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    Cardiochirurgia sempre sotto i riflettori: ora con Reggio siamo a 3 in Calabria. Specializzazione universitaria trasferita sullo Stretto?

    E poi c’è cardiochirurgia…Non la nuova, superaccessoriata e moderna cardiochirurgia di Reggio Calabria, quella solita, di cui si parla spesso, a Catanzaro. La cardiochirurgia, l’unica fino ad oggi pubblica, della Calabria che vanta anche di essere la scuola per i futuri cardiochirurghi che si specializzano in regione. Quali sono i rischi? Quali sono le perplessità? Il M5S e Dalila Nesci da tempo hanno messo i riflettori su quello che potrebbe essere un grosso problema: “La cardiochirurgia di Catanzaro del Mater Domini è priva dei requisiti di legge” lo dicono loro e lo dice anche una commissione sanitaria che ha valutato tutto. La Cardiochirurgia di Germaneto non ha la terapia intensiva dedicata, obbligatoria. Questo secondo gli esperti mette a repentaglio i pazienti operati, esponendoli a rischio infezione, perché il trasporto dalla sala operatoria alla terapia intensiva avviene nei corridoi e nelle ascensori, mentre dovrebbe essere diretto. “Noi non abbiamo mai detto – chiarisce Gianluigi Scaffidi – che Mastroroberto (direttore di cardiochirurgia a Germaneto, ndr) non è un bravo chirurgo, possiamo anche dire che è il migliore, ma purtroppo opera in una struttura priva dei requisiti di legge”.

    A dire il vero, il problema per cardiochirurgia al Mater Domini, potrebbe essere un altro. Già, perché con l’apertura della cardiochirurgia a Reggio, sempre osteggiata e rinviata di anno in anno, è a rischio proprio la tenuta dell’unità operativa. “Impossibile” direbbero: “E’ l’unica che possa formare futuri chirurghi visto che è reparto di specializzazione dell’università”. Verissimo. Eh però, c’è da dire che a questo punto i numeri non tornano. Secondo quanto stabilito dai canoni nazionali ed internazionali perché funzioni efficientemente una cardiochirurgia deve sorgere ogni milione di abitanti, in Calabria la popolazione non super il milione e 800mila, dunque? Considerando che la calabria si serve da anni ormai di un’altra Cardiochirurgia eccellente come il Sant’Anna hospital, da sempre considerato punta di diamante, siamo a due con il nuovo centro a Reggio e Catanzaro? Con la sua “illegalità” presunta o vera, che fine farebbe? Le possibilità sono diverse. Chiudere impensabile! Dove andrebbero gli specializzandi? L’università non può perdere una specializzazione tanto importante. Allora o resta aperta diventando un costo e non consentendo con poche operazioni un giusta professionalizzazione, oppure si sposta a Reggio. “Apertura al territorio, perché no?” di questo parla Scaffidi nel pensare ad una ipotesi di tal genere. In fondo a Reggio l’Uo è più nuova ed efficace ed ha per tutti i requisiti di legge essenziali. Già, ma chi lo dice questo al rettore dell’Umg e a Mastroroberto?

    Clara Varano