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    Rimborsopoli De Gaetano, Bilardi, fedele

    Rimborsopoli: le strane spese di De Gaetano, Fedele e Bilardi

    di Stefano Perri – Quasi 43 mila euro in meno di due anni spesi al ristorante del figlio dell’ax Assessore Luigi Fedele, una penna MontBlanc da 1100 euro acquistata da Bilardi, un’Audi A4 acquistata da De Gaetano.

    Sono centinaia le voci di spesa sospette contestate dagli uomini della Guardia di Finanza alla maggioranza dei Consiglieri regionali della scorsa legislatura. Articoli da regalo, ipad, Iphone, spese per acquisto e tagliandi di auto di lusso, oggetti in porcellana. Ma soprattutto pranzi e cene nei migliori ristoranti della Calabria, ma anche a Roma e Milano e all’estero. I gruppi consiliari erano ormai divenuti una sorta di bancomat, da utilizzare per qualsiasi tipo di spesa, ben al di fuori delle normali condotte previste dalla legge riguardo le rendicontazioni dei gruppi regionali. Molte delle spese registrate dagli uomini della Guardia di Finanza venivano rendicontate due volte. O in alcuni casi prelevate senza essere affatto rendicontate. Quello che viene fuori dalle carte dell’inchiesta ”erga omnes”, una sorta di vera e propria ”rimborsopoli” calabrese, è un vortice di spesa che sembra non avere fondo, un buco nero di circa 2milioni e mezzo di euro prodotto in soli due anni.

    Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno passato in rassegna, scontrino per scontrino, le migliaia di pezzi giustificative presentate dai Consiglieri regionali tra il 2010 e il 2012, tratteggiando un quadro devastante. I campioni di spesa erano tre: l’ex assessore scopellitiano Luigi Fedele, l’allora capogruppo della Federazione della Sinistra e fino ad oggi Assessore al lavoro Nino De Gaetano ed il Senatore Giovanni Emanuele Bilardi. I tre sono accusati di falso e peculato, reati che sono valsi la richiesta di arresti domiciliari, nel caso di Bilardi notificata al Senato in attesa di autorizzazione, in quanto gli illeciti da loro prodotti sono sembrati essere ai Pm della Procura reggina di entità superiore rispetto a tutti gli altri.

    Il quadro tracciato dagli investigatori mette a nudo una consuetudine generalizzata nella gestione allegra delle spese dei gruppi consiliari. Scorrendo le carte dell’inchiesta viene fuori ad esempio un pasto consumato al ristorante Avenue 31 di Montecarlo dall’ex assessore Luigi Fedele, che è valso la modica cifra di 727 euro. Spesa alla quale avrebbero contribuito anche due preziose bottiglie di champagne Laurent Perrier Rose, del valore di 190 euro ciascuna. A Fedele la Procura ha sequestrato una cifra complessiva di quasi 400 mila euro. E tra le voci attenzionate dagli uomini della Guardia di Fianzna ci sono poi le spese indicate sotto la dicitura ”lista nozze”, cornici ed altri acquisti in negozi d’arte. Ed ancora noleggi di autobus, sevizi hostess, soggiorni in hotel a Londra, Lugano e New York. Ma anche il cambio gomme dell’auto e 1500 euro per la realizzazione del sito web personale dell’ex Consigliere regionale Santi Zappalà, finito anche lui sotto la lente della Dda di Reggio Calabria ed arrestato per voto di scambio.

    Le porcellane sembrano poi essere la passione dell’ex capogruppo della ”Lista Scopelliti Presidente” Giovanni Bilardi. A lui la Procura ha ordinato il sequestro di 357 mila euro. Tra le sue spese spunta quella per qualche cadeaux in porcellana, per un totale di 800 euro, e quello di una penna MontBlanc del valore di 1100 euro. Ed ancora pasti e buffet in bar e ristoranti, l’acquisto di magliette e tute da ginnastica, cappellini, portachiavi.

    Al setaccio anche le spese dell’ex capogruppo della Federazione della Sinistra Nino De Gaetano. E’ lui il consigliere al quale la Procura ha sequestrato la cifra più alta, complessivamente ben 411 mila euro. Nel suo caso gli inquirenti hanno riscontrato un uso disinvolto della carta bancomat del Gruppo regionale, ma anche una serie infinita di pranzi, cene e servizi buffet. Ed ancora materiale elettronico, soggiorni in alberghi di lusso. Ma soprattutto l’acquisto di un’auto, un’Audi A4, in uso ai Consiglieri del gruppo. Spese che l’assessore ha tentato di giustificare facendo riferimento alla sua attività istituzionale, pur decidendo di presentare oggi le sue dimissioni dalla Giunta e dal partito.