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Rimborsopoli alla Regione: la classifica dei consiglieri più spendaccioni

Era l’Assessore al lavoro Nino De Gaetano il campione di spesa tra i soggetti destinatari del sequestro per equivalente, disposto dalla Procura di Reggio Calabria, nell’ambito dell’inchiesta Rimborsopoli, che ha scoperchiato il sistema di gestione illecita dei fondi destinati ai gruppi regionali durante la passata consiliatura.

A lui le Fiamme Gialle hanno sequestrato ben 411 mila euro, una cifra che secondo gli investigatori De Gaetano, all’epoca dei fatti consigliere di minoranza, avrebbe utilizzato con fini non inerenti a quelli previsti per le spese del gruppo oppure doppiamente rendicontati o non rendicontati.

Tra i più spendaccioni anche l’ex Assessore Luigi Fedele ed il Senatore Giovanni Emanuele Bilardi, anche lui all’epoca dei fatti consigliere regionale. Per loro la Procura ha disposto il sequestro rispettivamente di 399 e 357 mila euro.

Sono proprio i primi dell’elenco, De Gaetano, Fedele e Bilardi, i tre Consiglieri per i quali la Procura reggina ha ottenuto la misura cautelare degli arresti domiciliari, proprio in considerazione dell’entità dei fondi distratti.

Fuori dal podio ci sono invece Nicola Adamo, al quale la Procura ha sequestrato 278 mila euro, Alfonso Dattolo con 185 mila euro e Pasquale Tripodi con 176 mila euro. Più contenute le spese di Alfonsino Grillo (95 mila euro sequestrati), di Mario Maiolo (88 mila euro) e Vincenzo Antonio Ciconte (68 mila euro). Seguono poi Mario Franchino (47 mila euro), Francesco Sulla (42 mila euro), Pietro Aiello (37 mila euro), Sandro Principe (35 mila euro), Giovanni Nucera (34 mila euro), Agazio Loiero (28 mila euro), Carlo Guccione (27 mila euro) ed Emilio De Masi (20 mila euro).

Seguono infine i consiglieri Claudio Parente (14 mila euro), Domenico Talatico e Pietro Amato (13 mila euro), Gianluca Gallo (12 mila euro), Antonio Scalzo (11 mila euro), Bruno Censore (10 mila euro), Demetrio Battaglia (8 mila euro), Salvatore Magarò (6 mila euro) ed ultimo Ferdinando Aiello con appena (3 mila 600 euro).

(StePer)

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