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Assistenti sociali calabresi in protesta, previsto sit in

L’Ordine degli Assistenti Sociali della Calabria aderirà al sit in di mecoledì 12 dicembre 2018, organizzato dall’Anpi, in piazza Prefettura di Catanzaro, per dire un fermo nò  al Decreto Sicurezza.

Un provvedimento  di dubbia costituzionalità, che annullerà la protezione umanitaria in cui gli assistenti sociali sono da sempre impegnati in prima linea.

Tra gli elementi di criticità della legge sicuramente spicca l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che porterà un maggiore tasso di irregolarità e una conseguente maggiore vulnerabilità dei più deboli.

Peraltro, seppur nel disposto normativo  sarebbe contemplato il rilascio di permessi per gravi motivi di salute, non risultano chiari i criteri  attraverso i quali questi verranno assegnati, mentre la loro minore durata e non convertibilità in permessi di lavoro, limiterà la possibilità di accedere all’assistenza sociale e ai percorsi di integrazione.

Ulteriormente preoccupante è la riforma del sistema di accoglienza Sprar che, sebbene a livello europeo venga considerato come un modello virtuoso, sarà destinato esclusivamente alle persone titolari di protezione internazionale e dei nuovi permessi di soggiorno per casi speciali, nonché ai minori stranieri non accompagnati.

Questo comporterà che le persone richiedenti asilo resteranno escluse dai percorsi di formazione e integrazione previsti dagli Sprar e saranno costrette a lunghe permanenze nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), con ripercussioni anche gravi in termini di salute fisica e psichica.

Una situazione grave che coinvolgerà anche persone vulnerabili come anziani, donne incinte, persone affette da disabilità, genitori soli con figli minori,vittime di tortura o violenze, che verranno inserite in centri sprovvisti di misure adeguate alle loro specifiche vulnerabilità.

A incrementare le perplessità, infine: l’allungamento dei tempi di trattenimento negli hotspot e nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (ex CIE), per cui persone che non hanno commesso alcun reato potranno esser sottoposte a periodi di detenzione fino a 7 mesi, al termine dei quali il loro futuro resterà comunque incerto; la mancata iscrizione all’anagrafe dei residenti che, nonostante le rassicurazioni, rappresenta di fatto un ostacolo per l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale; il divieto di ingresso in alcune aree delle città (il cosiddetto Daspo urbano) che, quando applicato ai presidi ospedalieri, ostacola l’accesso alle cure, limitando i diritti costituzionali.

Di fronte a un provvedimento contrario ai principi su cui si fonda la professione dell’Assistente Sociale, l’Ordine non può che manifestare profondo dissenso

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