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    Istituzioni in trincea: Ecco l’elenco degli amministratori calabresi uccisi

    di Giuseppe Baldessarro – Sono stati 132 gli omicidi di politici locali dal 1974 ad oggi, più altri 11 che, a vario titolo, possono entrare in questo lungo elenco. Tra loro tre donne. Si tratta di amministratori comunali, provinciali e regionali, uccisi prevalentemente dalle mafie, dal terrorismo, ma anche da semplici cittadini che vedevano in loro un ostacolo da abbattere, e “ci sono ancora molti casi cui non si è riusciti a dare una risposta processuale”. A rilevarlo è l’inchiesta della Commissione parlamentare sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministrazioni locali, presieduta dalla senatrice Doris Lo Moro. La relazione contiene anche i nomi di tanti calabresi assassinati. Un elenco che, a prescindere dai presunti moventi, ripercorre le loro storie.
    14 maggio 1976
    Carmelo de Crea – Assessore comunale Ciminà (Reggio Calabria). Assessore comunale Dc di Ciminà, operaio forestale, ucciso la mattina mentre si reca al lavoro davanti ad altri tre operai con quattro fucilate alle spalle e al petto da due killer nascosti dietro un muretto. Non aveva precedenti penali. Forse il suo omicidio rientra nella faida di Ciminà in quanto imparentato, per parte di moglie, con una delle famiglie coinvolte. Aveva 42 anni.
    13 luglio 1977
    Giuseppe Idà – Consigliere comunale Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria) Consigliere comunale, eletto nelle file del Pci ne era stato espulso nel mese di giugno. Geometra, lavorava presso una ditta che eseguiva il lavori di raddoppio dell’autostrada. Ad ucciderlo, con numerosi
    colpi di pistola sotto casa, sarebbe stato un giovane universitario nel quadro della lotta tra cosche rivali. Nel dicembre 1978 il tribunale di Locri assolve l’omicida per “aver agito per legittima difesa”. Aveva 25 anni.
    10 giugno 1980
    Giuseppe Valarioti – Consigliere comunale Rosarno (Reggio Calabria). E’ da considerare tra coloro che si sono adoperati al fine di scongiurare l’infiltrazione criminale nelle realtà politiche e sociali del tempo. Se Cappuccio è il primo in Campania, Valarioti comincia quest’impegno in Calabria. Nel caso specifico, opera una profonda opera di moralizzazione interna alla cooperativa agricola “Rinascita” di Rosarno, nata dal Pci ma oggetto di attenzione da parte della criminalità e della malapolitica per via dell’accesso a cospicui fondi pubblici di cui le cooperative potevano beneficiare all’epoca dei fatti. Valarioti, insegnante precario di storia e filosofia, dirigente comunista e consigliere comunale, viene ucciso all’uscita di un ristorante con due colpi di lupara mentre è in compagnia di alcuni amici dopo aver festeggiato i risultati del Pci alle elezioni provinciali e regionali. Il suo nome verrà fuori nelle confessioni di Pino Scriva del 1983 ma prima i presunti esecutori dell’omicidio e nel 1987 i presunti mandanti vengono assolti. Aveva 30 anni.
    21 giugno 1980
    Giannino Losardo – Assessore comunale Cetraro (Cosenza). Assessore Pci alla pubblica istruzione, già sindaco, segretario capo della procura di Paola, viene ucciso da due giovani a bordo di una moto a colpi di pistola e fucile mentre rientra a casa, la sera, da una seduta del consiglio comunale. Muore il pomeriggio seguente all’ospedale di Paola. Diranno i pentiti di lui: «Dava fastidio. Non aveva paura di nessuno e si piegava davanti a niente», nonostante fosse noto per il
    suo carattere mite. Losardo si oppone strenuamente alle cosche ‘ndranghetiste del Tirreno e per tale ragione viene ammazzato. Ci saranno condanne in primo grado, di esecutori e mandanti, ma assoluzioni negli altri due gradi di giudizio. Resta un altro caso passato senza colpevoli riconosciuti. La mancata condanna è ritenuta una grande vittoria criminale. Aveva 54 anni.
    19 settembre 1982
    Pasquale Piserà – Consigliere comunale Tropea (Vibo Valentia). Consigliere socialdemocratico, diffidato dalla pubblica sicurezza, pregiudicato per reati contro il patrimonio, svolgeva l’attività di camionista per il settore edile. In passato la vittima era stata anche presidente della locale squadra di calcio. Viene ucciso poco dopo le 21,30 nel piazzale retrostante la stazione ferroviaria mentre è a bordo della sua automobile insieme al figlio di 5 anni, rimasto illeso. Gli assassini sparano con pistole ed un fucile caricato a pallettoni. Nel novembre dello stesso anno viene assassinato anche il fratello. Nel luglio dell’86 la Corte d’assise di Vibo Valentia condanna all’ergastolo l’esecutore dell’omicidio e a 30 anni i mandanti. Aveva 43 anni.
    27 marzo 1985
    Domenico de Maio – Sindaco Platì (Reggio Calabria). Sindaco democristiano da circa un decennio, lavorava all’ufficio imposte dirette di Locri. Ucciso mentre a bordo della propria auto stava rientrando al paese assieme alla figlia Antonella di 17 anni, che frequenta il quarto anno al Magistrale. Nei pressi di Natile, sulla Statale che collega Bovalino all’Aspromonte, una 125 rossa affianca la Ritmo di De Maio e uno dei killer spara alcuni colpi di pistola che non raggiungono il bersaglio. Una corsa ancora di poche centinaia di metri, poi l’auto dei sicari blocca la Ritmo. De Maio cerca scampo buttandosi nella scarpata, ma i killer lo raggiungono, colpendolo alla nuca. Alcuni elementi della cosca Barbaro, nel marzo del 1985, vennero denunciati dai carabinieri per l’omicidio. Secondo quanto emerse dalle indagini dei carabinieri, De Maio sarebbe stato ucciso per vendetta dopo che si era opposto, anche tramite manifesti murali, e aveva riacquisito al patrimonio del Comune cento ettari di terreno occupato abusivamente da esponenti della famiglia Barbaro per il pascolo delle loro greggi. In seguito l’accusa non resse. Aveva 46 anni.
    28 gennaio 86
    Salvatore Trieste – Consigliere comunale Nicotera (Vibo Valentia). Capogruppo del Pci, aiuto ufficiale giudiziario al tribunale di Palmi. Viene ucciso a colpi di pistola, nella sua abitazione davanti alle figlie dal cognato, Natale Buccafusca, anch’egli ufficiale giudiziario al tribunale di Palmi. Buccafusca uccide anche un altro suo collega, Aurelio Vecchio a Joppolo e un bambino di sette anni, Vincenzo Buccafusca, suo nipote che va a prelevare in un istituto religioso. All’origine della strage la depressione dell’uomo perché nessuno andava a trovare un suo figlio di 8 anni, malato di cancro. Aveva 34 anni.
    12 maggio 86
    Antonio Mercuri – Consigliere comunale Lamezia Terme (Catanzaro). Consigliere comunale del Psdi, capolista alle elezioni comunali previste per l’8 giugno. Perito edile, diffidato di ps, ucciso mentre si trovava a tavola a colpi di lupara sparati attraverso la finestra dell’abitazione. Nell’agguato rimane leggermente ferito anche il figlio. Nel 1970 aveva già subito due agguati nei quali era rimasto incolume. Del suo omicidio si parla nel decreto di scioglimento del consiglio comunale. Aveva 54 anni.
    8 maggio 87
    Vincenzo Gentile – sindaco Gioia Tauro (Reggio Calabria). Sindaco di una lista civica da lui fondata dopo avere abbandonata la Dc, medico. Viene ucciso la sera con un colpo di pistola mentre sta per scendere dall’auto al rientro a casa dopo una riunione in Comune. Quasi 10 anni dopo, un pentito racconta che il sindaco sarebbe stato ucciso per un favore in campo edilizio negato ad un nipote dei Piromalli. Nel decreto di scioglimento del consiglio comunale del 1993 si legge che “già il precedente consiglio comunale di Gioia Tauro risultava inquinato dalla presenza di alcune persone, come l’ex sindaco Vincenzo Gentile, morto in un attentato nel maggio ’87, che avrebbe assistito durante la latitanza il boss Giuseppe Piromalli e si sarebbe avvalso del suo aiuto per essere rieletto primo cittadino nell’85”. Aveva 55 anni.
    05 ottobre 88
    Antonio Alvaro – Consigliere comunale Bruzzano Zeffirio (Reggio Calabria) Consigliere del Pci aveva annunciato il suo passaggio nelle file della DC, che a Bruzzano era in minoranza. Meccanico incensurato, ucciso sulla strada mentre si reca all’officina dove lavorava. A sparare almeno in quattro con fucili calibro 12. L’unica colpa che il meccanico aveva era quella di essere imparentato con la famiglia dei Mollica rivale, nella “faida di Motticella”, alla cosca Morabito-Palamara. Aveva 24 anni.
    17 aprile 89
    Fabrizio Damiano Maiolo – Consigliere comunale Nardodipace (Vibo Valentia). Consigliere comunale DC, incensurato, ucciso nei Piani di Menta a Grotteria (RC) con un colpo d’arma da fuoco da un brigadiere dei carabinieri rimasto a sua volta ferito. Il militare avrebbe agito per legittima difesa e per vincere la resistenza del Maiolo e di altro individuo rimasto sconosciuto, che avrebbero aperto il fuoco all’intimazione di alt data dal carabiniere mentre da solo ed in borghese pattugliava la montagna. Aveva 22 anni.
    07 febbraio 90
    Giovanni Trecroci – Assessore comunale Villa San Giovanni (Reggio Calabria). Vicesindaco democristiano, assessore ai lavori pubblici, docente di lettere alle scuole medie. Viene ucciso di notte mentre scende dall’auto di ritorno da una seduta del consiglio comunale con cinque colpi di pistola forse silenziata da killer che lo attendono sotto casa. La figura di Trecroci è commemorata particolarmente nel mondo scout, cui apparteneva. Nell’esercizio della sua funzione politica viene ricordato come “un uomo normale”, né santo, né eroe, esempio della “difesa mite della legalità”. Aveva 46 anni.
    28 marzo 90
    Modesto Crea – Assessore comunale Fiumara (Reggio Calabria). Vicesindaco e assessore al bilancio socialista, docente e vice preside di scuola media. Viene ucciso mentre stava facendo rientro nella sua abitazione con colpi di fucili caricati a pallettoni. Gli inquirenti ipotizzano una vendetta trasversale. Aveva 52 anni.
    11 aprile 90
    Vincenzo Reitano – Consigliere comunale Fiumara (Reggio Calabria). Consigliere democristiano, commerciante. Viene assassinato di notte all’interno dell’ospedale di Reggio Calabria dove si trovava ricoverato dopo essere rimasto ferito in un agguato due giorni prima. Anche in questo caso gli inquirenti ipotizzano una vendetta trasversale considerato che un cognato del consigliere era stato assassinato e Reitano era cugino di secondo grado con il boss Imerti. Reitano il giorno prima aveva rilasciato una intervista per la trasmissione Samarcanda in cui affermava: ”Voglio mandare un messaggio a tutte queste persone che vivono nell’anonimato e che commettono questi delitti: da parte nostra c’è sempre la volontà di perdonare tutti, anche se ci costa un po’ di fatica. Vogliamo però perdonarli perché il nostro spirito è quello di perdonare. Anche questa gente ha dei bambini, si sentono chiamare papà e mamma. Noi vogliamo che tutti i bambini abbiano questo diritto, il diritto di avere al fianco il loro papà, di poterlo chiamare quando lo desiderano. A mio figlio darò sempre insegnamenti di amore e di pace”. Reitano aveva anche detto di avere paura dopo il ferimento di qualche giorno prima a Reggio Calabria. ”Prima – aveva aggiunto – non sospettavo niente anche perché non avevo fatto niente di male a nessuno. Ho sempre avuto rapporti opposti a quelli dei delinquenti. Sono stato sempre con i gruppi religiosi. Abbiamo organizzato insieme con il parroco di Fiumara di Muro e con altri ragazzi della parrocchia la marcia per la pace di domenica scorsa. Non ho niente da condividere con questi delinquenti, anche se c’é un rapporto di parentela tra me ed Antonino Imerti. Di lui, comunque, so soltanto che è latitante. Non so se vive a Fiumara. Forse, per il fatto che sono suo cugino di secondo grado, colpendo me volevano fare un dispetto nei suoi confronti. Penso che mi volevano uccidere”. Aveva 29 anni.
    21 aperile 90
    Antonio Bubba Bello – Candidato consigliere comunale Caraffa di Catanzaro (Catanzaro). Candidato democristiano al consiglio comunale, già vicesindaco DC del paese dal 1980 al 1985, era impiegato alla Regione Calabria presso la segreteria della presidenza della Giunta. Viene ucciso a colpi di lupara sulla strada mentre rientrava a casa in auto dopo avere accompagnato uno dei figli alla stazione di Catanzaro lido. Aveva 53 anni.
    02 maggio 90
    Antonio Stellitano – Candidato consigliere comunale Staiti (Reggio Calabria). Assessore nella Giunta comunale uscente eletta nel 1988 da una maggioranza composta dagli aderenti ad una lista civica di ispirazione socialista nella quale era confluito lo stesso Stellitano, dichiaratosi indipendente di sinistra. La consultazione amministrativa che aveva preceduto l’elezione della giunta era stata successivamente annullata dal Tar in accoglimento di un ricorso presentato dalla lista di minoranza d’ispirazione democristiana. Dal mese di aprile dell’anno precedente il comune di Staiti era retto da un commissario prefettizio. Si doveva votare la successiva domenica. Operaio idraulico-forestale con precedenti per reati sia contro la persona che contro il patrimonio viene rinvenuto morto la notte, a seguito di una segnalazione anonima, in una zona di campagna, alla periferia di Brancaleone, ucciso a colpi di fucile caricato a pallettoni. A suffragare l’ipotesi investigativa che l’omicidio possa rientrare nella “faida di Motticella” c’é la circostanza che il 2 ottobre del 1987 un meccanico, cugino ed omonimo della vittima, fu ucciso in un agguato che gli investigatori inserirono nello scontro tra i Palamara e i Mollica. Gli Stellitano sarebbero rimasti coinvolti nella ”faida” per un lontano legame di parentela con la famiglia Mollica. Aveva 31 anni.
    26 giugno 90
    Antonino Pontari – Assessore comunale San Lorenzo (Reggio Calabria). Assessore socialista all’urbanistica, ucciso mentre si trova fermo in auto ad un semaforo con colpi di
    pistola. Solo pochi giorni prima aveva deciso di dimettersi dalla giunta per consentire nuove elezioni. Un pentito racconterà che era stato ucciso perché non voleva piegarsi alle cosche. Nel febbraio 2009 la Corte d’Assise di Reggio Calabria condanna all’ergastolo il boss della ‘ndrangheta Domenico Paviglianiti, ritenuto uno dei principali trafficanti internazionali di droga, accusato anche dell’omicidio Pontari. Secondo la DIA la vittima ostacolava in qualche modo i piani della cosca Paviglianiti. Il Consiglio comunale di San Lorenzo fu commissariato nell’agosto del 1990, a seguito delle dimissioni di molti dei suoi componenti, anche a causa delle vicende giudiziarie che avevano coinvolto molti di loro. Le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale (fissate per il novembre del 1990) non furono ritenute valide perché il numero dei votanti non raggiunse il 51 per cento, per il clima di paura – sottolineano gli investigatori – che si era determinato a causa degli omicidi che le avevano precedute. Per gli investigatori un riscontro di questa ricostruzione viene proprio dall’omicidio Pontari, l’unico consigliere comunale di San Lorenzo a non essersi all’epoca dimesso. Aveva 42 anni.
    28 giugno 90
    Antonio Calarco – Sindaco Laganadi (Reggio Calabria). Sindaco socialdemocratico, direttore della sede reggina dell’Inaled. Viene ucciso con un fucile a pallettoni mentre si accingeva ad aprire la sua auto dopo aver lasciato gli uffici comunali intorno alle 14, dal consigliere comunale di minoranza Domenico Battaglia, descritto dagli inquirenti come uno “squilibrato” e che sarà condannato a tre anni di manicomio criminale e a 18 anni di reclusione. Si suiciderà nel 1996 in una cella dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto. Aveva 60 anni.
    08 ottobre 90
    Giuseppe Chiappetta – Consigliere comunale Rende (Cosenza). Consigliere democristiano, appartenente ad una famiglia di imprenditori del settore edile molto nota, viene ucciso all’interno di un circolo ricreativo da due killer con il volto coperto da calze, con sette colpi
    di pistola. In relazione all’ omicidio si svilupperanno varie piste investigative, verranno emesse diverse ordinanze di custodia cautelare e un altro imprenditore sarà condannato in primo grado per il fatto. Altri omicidi saranno collegati dagli inquirenti a quello di Chiappetta. Aveva 36 anni.
    23 agosto 91
    Pasquale Foti – Consigliere comunale Bova (Reggio Calabria). Consigliere democristiano di minoranza, già sindaco dal ’60 al maggio ‘90, già Presidente della Comunità montana versante jonico meridionale e vicepresidente dell’USL di Melito Porto Salvo. Viene ucciso insieme al fratello Francesco, mentre, insieme ad altre otto persone, uscivano da una casa colonica dove avevano cenato. Gli assassini (tre persone incappucciate) sparano da dietro un muro mentre i fratelli Foti
    si apprestavano ad entrare in auto. Il terzetto ha poi scavalcato il muro e spara alla testa dei due il colpo di grazia con una pistola calibro 38. Le persone che erano insieme ai fratelli Foti sono state costrette dagli assassini a sdraiarsi a terra bocconi. Una terza persona, Leone Iiriti (ucciso nel settembre ‘92) viene ferito. Secondo i carabinieri, il duplice omicidio dei fratelli Foti avrebbe una matrice mafiosa in relazione a contrasti tra cosche rivali della zona di Bova. Pasquale Foti in passato era stato oggetto di indagini per presunti suoi collegamenti con le cosche della ‘ndrangheta della zona, in particolare con il boss Giuseppe Taormina, ucciso nel gennaio 1989, ma non era mai stato formalmente incriminato per fatti di mafia. Sull’auto di Foti viene trovato un dossier preparato dall’ex sindaco che riguarda la ricostruzione dei due centri di Ferruzzano e Bova. Aveva 59 anni.
    01 febbraio 92
    Vincenzo Monteleone – Consigliere comunale Cinquefrondi (Reggio Calabria) Consigliere del MsI, imprenditore edile. Viene ucciso con colpi di fucile e di pistola sparati alla testa ed al torace da breve distanza da due persone che lo attendono sotto la sua abitazione. Non aveva precedenti penali. Era stato incriminato per l’omicidio di Antonino Cipri, 27 anni, pregiudicato assassinato a Rosarno. Cipri aveva una relazione con una cugina di Monteleone e furono raccolti indizi contro il consigliere di Cinquefrondi che venne arrestato. Ma dopo sei mesi di carcere fu assolto per insufficienza di prove. Nel 2001 la Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria ha assolto quattro persone accusate di essere i responsabili dell’omicidio. Secondo l’accusa Monteleone sarebbe stato ucciso per vendetta dopo che l’ uomo avrebbe tentato di uccidere Giuseppe Foriglio, accusato di avere compiuto un furto di alcuni capi ovini ai danni dello stesso consigliere comunale. Tesi accusatoria che in primo grado fu ritenuta credibile dai giudici della Corte d’ assise di Palmi ma che in appello, in accoglimento delle istanze dei difensori degli imputati fu rigettata. Aveva 33 anni.
    07 aprile 92
    Stefano Ceratti – Consigliere comunale Caraffa del Bianco (Reggio Calabria, Calabria) Consigliere comunale democristiano, nonché segretario cittadino, ucciso nel suo studio di cardiologo mentre esegue un elettrocardiogramma ad un paziente. Il killer, a volto scoperto, esplode cinque colpi di pistola calibro 7,65. Nel 1978 era stato ucciso il padre, già sindaco del paese, un omicidio mai chiarito. Nel novembre del 1984 un nuovo, misterioso agguato. Stefano Ceratti è in compagnia dei fratelli Pasquale e Adolfo, da un’auto aprono il fuoco contro di loro ma i colpi vanno a vuoto. Un mese dopo un altro tentativo. La macchina di Pasquale Ceratti viene crivellata di proiettili. L’uomo si salva e dichiara di aver riconosciuto due degli sparatori: Giuseppe Cidoni e Vincenzo Bagnato. Nel processo di primo grado Giuseppe Cidoni, veterinario – poi assassinato -, e Vincenzo Bagnato, impiegato comunale, vengono assolti con formula dubitativa. Nel 2010 la Corte d’assise di Locri giunge alle conclusioni che l’omicidio di Stefano Ceratti è «politico-mafioso». Natura e finalità del delitto del cardiologo sono «evincibili inequivocabilmente dalle dichiarazioni confessorie di Sergio Prezio, riscontrate da dati di carattere obiettivo». Il cardiologo fu ucciso su mandato della cosca dei Pelle “Gambazza”, anche se, ad oggi, nessun membro di quel clan risulta indagato per l’omicidio. Per l’omicidio fu utilizzato un killer, identificato nello stesso Prezio. Per questo motivo la Corte d’assise di Locri il 12 luglio 2000 condanna Prezio a 30 anni di reclusione ed al risarcimento dei danni alla famiglia Ceratti costituitasi parte civile. La verità sul delitto, secondo i giudici estensori, si trova nelle dichiarazioni dello stesso killer: «Ho ucciso per motivi di politica… lui dava fastidio». E fastidio, Ceratti, lo dava dai banchi della minoranza consiliare di Caraffa Del Bianco in un periodo in cui la Locride stava attraversando gli ultimi crudeli anni dei sequestri di persona. Contro il malaffare di un gruppo di interessi operante a Caraffa, Ceratti aveva avuto modo di far presente che in seno all’amministrazione comunale c’era «gran marcio», rappresentando nell’assise pubblica e in una serie di manifesti il senso della realtà socio-politica in cui operava, e delle estreme difficoltà incontrate. Che in seguito lo avrebbero visto protagonista di denunce al prefetto di Reggio Calabria ed alla Procura della Repubblica, fino a scrivere al Presidente della Repubblica. Aveva 55 anni.
    11 luglio 2000
    Pasquale Grillo – Consigliere provinciale San Calogero (Vibo Valentia) Consigliere dello SDI, titolare di uno studio tecnico. Viene ucciso a San Calogero (VV) mentre era seduto su una panchina davanti al municipio del paese dove per cinque anni, dal 1990 al 1995, aveva ricoperto
    l’ufficio di sindaco. Avvicinato da alcune persone cerca riparo in un bar, dove viene raggiunto e freddato. Nello stesso agguato rimane gravemente ferito alla testa anche un elettricista di 45 anni, Nicola Maccarone. Aveva 42 anni.
    16 ottobre 2005
    Francesco Fortugno – Consigliere regionale Locri (Reggio Calabria). Vicepresidente e Consigliere regionale della Calabria per la Margherita, medico, dalla vita politica intensa, dalla DC alla Margherita, ricopre diversi incarichi locali, sino all’impegno in regione Calabria come Consigliere e vicepresidente del Consiglio Regionale. Viene ucciso con cinque colpi di pistola a Locri dentro il palazzo in cui erano allestiti i seggi per le primarie dell’Unione davanti a decine di persone, mentre sta parlando con alcuni dei presenti. Al funerale partecipa anche il Presidente della Repubblica Ciampi. Le conclusioni a cui giunge la Corte d’Assise confermano che il suo “torto” è quello di essere eletto con grande consenso popolare a discapito di Domenico Crea, già consigliere regionale, che subentrerà in consiglio al suo posto, il quale gode dell’appoggio del clan Marcianò. Viene ucciso affinché si riattivassero “quelle originarie prospettive di guadagno preventivate sia dal Crea che dai suoi supporter”. Per l’omicidio politico-mafioso verranno condannati mandanti ed esecutori. Aveva 53 anni.
    29 ottobre 2011
    Vincenzo Sgabellone – Consigliere comunale Samo (Reggio Calabria). Consigliere di maggioranza eletto in una lista civica, bracciante agricolo. Viene ucciso con numerosi colpi di pistola calibro 7,65. Il suo corpo viene ritrovato in aperta campagna a pochi metri di distanza dell’auto, completamente bruciata, intestata al padre della vittima. L’uomo era già noto alle forzedell’ordine per piccoli reati legati al possesso di armi. Aveva 31 anni.
    01 gennaio 81
    Pietro Micelotta – familiare, Camini (Reggio Calabria). Figlio del Vicesindaco, studente universitario. Viene ucciso con colpi di pistola e lupara mentre insieme al padre Isidoro, 50 anni, vice sindaco del paese, stanno camminando sulla strada antistante il municipio. Il padre rimane gravemente ferito. Per gli investigatori il vero obiettivo era il padre. Aveva 26 anni.
    11 febbraio 1986
    Francesco Prestia – Ex sindaco Platì (Reggio Calabria). Sindaco Pci di Platì, governa per numerosi anni, finché viene brutalmente ucciso con la moglie nella tabaccheria che gestiscono oltre dieci anni dopo il suo ritiro dalla vita politica. Forse una rapina, o forse si è voluto uccidere il simbolo di una città. Aveva 62 anni.
    01 luglio 1988
    Antonino Caccamo – Consigliere di Circoscrizione Reggio Calabria (Reggio Calabria). Consigliere circoscrizionale a Pellaro per il PRI, commerciante di elettrodomestici. Considerato, da polizia e carabinieri, come notoriamente vicino ai clan dei Ligato, avversari dei De Stefano, nella lotta per la supremazia della ‘ndrangheta reggina, viene ucciso alle 14,30 pochi istanti dopo essere sceso da un autofurgone di sua proprietà, da un killer che gli spara contro sei-sette colpi di pistola calibro 7,65. Fino allo scorso mese di marzo si trovava in stato di detenzione ed è stato rimesso in libertà per decorrenza dei termini della custodia cautelare. In passato era stato oggetto di alcune denunce, soprattutto per reati legati agli stupefacenti. Aveva 36 anni.
    16 maggio 89
    Bruno Fortugno – Consigliere di Circoscrizione uscente del PRI, candidato alle successive consultazioni circoscrizionali. (Reggio Calabria). Incensurato, ferroviere, nipote del boss Serraino ucciso insieme al figlio, ad aprile del 1986, in una corsia degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria, viene ucciso dentro la sua auto a colpi di mitra provenienti da altra auto che si affianca. Nel 1992 i giudici della Corte d’assise d’ appello di Reggio Calabria confermano la sentenza di primo grado contro Alfonso Molinetti ed Antonio Serio, condannandoli rispettivamente all’ergastolo e a 30 anni di reclusione. Fortugno sarebbe stato ucciso, secondo gli inquirenti, per ritorsione all’uccisione di Francesco e Demetrio Nicolò, assassinati il 7 maggio 1989 nell’ ambito della guerra di mafia di Reggio Calabria. Aveva 38 anni.
    17 dicembre 90
    Carmelo Vadalà – Vice presidente Comunità Montana San Lorenzo (Reggio Calabria). Vicesindaco uscente PSI, vicepresidente in carica della Comunità montana del Versante ionico meridionale, tecnico collaboratore dell’ Associazione Italiana Produttori Olivicoli (Aipo) e dirigente di alcune associazioni del mondo agricolo collegate alla produzione olearia. Viene ucciso con cinque colpi di pistola calibro 7,65, abbandonata sul luogo del delitto, mentre entra nella sede dell’Istituto Nazionale per l’Assistenza dei Lavoratori (Inpal) di cui era direttore a Reggio Calabria. L’ucciso, definito dalla Polizia un ”faccendiere”, aveva conoscenze in ambienti politici ed amministrativi. Vadalà era stato, negli anni scorsi, denunciato dai carabinieri nella qualità di vicepresidente della comunità montana, per questioni relative ad alcuni appalti per la costruzione di una strada a San Lorenzo. Altri omicidi furono ritenuti dagli inquirenti collegati a quello di Vadalà: quello di Giovanni Criseo, presidente nazionale dell’Aipo, avvenuto a Reggio Calabria il 3 giugno 1991; quello di un parente, Giovanni Vadalà, di 47 anni, ucciso insieme col figlio, Davide di 21 anni, il 9 maggio 91. Tutti questi omicidi furono messi in relazione a contrasti di interesse tra elementi della ‘ndrangheta nella gestione delle sovvenzioni per l’ottenimento di contributi integrativi Cee. Aveva 39 anni.