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Precari giustizia, Mangialavori: “Governo metta fine a situazione surreale”

«Il governo faccia quanto in suo potere per risolvere la surreale situazione dei precari della giustizia». È la richiesta del senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori, avanzata per mezzo di una interrogazione rivolta ai ministri della Giustizia e della Pubblica amministrazione.

«I lavoratori trasferiti dalla Provincia di Vibo Valentia al ministero della Giustizia – spiega il parlamentare – sono ostaggi di un limbo burocratico inammissibile per uno Stato di diritto. Com’è noto, la legge Delrio ha, di fatto, smantellato le Province, privandole di rilevanti risorse economiche ma mantenendo in capo alle stesse compiti e responsabilità di primo piano. In seguito all’entrata in vigore della norma, un numero consistente di personale impiegato nelle Province è stato ricollocato in diverse amministrazioni pubbliche. Più della metà del personale in servizio presso l’ente intermedio di Vibo è stato trasferito in Regione Calabria e nei ministeri».
«Alcuni lavoratori trasferiti al ministero della Giustizia, in possesso della qualifica di “operatori giudiziari” sia nel Tribunale che nella Procura della Repubblica di Vibo Valentia  – aggiunge il senatore di Fi  –, “godono” di contratti part time, in aperta violazione del Ccnl del pubblico impiego. L’articolo 57, comma 2, della norma prevede infatti che “il numero dei rapporti a tempo parziale non può superare il 25% della dotazione organica complessiva di ciascuna area o categoria, rilevata al 31 dicembre di ogni anno”. Al 31 dicembre 2017 risultavano impiegati presso il Tribunale di Vibo Valentia 5 operatori giudiziari con contratto full time e 7 con contratto part time; presso la Procura della Repubblica, invece, 6 operatori avevano contratti full time e 7 part time. Sono dati che superano, quindi, ogni limite previsto dal Ccnl».
«Non è possibile né tollerabile – conclude Mangialavori – che all’interno della pubblica amministrazione, specie nei presidi di legalità, ci siano contratti di lavoro illegittimi. Ecco perché i ministri interpellati hanno l’obbligo morale e politico di spiegare quali iniziative intendano assumere per porre fine a questa situazione surreale».

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