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No all’autonomia differenziata (a spese del Sud d’Italia)

di Corrado Edoardo Mollica * – Quindici febbraio. È prevista la definizione della proposta del Governo Conte per l’autonomia “differenziata”, richiesta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ai sensi dell’art. 116, terzo comma della Costituzione, a favore rappresentanti territoriali di tutti i partiti, Lega Nord, Pd, Forza Italia, M5S ecc ecc..

 

Il Sud d’Italia, nel corso dei decenni, è stato depredato di ricchezze, si è visto azzerare le istituzioni finanziarie e bancarie, sono affluite minori risorse pubbliche anche solo rispetto alla popolazione, è diventato un parco da cui attingere risorse umane (braccia e cervelli), un mercato interno per vendere prodotti.

Anche le infrastrutture sono state fatte molto meno al Sud (su 24,6 miliardi di euro di grandi opere, sopra i 100 milioni, solo 3,1 miliardi di euro in tutto il Sud). Eppure le associazioni nazionali (quindi anche a nome di quelle territoriali), Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Legacoop, Confcooperative, Agci, Confagricoltura, Confapi, Ance, manifestano per il TAV Torino-Lione. E per il Sud? Nulla. E il TAV Salerno-Reggio Calabria o Bari-Napoli o Messina – Catania/Palermo? Silenzio o meglio le parole dell’a.d. di RFI “L’alta velocità al Sud non serve”.

In Italia ora, in una situazione già tutta a favore del Settentrionee un’unica “cassa”, con un “gioco delle tre carte costituzionale” si sta arrivando ad attuare il regionalismo “differenziato” (parola che non c’è nella Costituzione) con tre regioni del Nord d’Italia che non solo vogliono l’autonomia finanziaria per gestire competenze ora statali(dalla scuola alle professioni, porti e aeroporti civili, beni culturali, casse di risparmio ecc. ecc.) come una Regione a statuto speciale con la compartecipazione ai tributi erariali, ma vogliono, anche, il c.d. residuo fiscale, cioè maggiori risorse dallo Stato “in relazione alla popolazione residente e al gettito dei tributi maturato nel territorio regionale”.

E questo è già scritto negli accordi preliminari del febbraio 2018, siglati dai Governatori con il Governo Gentiloni e recepiti in toto dal Governo Lega Nord-M5S.

E secondo i calcoli di Éupolis-Regione Lombardia, si parla di 54 miliardi l’anno di  “residuo positivo fiscale” in più per la Lombardia, 17 miliardi per il Veneto e 18 per l’Emilia Romagna. Con lo stesso criterio, ad esempio, meno sei miliardi e 419 mln per la Puglia, cinque mld e 705 mln in meno per la Campania, Basilicata (-1.261 mln), Abruzzo (-1.301 mln), Sardegna (-5.262 mln), Calabria (-5.871 mln) e Sicilia (-10.617 mln).

Il fatto è che in Italia il calcolo del “residuo fiscale” (basato su tutte le imposte, erariali e locali) è infondato, in quanto per le imposte erariali (non locali), circa l’80% circa del bilancio statale, non c’è una “raccolta” in una Regione e non esiste alcuna territorialità. E per le imposte manca il rapporto diretto tra il versamento e il beneficio goduto (i servizi pubblici).

E quindi, se giuridicamente non sussiste, il “residuo fiscale” (positivo o negativo) è solo un escamotage politico, una prova di forza decisiva per le sorti del Meridione d’Italia.

È il momento di dire basta, dire NO a questo progetto politico che comporterebbe ulteriori e irreparabili danni per tutto il Sud d’Italia.

Tutti i meridionali d’Italia sentano l’esigenza morale da cui deriva l’obbligazione e il dovere a difendere il proprio territorio, per non dire un giorno di essere stati d’accordo, di aver chiuso gli occhi, per non dire a se stessi che non si è fatto il possibile, devono fare sentire la propria voce, tramite dichiarazioni, comunicati o messaggi, televisioni o radio, nazionali e locali, o utilizzando i mezzi social (dalla petizione del professor Gianfranco Viesti “No alla secessione dei ricchi” su change.org, a Terroni/Facebook al Popolo delle Formiche con Pino Aprile e i nuovi Mirmidoni/Facebook, ai siti internet ecc. ecc).

Venerdì 15 febbraio, per chi può essere presente, è indetta una manifestazione a Piazza di Montecitorio per dire NO alla “AUTONOMIA DIFFERENZIATA” (a spese del Sud d’Italia).

Noi diciamo NO alla “rapina fiscale” del Sud d’Italia. Noi diciamo NO alla deriva socioeconomica del Sud d’Italia. Noi diciamo NO alla sottrazione di risorse al Sud d’Italia.

Siamo 20 milioni, dopo oltre 150 anni di sfruttamento economico e soggezione culturale, se non ora quando?

* autore del libro “Il Sacco del Sud d’Italia”

 

 

 

 

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