Ad Alessandria del Carretto (Cs) l’edizione 2017 di “Radicazioni” sul tema “Utopie dell’abitare”

lunedì 17 luglio 2017
14:43

Radicazioni 2017 continua sul tema dell’abitare.
20- 21- 22 Agosto, tre giorni di incontri e scontri culturali, dibattiti, teatro, mostre, laboratori, parate, musica e arte in strada. Nelle nostre discussioni seguiamo da anni il filo rosso dell’abitare. Proviamo, quindi, a interrogare i nostri luoghi, convinti della necessità di un pensiero dell’abitare che sia insieme critico e utopico. Alessandria del Carretto è un paese che frana, che scivola verso il mare, quasi a voler seguire la comunità che negli anni emigra verso la costa. Come se il paese non volesse staccarsi dagli uomini che un tempo lo abitavano. La strada si sfalda e in più punti viene giù; ironia amara di una sorte che trattiene su i pochi rimasti. La gente che decide di restare non lo fa per pigrizia o per noia. Resiste, a costo di sacrifici immani, soprattutto fisici, alla spersonalizzazione imposta dal modello-città.

Teti nel suo saggio “Pietre di Pane” dice che l’avventura del restare – la fatica, l’asprezza, la bellezza, l’etica della “restanza” – non è meno decisiva e fondante dell’avventura del viaggiare. Restare è la forma estrema del viaggiare. Restare è un’arte, un’invenzione, un esercizio che mette in crisi le retoriche delle identità locali. Restare è una diversa pratica dei luoghi e una diversa esperienza del tempo, una riconsiderazione dei ritmi. L’ essere rimasto – né atto di debolezza né atto di coraggio – è un dato di fatto, una condizione.
Alessandria del Carretto è un paese di confine geografico, un paese al limite. Noi abbiamo sempre considerato questo limite come linea di partenza, come linea da valicare.
RADICAZIONI vi invita a vivere il nostro luogo nelle tre giornate edulcorate da colori, dalla musica, da spettacoli, dai pochi abitanti che si confrontano con i molti visitatori, dal disagio nel raggiungerci. Vi invitiamo a dialogare con noi nei vari incontri, vi invitiamo a diventare megafono/traduttore di un paese che parla una “lingua” fatta di gesti e modi talvolta incomprensibili.

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