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FeLSA Cisl Calabria: “Tirocinanti Giustizia. Continua la beffa per i pagamenti”

 Continua a perpetrarsi in danno dei lavoratori cosiddetti “Tirocinanti della Giustizia”, l’ingiusta pratica di quelli che già definimmo, con un nostro precedente comunicato stampa, i “viaggi della speranza”! Dichiara il Segretario Generale della FeLSA Cisl Calabria, Carlo Barletta. 

A nulla sono valse le note ufficiali con le quali abbiamo sollecitato , in data 23 gennaio u.s., Azienda Calabria Lavoro, nella persona dell’Ing. Zinno, ad attivare la piattaforma telematica che avrebbe consentito di avviare il corretto monitoraggio delle attività e, una volta inserite le coordinate bancarie dei lavoratori, di poter corrispondere i pagamenti a mezzo bonifico bancario. Niente da fare. In piena era digitale, invece di agevolare le buone pratiche che consentirebbero di gestire velocemente le questioni burocratiche, in Azienda Calabria Lavoro si preferisce evidentemente affidarsi al ciclostilo e ben che vada al telegramma! Guai a parlare di fax!

E così, grazie a questo modo lungimirante di gestire uno degli enti tra i più importanti della Regione Calabria, i lavoratori “Tirocinanti della Giustizia” devono organizzarsi da tutta la Calabria per ritirare i tanto agognati assegni preso la sede legale dell’Azienda che si trova a Reggio Calabria con un indiscutibile aggravio di costi e relativi disagi (a fronte di 500 euro mensili).

Una assurdità posto che con un minimo di organizzazione preventiva (se proprio si hanno difficoltà con i moderni mezzi informatici), si poteva ovviare a tale disagio predisponendo delle lettere raccomandate -magari assicurate- da inviare presso le sedi di lavoro e, attraverso la notifica ai tutor, consegnare gli assegni direttamente nelle mani dei lavoratori stessi a fronte di ricevuta regolarmente quietanzata.

Spiace dover infine constatare che anche il nostro appello al Presidente Oliverio, durante la riunione del 31 gennaio u.s., rivolto ad evitare siffatto scempio sia caduto nel vuoto. Ci preoccupa e non poco questo disinteresse. Se così è temiamo che l’avvio di questo bando si trasformi in un ennesimo “pannicello caldo” che allo scadere del tempo getterà ulteriori 1000 persone nel vuoto totale della inattività con buona pace di terminologie troppo volte abusate quali politiche attive per il lavoro.

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