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Regionali 2014: l’urna incorona Oliverio. Si salva D’Ascola, bocciati gli altri

di Stefano Perri – La Calabria si consegna a Mario Oliverio. O meglio, una parte di essa, decide di affidare le proprie sorti nelle mani della coalizione del candidato del centrosinistra. In tanti, tantissimi, hanno scelto di non votare.

LA MINORANZA DECIDE – Appena il 44,07% degli elettori calabresi ha deciso di recarsi alle urne. Una minoranza, che in questo caso decide per tutti. A farla da padrone l’indifferenza, la freddezza, ed in parte l’astio nei confronti delle istituzioni, da parte di un elettorato stordito, in parte disorientato dal susseguirsi di tornate elettorali, ed abbondantemente nauseato dai molteplici scandali giudiziari che hanno coinvolto le regioni in generale ed in particolare la Calabria.

LA CORAZZATA OLIVERIO – E’ questo il vero dato che le urne consegnano nelle mani del neo Governatore della Calabria Mario Oliverio. A riconoscerlo è lui stesso, nelle sue prime dichiarazioni alla guida della Regione. ”Sulle spalle di chi governerà – dice – ci sarà una responsabilità molto pesante”.
Ma il risultato è largo. Addirittura oltre il 61%, quasi quattro punti percentuali in più di quanto ottenne Scopelliti nella scorsa tornata elettorale. Ad Oliverio il compito di non deludere le aspettative generate. Una responsabilità che il candidato del centrosinistra condividerà con l’armata che lo ha accompagnato. Una vera e propria macchina da guerra quella messa in piedi dall’ex presidente della Provincia di Cosenza. Ben otto liste, tre delle quali direttamente collegate al candidato Presidente e al Partito Democratico.  Un dato omogeneo, equamente raggiunto su tutto il territorio regionale, leggermente più evidente a Reggio Calabria, dove il candidato Governatore, trainato da tre cavalli di razza come Romeo, Irto e Battaglia, ha sfiorato il 63% dei consensi.

LA SCOMMESSA (PERSA) DI WANDA – Più contenuto, molto più contenuto, il risultato raggiunto dalla principale sfidante di Oliverio. Wanda Ferro si ferma sotto il 24%, quasi quaranta punti percentuali più giù del vincitore. Un’enormità.  A pesare sul risultato certamente la spaccatura con la coalizione dei centristi, guidata da D’Ascola, ma soprattutto il numero di liste, solo tre, ridotto davvero al lumicino. ”La scelta di scendere in campo con sole tre liste è stata una scommessa: senza la forza trainante dei tanti candidati sul territorio, mi sono rivolta direttamente alla gente, ai giovani delusi dalla politica, a quanti non hanno più fiducia nella capacità delle istituzioni di dare risposte ai bisogni dei cittadini”. Anche lei consapevole della pesante eredità lasciata dall’alto tasso di astensionismo. ”Il principale impegno di tutte le forze politiche, di governo e di minoranza, dovrà ora essere quello di ricostruire un rapporto di fiducia tra la politica, le istituzioni, i cittadini”.

PER D’ASCOLA MISSIONE COMPIUTA – La sua vittoria, in piccolo, l’ha ottenuta. Il Senatore Nico D’Ascola non sarà in Consiglio regionale, anche per effetto della cervellotica legge elettorale, ma la sua coalizione ha raggiunto la missione prefissata di superare lo sbarramento. In virtù del risultato raggiunto sederanno in consiglio due consiglieri, entrambi del Nuovo Centro Destra, considerando che l’Udc non ha superato lo sbarramento interno del 4% e si è trasformato in un mero portatore d’acqua per gli eletti alfaniani.

I GRILLINI BOCCIATI – Nuova pesante debacle per il Movimento 5 Stelle calabrese. L’informatico Cono Cantelmi si ferma sotto il 5% e anche lui, insieme agli altri candidati del movimento, rimarrà fuori dal Consiglio, non avendo raggiunto la soglia del 8% imposta dalla legge elettorale sulle coalizioni. Un risultato certamente più dignitoso di quello raggiunto alle comunali reggine ma che segna, ancora una volta, tutti i limiti dei 5 stelle nelle consultazioni che prevedono la preferenza, insieme con le pesanti spaccature interne che hanno caratterizzato l’intera campagna elettorale.

L’ALTRA CALABRIA SOLO TESTIMONIANZA – Ci ha provato, se così si può dire. La coalizione guidata dal Professore Gattuso non è andata oltre un risicatissimo 1,3%. Quella del prof reggino una battaglia politica e programmatica che però non ha trovato riscontro sensibile tra gli elettori calabresi. Non ha convinto il progetto, di molto ridimensionato rispetto alle scorse europee, che avevano lasciato intravedere qualche speranza per un progetto politico a sinistra del Pd.

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