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Scuola digitale e innovazione tecnologica – La Calabria arranca

di Guido Leone* – La digitalizzazione sta investendo ogni ambito della vita: basta guardare come è cambiato il modo di muoversi,comunicare e lavorare. Proprio per questo una scuola attenta alle tendenze economiche, culturali e occupazionali deve mettere il tema dell’informatica e della tecnologia ai primi posti del suo programma formativo e del suo stesso modo di operare.

 

Ed allora via alla classe scomposta, alle reti, all’ interdisciplinarietà, allo smart school,alla integrazione, alla flessibilità , allo sharing. Le nuove parole della scuola che cambia e che punta decisa verso il digitale e una didattica per competenze.

Una necessità ,peraltro, recepita dal Piano nazionale scuola digitale (PNSD) per il lancio di una strategia complessiva di innovazione del sistema educativo italiano che spinge fortemente verso una rivoluzione digitale che non può trovare nessuno impreparati.

A fronte già di ingenti investimenti e risultati comunque significativi sul PNSD rimane una immaturità digitale di gran parte delle scuole e un’emergenza sempre più evidente legata allo stato del sistema informativo e delle infrastrutture del Miur.

La grande sfida, infatti, dei prossimi anni è passare dalle materie e dalla didattica tradizionale, prevalentemente trasmissiva, ad una didattica attiva e centrata soprattutto sulle competenze. Non sarà semplice e nemmeno facile rispetto a ritardi e  povertà di mezzi di cui ha sofferto la scuola del sud ed in particolare quella calabrese. A fronte di uno sconcertante aspetto della condizione giovanile: l’autopedagogia selvaggia, c’è ,infatti, nella crescita elettronicizzata un fai –da –te di massa per la formazione degli italiani a partire dall’infanzia. A scuola c’è una elettronica in gran parte clandestina e sottobanco. Per cui si può ben dire che tra la disinformazione adulta e una quasi impotenza scolastica sta crescendo una terza generazione digitale senza alcun controllo nell’era di smartphone e tablet con tecnologia wireless e touch e in un Web decisamente dominato dai social network. Un vero e proprio ‘nuovo mondo ’ che ridefinisce la sintassi e la semantica non solo della rete, ma della società e delle sue relazioni.

E la scuola calabrese,e quella reggina,si trova preparata a fronte di questi nuovi bisogni? in che condizioni infrastrutturali dal punto di vista delle tecnologie si prepara ad affrontare questo passaggio molto delicato?

A ben guardare i risultati dell’ultimo focus ufficiale  sulle dotazioni multimediali nelle scuole pubblicato dal Miur qualche anno addietro,e non ancora aggiornati, il processo di digitalizzazione pur essendo migliorato rispetto al 2014 vede ancora la nostra regione agli ultimi posti.

Vediamo i particolari.

Il sito web è ormai disponibile per la quasi totalità degli istituti statali il 99,5%, appena superiore alla media Italia, e nelle paritarie del 78,4%.

Il servizio di comunicazione scuola – famiglia on line è attivo nel 45,5% di scuole statali. Il dato ci pone ben ultimi nella graduatoria regionale.

Ultimi anche per la presenza del registro elettronico che risulta utilizzato nel 54,5% delle scuole calabresi.

In progress,invece,l’utilizzo della piattaforma –LIM- nel 16,7% degli istituti. Siamo decimi nella graduatoria regionale.

Dal lato delle dotazioni tecnologiche va sottolineato che il 74,5% delle nostre scuole è connesso in rete cablata o wireless,ultimi però tra le regioni; il 61,4% dispone di LIM, il 17,6% di proiettori interattivi; mentre il numero medio di computer per laboratorio è del 10,1%.

Le aule calabresi in rete cablate sono il 48,5%, quelle dotate di LIM il 55,6%, di proiettore interattivo il 5,0%. Sono percentuali al di sotto della media nazionale, tranne che per le LIM dove nella graduatorie nazionale ci troviamo al quarto posto.

Infatti, sempre per quest’ultima dotazione, si nota un netto miglioramento nei vari livelli scolastici risultando la Calabria superiore alla media nazionale.

Per la primaria le aule sono il 53,4%,nel 2014 erano il 30,4%; nella secondaria di I grado la percentuale è del 68,6% (44,0% nel 2014); nelle superiori del 49,5% (21,4% nel 2014).

Va rilevato che se crescita c’è stata è anche perché la Calabria rientra nell’Obiettivo Convergenza dell’Unione Europea, che ha consentito lo sviluppo dell’innovazione,

Peraltro si prevedono ulteriori investimenti per oltre un miliardo di euro fino al 2020 grazie ai fondi Pon per le scuole e a quelli della stessa legge 107/2015.

Cosa è oggi ,dunque, la “scuola 2.0” a  Reggio e in Calabria? Dalle esperienze eterogenee  e individuali delle singole scuole, si può affermare sicuramente che essa somiglia ad un grande cantiere di sperimentazioni, alcune di buon livello altre meno, talvolta si naviga a vista. Un fai da te diffuso sul territorio. Intanto l’Istat ci restituisce i dati per il 2017 sulle percentuali di persone che fruiscono di computer e internet.

La nostra regione è ultima con il minor tasso di diffusione della banda larga fra le famiglie. Tra le quali resta un forte divario digitale da ricondurre soprattutto a fattori generazionali e culturali. Le più connesse sono quelle in cui è presente almeno un minorenne: nove su dieci (91,6%) hanno un collegamento a banda larga; le meno connesse sono le famiglie composte soltanto da ultrasessantacinquenni, fra queste una su cinque (24,5%) dispone di una connessione a banda larga. Un altro fattore discriminante è il titolo di studio; ha una connessione a banda larga il 92,7% delle famiglie con almeno un componente laureato contro il 59,9% delle famiglie in cui il titolo di studio più elevato è la licenza media.

Come si può ben vedere c’è ancora molto da fare a livello scolastico senza trascurare il fatto che per insegnare in modalità digitale servono competenze specifiche che esulano dalla formazione base della maggior parte dei docenti.

Secondo l’annuale rapporto di Skuola.net sull’uso delle tecnologie a scuola, il problema maggiore è, ancora una volta, il netto divario tra Nord e Sud: il primo traina, il secondo frena il cambiamento. Sembra di essere in due Paesi differenti.

In base a quanto dicono gli 8500 studenti intervistati, le aule computer, ad esempio, sono presenti in 9 istituti su 10 ma solo nel 39% dei casi vengono usate frequentemente (21% tutti i giorni, 18% almeno una volta alla settimana); il 17% accende i pc almeno una volta al mese. Ma deve preoccupare il fatto che il 34% (che al Sud sale al 52%) non l’abbia mai usata, pur avendola a disposizione.

Con le dovute proporzioni, va quasi meglio con la digitalizzazione delle singole classi. Visto che il 28% dei ragazzi afferma che nella sua tutti gli studenti sono dotati di un pc o di un tablet personale da usare durante le lezioni (dato che al Nord arriva al 35%): nel 22% dei casi gliel’ha fornito gratuitamente la scuola, nel 6% hanno dovuto pagareun contributo per averlo. Il mezzo più sfruttato rimane, però, la Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) che è diffusa praticamente come le aule pc – l’87% degli studenti dice di averla a disposizione – ma è molto più utilizzata: il 44% l’accende tutti i giorni (54% al Nord), il 16% almeno una volta alla settimana, solo il 10% una volta al mese. La quota di quanti ce l’hanno ma non la usano, nel caso della LIM, si ferma al 17%. Con le scuole del Sud che, anche in questo caso, arrancano: il 32% dei ragazzi del meridione sostiene che nella propria classe la LIM c’è ma è perennemente spenta.

Parte tutto o quasi, forse, dai problemi di connessione. Perché 1 studente su 4 – il 23% – non ha una rete wi-fi che arrivi nella propria classe. A cui va aggiunto un 13% che può sfruttare solo la connessione presente in alcune aree comuni della scuola o nei laboratori, comunque insufficiente a sostenere la navigazione di tutti gli ipotetici utenti. Tra l’altro a una velocità che il 16% giudica scadente e il 26% discreta (solamente il 33% la ritiene ottima, il 25% buona). Il 31% del campione, invece, si deve accontentare di una connessione ‘fisica’, via cavo LAN. Ma il gruppo di alunni più rappresentativo è composto da quelli (33%) che un sistema per connettersi non ce l’hanno proprio. Con la nota a margine di sempre: al Sud il 60% degli studenti non ha a disposizione né wi-fi né LAN.

Sin qui il livello d’innovazione delle strutture scolastiche. Ma la sostanza, la didattica, com’è messa? Quanti professori svolgono lezioni sfruttando appieno le nuove tecnologie che hanno a portata di mano? Non sono pochi ma neanche tanti. Con le solite differenze Nord-Sud. Ancora più accentuate. Al Sud il 52% degli studenti è ancora costretto a seguire lezioni esclusivamente di tipo tradizionale.

Ma non c’è, però, solo il programma scolastico. La conoscenza della tecnologia passa anche per l’apprendimento del corretto uso delle mille risorse che l’innovazione mette e a disposizione dei ragazzi ma anche di una piena consapevolezza dei rischi legati al suo utilizzo. Qui il ruolo della scuola – intesa come sistema – è fondamentale. Ma, ad oggi, non è sufficiente. Solamente il 48% degli intervistati dice che il proprio istituto ha organizzato corsi sull’uso dei programmi di produttività, sul coding,ecc. (ma, di nuovo, al Sud il dato negativo è molto più prevalente: nessun corso nell’82% dei casi). Va leggermente meglio in tema di cittadinanza digitale (cos’è il cyberbullismo e come affrontarlo, come difendersi dalle truffe online, ecc.): la percentuale di lezioni dedicate all’argomento qui sale al 62% (ma al Sud non va oltre il 25%). Alla fine, però, appena il 28% del campione dice di aver arricchito il proprio bagaglio di conoscenze digitali proprio grazie alla scuola; un altro 28% giusto su qualche aspetto; il 44% poco o niente.Di strada da fare ce n’è ancora tanta.

Insomma rispetto ad una terza generazione di nativi digitali che sta crescendo nell’era di una tecnologia avanzatissima senza controlli quale scenario prossimo futuro si prospetta?

Metterà da parte sicuramente il professore che non saprà o vorrà dire si all’informatica. La scuola di questo fine secondo decennio e oltre vedrà il nostro studente andare a scuola con il suo pc portatile,niente cartella,niente libri,niente quaderni. Basterà una manciata di dvd e la scuola si trasformerà in un unico server incardinato su internet.

E la penna che fine farà? Tra i tanti altri oggetti della strumentazione scolare, sarà la nuova archeologia del futuro.

 

 

 

già dirigente tecnico USR Calabria

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