lavoratori.”

 

1 Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area
geografica.

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