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    Indagine sistema

    ‘C’è un guaio in Calabria…devo volare là’. Le intercettazioni che raccontano il ‘Sistema’

    di Clara Varano – Adrian Miholca, era un operaio di 25 anni, e lavorava sul viadotto “Italia”, più alto del nostro Paese, crollato il 2 marzo, durante i lavori di demolizione della vecchia impalcatura. Adrian Mihloca è morto mentre svolgeva il suo lavoro e oggi si scopre che un “crollo crollo di quella natura è sicuramente imputabile alla vetustà del manufatto (realizzato alla fine degli anni ’60, in un’area soggetta ad attività sismica) e la mancanza di puntuali e periodiche verifiche possono spiegare quanto è accaduto”. Controlli mancati, dunque, secondo lo Studio 3A, società specializzata nella responsabilità civile e risarcimento del danno a cui si è rivolta la famiglia del giovane operaio. “La morte di Adrian Miholca è una tragedia che grida allo scandalo e rivendica una presa di coscienza sul grado di sicurezza su tutte le strade del nostro Paese”, conclude Ermes Trovò amministratore della società. E se associamo i mancati controlli a quella che sembra la solita storia all’italiana fatta di corruzione e di malaffare, le risposte sembrano servite su un piatto d’argento.
    Il macrolotto della A3 dove il giovane ha perso la vita era sotto la direzione dei lavori della Pm consulting, società di Stefano Perotti, arrestato dal Ros di Firenze nell’ambito dell’operazione “Sistema”, pochi giorni fa (Leggi qui la notizia). Perotti, incieme a Ercole Incalza, secondo l’impianto accusatorio faceva parte della “cupola” che gestiva tutte le “grandi opere” del nostro Paese e tra queste, non poteva non rientrare l’incompiuta Salerno-Reggio Calabria. Nell’ordinanza si fa anche riferimento alla morte di Adrian. “L’operaio, di una ditta che effettua lavori in subappalto – si legge nell’ordinanza – era a bordo di una piccola ruspa quando un viadotto in costruzione è crollato lungo il tratto cosentino dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria”. La notizia suscita l’allarme sia di Stefano Perotti sia di Giulio Burchi, amministratore delegato della Brescia-Padova e della capogruppo A4 Holding. Il primo afferma espressamente, per telefono, che l’incidente è avvenuto in un cantiere in cui lui ha la direzione dei lavori e decide immediatamente di partire per la Calabria. Lo stesso giorno Perotti informa Franco Cavallo che sta partendo per la Calabria per andare a rendersi conto delle modalità dell’incidente in cui ha perso la vita Adrian “che ha riguardato un cantiere ove cura la direzione lavori”. Perotti dice: ” …eh non lo so guarda perché sto partendo adesso … tra l’altro mi si è rotta la macchina per cui sono pure in mezzo alla strada … è successo un incidente mortale sul nostro cantiere giù in Calabria per cui sto volando giù … è morto un operaio è venuto giù però un pezzo di viadotto mentre stavano lavorando sopra … un vecchio viadotto dove stavano facendo manutenzione … per cui … niente stasera devo volare là …”. La stessa sera l’ingegnere Alessandro Frascari, presidente del Consiglio d’amministrazione della Siteco srl società riconducibile a Giulio Burchi che ha firmato un contratto di collaborazione con la Spmsrl per la direzione lavori, avvisa questi del grave infortunio sul lavori avvenuto sul cantiere dell’A3. E proprio dalle successive telefonate si comprende che a livello di collaborazione per la direzione lavori per cui è stato firmato il contratto fra la società Siteco e la SPM Ingegneria srl, non sia stata effettuata in realtà alcuna attività. Nel corso di una telefonata quella stessa sera tra Alessandro Frascari e Giulio Burchi, infatti, il Burchi chiede di verificare nel dettaglio il contenuto del contratto stipulato con la società Ingegneria SPM perché teme di essere coinvolto nelle responsabilità per l’infortunio mortale. “… C’è il contratto ma non è mai stata attivata nessuna attività di collaborazione – dice Burchi espressamente…”. Già il 7 ottobre del 2014 sullo stesso argomento Burchi parlando con l’amico e collega Angelo Villa, racconta d’aver raggiunto un accordo con “quell’asino di Perotti” per prendere una quota parte della direzione dei lavori sul lotto della Salerno Reggio – Calabria incriminato “… io c’ho… perché io c’avevo… c’ho un lotto che ho preso insieme a quell’asino di Perotti… però fa sempre l’asino guarda… mai fare del bene a degli asini., sulla Salerno – Reggio Calabria però… lì c’era magari bisogno di un ingegnere però lui ci ha messo tutta la equipe che aveva su un altro lotto mi da un fee.. mi da praticamente un… una… una percentuale sui lavori che vengono fuori ma dice però che però la squadra ce l’ha già tutta completa, capirai che non c’ha mai un cazzo di nessuno… lui fa dei casini, non si riesce ad arrivare mai in fondo a nessuna parte… comunque vediamo come vanno ‘ste cose io forse ho degli sviluppi nella mia carriera…”.
    L’11 novembre 2014, inoltre, sempre relativamente ai presunti incarichi formali e non sostanziali, Stefano Perotti dà disposizione a Giovanni Fiorini di preparare il contratto di collaborazione con la società Siteco per un importo di 50.000 euro annui “sì un incarico … che è quello di specialist structure in sostanza”. Dalla conversazione traspare espressamente come la cifra sia arbitraria e non costituisca il corrispettivo di una precisa prestazione. Dall’intercettazione contenuta in ordinanza, infatti, Perotti afferma: “… io c’ho solo questo problema di fare questo contratto con Siteco per dargli … per avere il supporto … io pensavo di fargli un contratto di 50.000 euro l’anno .. sono 4 anni di attività e sono 200.000 euro … mi sembra che … questo viene a chiamata) .. io gli darei 50.000 euro l’anno …”. Pochi giorni dopo, Burchi con un messaggio, ringrazia Stefano Perotti, facendo evidentemente riferimento all’offerta di collaborazione per l’appalto che quest’ultimo gli ha fatto pervenire “Mi sembra ok , grazie…ci sentiam poi”, il contenuto del messaggio. Quello che viene fuori è un dipinto a tinte fosche a cui siamo probabilmente tutti assuefatti, i cui loschi contorni, evidenziati dall’ordinanza, sono ancora più allarmanti per i risultati, la morte di un giovane operaio che forse poteva essere evitata.

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