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    Governo Conte – Calabria. Questioni dal punto di vista meridionale d’Italia

    di Corrado Edoardo Mollica *  – Il consiglio dei ministri in Calabria è una occasione per porre “brevi manu” al Governo Conte alcune questioni, dal punto di vista meridionale, che riguardano il territorio e l’uso delle risorse pubbliche, finanziate con imposte che sono anche quelle del Sud d’Italia.

    Sulla questione fondamentale dell’autonomia “differenziata” a spese
    del Sud d’Italia, avere ragguagli sull’intesa tra il Governo e Lombardia, Veneto e
    Emilia Romagna (a favore il “Partito Unico del Nord”). O, per chi ha lamentato
    disparità di trattamento, spiegazioni per la decisione di stanziare 525 milioni di euro
    per tre anni nella legge di Bilancio 2019, oltre 1,5 miliardi di risorse pubbliche anche
    del Sud d’Italia, per garantire rimborsi automatici, senza passare da un giudice o
    arbitro, ad azionisti e obbligazionisti degli istituti del Nord/Centro messi in
    liquidazione, comprese le due banche venete in crisi acquisite da Intesa Sanpaolo, che
    si è “ritrovata” un tesoretto da gestire di 450 milioni di euro raccolto dalla Sga del già
    Banco di Napoli, banca (s)venduta per 30, dicasi trenta, milioni. Sul porto di Gioia
    Tauro, dato atto al ministro Toninelli di aver risolto il contrasto/stallo tra le due
    società che gestiscono il porto con la concessione pubblica, ragguagli del perché, per
    aumentare i volumi di transhipment e attivare investimenti, al pari di due porti del
    Nord Italia, il porto calabrese non è inserito nell’accordo con la Cina, la c.d. Via della
    seta, che comporta l’uso di risorse pubbliche anche del Sud d’Italia. Questione Sanità,
    in particolare in Calabria viste le cronache, avere ragguagli sull’attività dei
    commissari, sui loro poteri e gli effetti; e anche dettagli su come vengono finanziati i
    servizi sanitari delle regioni d’Italia. Questione grandi opere e infrastrutture,
    finanziate con risorse pubbliche anche del Sud d’Italia, se per l’Ance su 24,6 miliardi
    di euro di grandi opere da sbloccare in tutto il Sud sono solo 3,1 miliardi, avere
    ragguagli del perché si discute per il TAV Torino-Lione e non anche del TAV
    Salerno-Reggio Calabria. E perché le associazioni territoriali di Confindustria,
    Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Legacoop,
    Confcooperative, Agci, Confagricoltura, Confapi, Ance, visto che le rispettive
    associazioni nazionali, anche in loro rappresentanza, hanno organizzato una
    manifestazione per il TAV Torino-Lione, con il motivo che “le grandi opere sono
    investimenti in grado di generare crescita e occupazione nel medio lungo periodo”,
    per il TAV Salerno-Reggio Calabria, miliardi di investimenti, non organizzano una
    manifestazione nazionale? O per loro e per il Governo Conte soddisfano le parole
    dell’a.d. di Rfi “L’alta velocità così come l’abbiamo realizzata ad oggi basta, si ferma
    con la realizzazione del collegamento Brescia-Padova, ed è sufficiente. Al Sud non
    serve”.
    È tempo di cambiare il nostro destino.
    * Avvocato e autore del libro “Il Sacco del Sud d’Italia”