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Gli effetti nefasti dei dimensionamenti scolastici sempre più critici

La nuova politica scolastica sembra in effetti ritenere che le scuole dei piccoli centri aspromontani e preaspromontani siano dei rami secchi da tagliare, che contraddice peraltro le tanto insistite politiche della famiglia. Fino ai dodici anni il diritto alla scuola nel luogo dove si abita dovrebbe essere un diritto inalienabile. Fra l’altro la politica europea che tende a ripopolare le zone di montagna e i paesini dell’entroterra cozza contro questa preoccupazione tutta economica di chiudere ciò che a occhi miopi risulta non produttivo. Sto parlando della Calabria montana dove si stanno chiudendo o ridimensionando anno dopo anno le scuole con l’argomento che a servirsene sono in pochi.
Gli ultimi casi quelli di Roccaforte del Greco , Canolo e Careri. Ma è tutto l’entroterra collinare e aspro montano che negli ultimi anni ha subito un lento ma continuo processo di spopolamento con il venir meno dei servizi primari nei tanti paesini del territorio reggino. Senza considerare che almeno il 40% della popolazione scolastica della nostra provincia che non risiede sulla costa non gode pienamente dell’offerta formativa per via della mancanza di mezzi che consentano loro di poter essere presenti nelle ore pomeridiana per le attività scolastiche. Questa ossessione del risparmio che si esercita sui più deboli, sui più piccoli, a me pare insensata.
Mi auguro che i prossimi tavoli interistituzionali che saranno attivati per il nuovo dimensionamento operino con una visione innovativa prevedendo plessi polivalenti in grado di seguire il processo formativo dalle scuole dell’infanzia alla media di primo grado. Innovazione significa ripensare la scuola non più come singolo edificio ma come il nodo di una rete di formazione che si estende non solo alla singola comunità,ma ad aree intercomunali al cui bacino d’utenza vanno forniti servizi in termini di qualità:dalla struttura,ai trasporti,alle mense,ai laboratori,nell’arco del tempo scuola.
Ma per una gestione consortile agli stessi comuni servono creatività e coraggio
E’ indispensabile un progetto integrato d’area del territorio per realizzare azioni comuni tra le diverse istituzioni sulla base di una regia organica rivolta a sostenere l’innovazione nei processi formativi e nelle strategie d’accoglienza agli studenti.
Quanto detto significa che il sistema educativo deve essere costruito a livello culturale – educativo , ma anche a livello politico e organizzativo.
A livello politico l’ente locale deve ancor più rappresentare il promotore del raccordo tra le risorse educative presenti nel territorio rivestendo il ruolo di promotore nella costruzione del sistema educativo integrato.
Bisogna passare dal Pof della singola scuola alla elaborazione di un Piano dell’offerta formativa territoriale come proposta educativa di un territorio e nello spirito di una istituzione scolastica intesa come comunità educativa permanente.
Certo, mi rendo conto che il panorama che si intravede all’orizzonte dal punto di vista economico imporrà dei sacrifici e delle scelte, ma proprio per questo occorre prepararsi a fronteggiare tali ristrettezze lavorando insieme enti locali e amministrazione nella individuazione delle scelte. Guido Leone Già Dirigente tecnico USR Calabria

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