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    Sanità – Tutti “gli abusi della struttura commissariale”: dall’incarico di mille euro al giorno alla fusione Dulbecco

    “La verità è che Oliverio non ha un’alternativa al commissariamento. Continua a dire che non è d’accordo ed a fare parole mentre Roma ci ha messo le mani addosso facendo dei calabresi dei coloni. Ogni volta che il presidente della Regione ha provato a tirare su le orecchie sulla Sanità è sceso qualcuno a mozzargliele”, è il contenuto, una parte di esso, molto chiaro su quella che è l’idea di come stanno andando le cose in Calabria per la gestione del comparto Sanitario, commissariato, secondo Dalila Nesci ed i suoi colleghi di partito, ma anche Gianluigi Scaffidi e Tullio Laino.

    “Urbani (sub commissario alla Sanità calabrese, ndr) – dice chiaramente Scaffidi – è un commercialista che si occupa di Sanità. In sostanza è come se io chiedessi ad un cardiochirurgo di farmi il 730. Assurdo!”. Eppure insieme a Massimo Scura, il commercialista, la Sanità calabrese la gestisce, anche da prima di Scura. “Fino a che c’era il generale Pezzi (ex commissario alla Sanità, ndr) – continua Scaffidi – il deficit stava diminuendo ed era arrivato a 30 milioni, oggi siamo di nuovo a 70 e continua a salire grazie agli ‘Imperatori della Sanità'”.

    C’è tutto nelle dichiarazioni di Nesci e gli altri, tutti i cosiddetti “abusi della struttura commissariale” dai decreti “magicamente modificati” agli incarichi “costati all’Asp di Reggio Calabria mille euro al giorno per almeno tre giorni alla settimana” dati a Pietro Evangelista come collaboratore esterno, nominato “in aperta violazione delle norme di legge”.Ci sono poi i casi dei dirigenti che hanno rifiutato di allontanarsi dal loro posto di lavoro non riconoscendo nei commissari le autorità a cui obbedire. E, infine, c’è il caso “Università” entrata, a detta dei pentastellati e dei loro tecnici, nelle “grazie” del commissario. All’università, infatti, nonostante sia scaduto nel 2008 il contratto per l’accreditamento continuano ad essere elargiti 52 milioni di euro sulla “fiducia possiamo dire”, sì perché in realtà quello che dovrebbe ricevere secondo le nuove valutazioni non supera i 40 milioni di euro, ben 12 milioni in più da 8 anni che se dovesse essere provata quanto detto, hanno gravato sulle tasche dei cittadini e ai quali non verranno mai restituiti. “Questa assurdità – spiega Scaffidi – di unificare, senza averne diritto, Azienda ospedaliera e Mater Domini, non solo è dannosa, ma farà fare al Pugliese la stessa fine della Campanella”.

    Cla.Va.