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    Sanità – Si potrebbe dire addio al commissario se solo Oliverio preparasse un piano

    Altro che deficit e disavanzo, la Calabria, almeno secondo i dati raccolti dal M5S presentati in una conferenza stampa oggi a Lamezia, vanterebbe un credito nei confronti dello Stato di oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro, o, meglio, questa è la cifra che dal 1999 ad oggi, la regione si è trovata ad avere in meno per la propria sanità. Sono i soldi spesi per curare pazienti cronici ammalati che in Calabria sono ben 287mila in più, a parità di popolazione, rispetto al resto di Italia. Il fondo sanitario, però, dopo l’assegnazione alle Regioni della gestione del comparto, è ripartito in base al numero di abitanti e non in base alle patologie conclamate e quindi al reale bisogno dei cittadini, al contrario di quanto prevede la Costituzione sancendo il diritto alla Salute. Questo tipo di ripartizione, secondo Dalila Nesci, deputata M5S, ha portato al debito sanitario ed al conseguente commissariamento.

    La storia del commissariamento “illegittimo”

    Commissariamento, altro tasto dolente. Il primo è avvenuto nel 2010. La norma stabilisce che se la Regione non provvede ad adottare entro 15 giorni atti idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi previsti dal piano di rientro, allora e solo allora, si procede ad un commissariamento. La Sanità calabrese è commissariata dal 2010 e la nomina del commissario ad acta, prima Scopelliti, per un breve periodo sostituito dalla Stasi, a cui seguì il generale Pezzi, è prevista dalla legge “per l’intero periodo di vigenza del singolo piano” ossia, nel nostro caso, dal 2010 al 2012. Trascorso questo periodo la gestione della Sanità sarebbe dovuto tornare nelle mani della Regione. Non è andata così. Con una proroga, non prevista dalla legge, nel 2013, il Governo nomina Massimo Scura ed Andrea Urbani, commissario e sub commissario della Sanità.

    Basterebbe un piano credibile della Regione per “liberarsi” dei commissari

    Da quel momento ogni decisione della struttura commissariale è stata contestata ed impugnata dai pentastellati, ma anche contrastata dal presidente della Regione, Mario Oliverio. Cosa prevede la norma, però? Guarda caso al secondo comma si legge che a “seguito dell’approvazione del nuovo piano cessano i commissariamenti” e si passa “dalla gestione straordinaria commissariale alla gestione ordinaria regionale”.

    “Cosa aspetta Oliverio a proporre un piano?”. E’ questa la domanda che si pone Dalila Nesci, sostenuta da Gianluigi Scaffidi e Tullio Laino, due esperti della task force sulla sanità calabrese messa in piedi da tempo dalla parlamentare 5 stelle. Dunque se solo Oliverio volesse, invece di dire “Ora basta!” potrebbe mettere fine al commissariamento tanto detestato da tutti saltato, specie negli ultimi tempi, agli onori della cronaca per il riordino della rete ospedaliera che, sottolineano i cinque stelle ed i loro tecnici, “non compete a loro sotto nessun aspetto”. E a questo punto i pentastellati rilanciano provocatoriamente: “Che vuole Oliverio? Che lo facciamo noi il piano? Lo facciamo senza problemi! Poi – aggiungono – ci consegnino il governo della Regione e dll’Italia”.

    Clara Varano

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