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Santagati: ‘Arpacal pronta a verificare stato dei 400 siti sospetti’

di Domenico Grillone – La Calabria terra dei fuochi così come la Campania? Secondo le dichiarazioni del camorrista pentito, Carmine Schiavone, sembrerebbe di si. A ricordare questa possibilità, contenuta peraltro negli atti desecretati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite sui rifiuti, è stata la direttrice generale dell’Arpacal, Sabrina Santagati, nel corso dell’incontro organizzato dal Rotary Club Reggio Calabria Nord nell’aula magna dell’Istituto scolastico “Panella – Vallauri”, sul tema “Patologie tumorali, siti contaminati e registro tumori nella provincia di Reggio Calabria”. La direttrice ha sottolineato alcune realtà che stanno inquietando l’opinione pubblica, come quella di Africo in cui “in ogni casa c’è un lutto”, o le preoccupazioni dei cittadini di Gioia Tauro che lamentano un incremento delle patologie tumorali. Insomma, per l’Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria, il lavoro non manca. Da una parte i registri dei tumori, dall’altra l’opera d’individuazione dei siti potenzialmente pericolosi e la loro bonifica, affidato, appunto, all’ente strumentale della Regione che fa parte del circuito della Arpa nazionali e che opera per la tutela, il controllo, il recupero dell’ambiente e per la prevenzione e promozione della salute collettiva. E l’Arpacal, attraverso il Piano Regionale di Bonifica, lo strumento di programmazione e pianificazione previsto dalla normativa vigente ed aggiornato al 2007, ha censito 696 siti potenzialmente inquinati. Di questi, 57 risultavano essere discariche attive, 636 risultavano essere siti con necessità di messa in sicurezza e/o bonifica, di cui circa 300 rappresentati da discariche dismesse. Secondo la classificazione del rischio, i 636 sono stati così suddivisi: 262 a rischio basso, 261 a rischio medio, 40 ad alto rischio. Adesso, secondo quanto dichiarato dalla direttrice generale Sabrina Santagati, “si tratta di capire se i 696 siti potenzialmente inquinati sono rimasti tali”. Per questo motivo la Regione ha inviato ai Comuni delle schede conoscitive per avviare una sorta di censimento aggiornato all’anno scorso. “Da questo censimento – afferma Santagati – sono emersi di fatto 400 siti da trattare con una certa priorità perché di grave impatto sul territorio. Andremo, quindi, su questi siti per avviare, attraverso delle procedure concordate con il Ministero, tutte le verifiche necessarie e si indichino alla Regione le priorità d’interventi”.

A tal proposito il 13 Marzo scorso è stata firmata la convenzione tra il Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione Calabria e l’Arpacal, che affida all’Agenzia stessa la predisposizione ed attuazione di un Piano di Lavoro finalizzato all’aggiornamento dei dati sui siti potenzialmente inquinati per stabilire l’ordine di priorità degli interventi di bonifica secondo criteri di valutazione del rischio relativo.  Per queste attività la Regione Calabria si è impegnata, con una convenzione, a trasferire ad Arpacal l’importo complessivo di 1milione e 150mila euro, necessari per le attività di sopralluogo in campo, per l’acquisizione di strumentazione, per l’esecuzione di indagini geofisiche e per gli altri aspetti legati alla logistica. Il crono programma è già stato stabilito in accordo con la Regione e la dottoressa Santagati ha assicurato che entro un anno e mezzo l’Arpacal sarà in grado di consegnare l’elenco di priorità degli interventi mirati a risolvere le criticità. Intanto il governo nazionale ha messo in piedi il progetto MIAPI -Monitoraggio ed Individuazione delle Aree Potenzialmente Inquinate – che si configura come il nuovo step del progetto MIADRA (Monitoraggio dell’impatto ambientale dovuto a reati ambientali), inquadrato nel PON “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo Convergenza 2007-2013. Progetto che si propone di migliorare le condizioni di sicurezza, lo sviluppo e la giustizia e legalità per i cittadini e le imprese laddove i fenomeni criminali limitano enormemente lo sviluppo economico. “Il progetto ci vede protagonisti, assieme a Campania, Puglia e Sicilia. Abbiamo aderito nonostante un personale ridotto all’osso e le poche risorse economiche a disposizione”. L’obiettivo del progetto è quello di individuare i siti contaminati con l’ausilio di dati telerilevati e di analisi spaziali; la creazione di un archivio informatizzato globale e aggiornabile dei siti inquinati esistenti sul territorio; la verifica, tramite indagini in campo, della presenza di inquinanti nel sottosuolo e/o nelle acque sotterranee e superficiali in corrispondenza dei siti individuati e selezionati per tali analisi. Tutte le informazioni resteranno secretate sino alla definitiva esecuzione delle indagini di tipo diretto (sondaggi, scavi, analisi, etc.,) sui siti indagati, volte all’accertamento della natura delle anomalie riscontrate. Le indagini vengono effettuate attraverso un elicottero, sono stati finanziati 23 mila chilometri di volo, dotato di tutte le più moderne tecnologie e che in base alle indicazioni dei tecnici vanno a verificare elementi metallici interrati fino a venti metri nel sottosuolo, e quindi eventuali fusti o contenitori e materiali radioattivi. “Chi vola non conosce i risultati – aggiunge Santagati – giusto per escludere la possibilità di una loro manipolazione – e dopo la rilevazione vengono inviati ad un apposito centro per la loro elaborazione. Poi vengono restituiti all’Arpacal che, assieme ai carabinieri, opererà i rilievi sul campo per verificare se quello che è stato tele rilevato corrisponde alla verità”.

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