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Lande desolate, Legambiente Calabria: “lo avevamo detto”

Nella nostra Regione l’affermazione della legalità deve essere la bussola di ogni azione civica e politica, la legalità deve essere affermata giorno per giorno.

Tutta la Calabria onesta deve essere “coltivatore di legalità”. È questo quello che emerge dalla dichiarazione congiunta del presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, e del presidente regionale, Francesco Falcone.
“Non deve però emergere ed avanzare la disperazione e l’ineluttabilità dello stato delle cose. C’è la Calabria che abbiamo incontrato ieri a Scala Coeli sul basso jonio cosentino di giovani, donne e anziani che dall’onesto e duro lavoro della terra traggono i suoi frutti producendo le eccellenze del territorio: l’oro giallo della Calabria, l’olio del Nicà. Imprenditori agricoli che fanno un corretto uso dei fondi pubblici e realizzano non cattedrali nel deserto ma frantoi oleari veri e funzionanti che danno reddito, lavoro e speranza a tante famiglie. C’è la Calabria dei tanti parroci come don Pasquale Aceto che abbiamo incontrato e che a Papanice a Crotone con tanti cittadini e comitati difende il proprio territorio dalle discariche e dagli inquinamenti. C’è la Calabria che non si piega al dio denaro ed alla sua montagna di corruzione e corruttela.
C’è anche, però, la Calabria del malaffare e di una politica che al di là dei colori e delle appartenenze ad ogni appuntamento di governo delude le speranze e le attese di cambiamento dei calabresi onesti.
Ma siamo garantisti e confidiamo che alla fine la verità vera emerga e che ogni coinvolto in questa brutta pagina di storia calabrese faccia emergere la propria onestà. Ma non possiamo sottacere che oltre al danno all’ambiente siano state anche drenate risorse pubbliche che invece di creare sviluppo e lavoro onesto sono andate ad alimentare sacche di illegalità e di false attestazioni con la connivenza di funzionari pubblici che del pubblico e della sua tutela hanno poco a che fare”.
Legambiente Calabria lo aveva detto già tempo fa di fare attenzione ai cosiddetti “imprenditori – prenditori” che rubano il futuro alle nuove generazioni calabresi, oltre a rubare soldi pubblici per opere mai portate a termine o mai iniziate e addirittura del tutto inutili.
Proprio ad Oliverio tempo fa Legambiente aveva rivolto un appello contro le nuove infrastrutture nel Parco Nazionale a Lorica che si prospettavano e che ora sono nel mirino dell’attuale inchiesta. L’associazione aveva invitato il Presidente a non assecondare proposte per inutili infrastrutture a Lorica sostenendo che il turismo sarebbe dovuto andare nella direzione della sostenibilità e non del consumo di risorse naturali e per lo più a favore dei soliti “prenditori”. Per Legambiente quella dell’impianto a Lorica non era altro che una proposta anacronistica e contro la natura ed addirittura appaltata senza il prescritto parere dell’Ente Parco. Su questo alla magistratura chiediamo di fare chiarezza e di ricercare responsabili e responsabilità e che gli stessi siano chiamati a rispondere e pagare dei danni arrecati al territorio ed alle casse pubbliche.
Stessa posizione era stata tenuta dall’associazione del Cigno per quanto riguardava l’aviosuperficie di Scalea in cui si presumeva una violazione del diritto comunitario. Anche per questi lavori eravamo intervenuti con note alla Regione Calabria, al Ministero dell’Ambiente ed alla Commissione Europea, infatti a seguito della prosecuzione dei lavori di ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea, chiedevamo la Valutazione di Impatto Ambientale e la verifica di violazione del diritto comunitario atteso che l’area ricade all’interno del SIC “Valle del fiume Lao” e situata a poca distanza dalla Zona a Protezione Speciale “Pollino e Orsomarso” ed anche a rischio idrogeologico.

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