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Trivellazioni, Legambiente Calabria a strill.it spiega motivazioni per il “Sì”

A favore del Sì Legambiente, che dal primo momento si è battuta per la variazione della legge e per il referendum abrogativo. Il presidente per la Calabria, Francesco Falcone, ci ha spiegato quali sono i motivi del sostegno al sì: dal mare con il 20% della biodiversità marina globale, agli interessi che ruotano intorno alla materia. Un sistema di produrre energia vecchio e iper garantito privilegiato a discapito delle energie rinnovabili che metterebbero l’Italia come prima per produzione di energia al mondo.

Molti pensano che la vittoria del “Sì” o non raggiungere il quorum, alla fine non sia tanto differente. Cosa vuole cambiare, invece, il referendum e perché?

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta che appartiene ai cittadini. Non è poca cosa esprimere che tipo di politica energetica desiderano gli italiani per il proprio Paese. Ritengo e riteniamo possibile un diverso modello di sviluppo energetico che si basi sulle energie rinnovabili: il sole, il vento, l’idrico ed il biometano, che rappresentano oggi l’alternativa più concreta e con le maggiori prospettive di crescita all’utilizzo del gas di origine fossile.

Qual è la situazione oggi nei nostri mari?
Il nostro mare è ricco di biodiversità e di bellezza, è la fonte di lavoro e ricchezza turistica per eccellenza della nostra terra su cui la politica regionale dovrebbe puntare in sinergia con le politiche nazionali. Il nostro mare subisce i disastri della maladepurazione e di quegli imprenditori che pensando al profitto non smaltiscono correttamente i reflui, come l’inchiesta lucana “Tempa Rossa”, una vicenda che dimostra come il presunto coinvolgimento del ministro Guidi sia andato nella direzione di favorire la Total – con l’inserimento dell’emendamento in questione – non per i fabbisogni energetici nazionali, ma per esportare il gas attraverso la realizzazione del gasdotto. Il mare è fonte di lavoro nel settore ittico che nel solo mar jonio, da Taranto a Crotone dà lavoro ad oltre 5000 pescherecci. Secondo il Piano di pronto intervento nazionale per la difesa da inquinamenti da idrocarburi o di altre sostanze nocive causati da incidenti marini di Ispra, le varie tecniche di rimozione delle sostanze sversate, consentirebbero di recuperare al massimo non più del 30% del totale.

Si parla di danni per le comunità, raccontiamoli ai nostri lettori. Quali e quanti sono?
Basti ricordare quanto è successo nel Golfo del Messico nel 2010: 11 morti, oltre 500 mila tonnellate di petrolio sversate. Il nostro è un bacino che ospita il 20% della biodiversità marina globale e molte aree protette come quella di Capo Rizzuto in provincia di Crotone, senza contare gli impatti sulla pesca. Un bacino semichiuso il cui tempo di rinnovamento della massa d’acqua superficiale è di circa 100 anni e che sale a 7000 anni se consideriamo l’intero volume d’acqua.

Come mai il petrolio che nell’immaginario collettivo di tutti è sinonimo di ricchezza in questo caso non lo è/sarebbe?
La Basilicata è la dimostrazione di come questo settore non sia motivo di sviluppo, mentre lo sono gli investimenti nell’innovazione e nelle fonti rinnovabili. Oggi il settore dell’estrazione di petrolio (e le fonti fossili sono responsabili dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali) e gas in Italia riceve sussidi diretti ed indiretti dallo Stato che ammontano a circa 2,1 miliardi di euro all’anno, godendo di privilegi come le esenzioni, agevolazioni fiscali e royalties molto vantaggiose. Il petrolio estratto per le prime 20 mila tonnellate estratte in terraferma e le prime 50 mila tonnellate estratte in mare sono esenti dal pagamento di aliquote. I dati del fondo monetario internazionale dicono che le fonti fossili godono di benefici pari a 5.300 miliardi di dollari, cioè 10 milioni di dollari al minuto.

L’estrazione nel caso specifico pare non superi una certa percentuale, qual è allora l’interesse dello Stato e quale quello dei petrolieri?
I petrolieri hanno interesse a vedere i loro titoli azionari aumentare in borsa, godono di sussidi e benefici fiscali, non pagano sotto quota. I dati forniti dall’Ufficio Minerario per gli idrocarburi e le georisorse del Mise e da Assomineraria, stimano riserve certe sotto i fondali italiani che sarebbero sufficienti (nel caso dovessimo far leva solo su di esse) a soddisfare il fabbisogno di petrolio per solo 7 settimane e quello di gas per appena 6 mesi.

Il Governo sta spingendo verso l’astensionismo, qual è la sua opinione al riguardo?
Un errore. Poi fatto dal Presidente del Consiglio ancor di più. Un errore il non invito al voto anche per la disaffezione al voto degli italiani. Un errore non chiamare alla partecipazione delle scelte politiche i cittadini. Si punta, invece, a portare gli italiani ad allontanarsi dalle scelte politiche per non disturbare i manovratori. Mi auguro che accada come in passato quando si invitava – come oggi – ad andare al mare e poi gli italiani hanno votato ed hanno spazzato via la prima Repubblica ed il pentapartito. Noi invitiamo gli italiani ad andare al voto per poter continuare ad andare al mare.

Politicamente c’è l’appoggio di qualcuno dal quale non se lo aspettava e invece l’ostruzionismo di chi apparentemente avrebbe dovuto sostenere il “Sì”?
Tanti i cittadini che vogliono votare e partecipare alla scelta di un futuro energetico per il Paese, indicando anche che tipo di sviluppo e di lavoro che vogliamo: pulito, sostenibile, innovativo.
Tanti comitati e Associazioni che stanno animando piazze virtuali e non. Ne sono un esempio, il mare di Sì a piazza delle Signorie a Firenze, la lettera a Renzi ed alla Direzione nazionale del PD, le staffette dei sindaci, gli slogan: BATTIQUORUM, ecc. ecc. La delusione è che una classe dirigente di Sinistra moderna, socialdemocratica, inviti all’astensione invece di promuovere il confronto sulle ragioni: troppo facile contare sulle già alte percentuali di chi non vota più da anni (che in ogni tornata elettorale si conferma la prima forza politica con percentuali del 25/30%).

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