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Reggio Calabria – Appuntamento promosso dall’Anassilaos

Nell’ambito della mostra storico-documentale dedicata al 73° anniversario della Repubblica Italiana, realizzata da Giuseppe Diaco presso la Villetta De Nava, giovedì 20 giugno alle ore 16,45, promossa dall’Associazione Culturale Anassilaos e dalla Biblioteca “Pietro De Nava”, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria e della Deputazione di Storia patria per la Calabria, sempre presso la Villetta De Nava, Sala Giuffrè, si terrà l’incontro sul tema“Da repubblica a repubblica/dalla Repubblica Napoletana alla Repubblica Romana e oltre, unaconversazione del prof. Antonino Romeo dedicata all’analisi  di due eventi storici, fallimentari sul piano concreto, che hanno, però, avuto il merito, nel momento in cui per il nostro Paese si concretizzava il sogno di unificazione, di porre all’attenzione, accanto all’ipotesi monarchica sotto i Savoia che poi si realizzò, una diversa Italia repubblicana che si concretizzò molti decenni dopo a seguito del referendum del 2 giugno 1946.

Al centro della riflessione dello studioso reggino – introdotto dal giovane Luca Pellerone, Presidente AnassilaosGiovani – la storia breve ma intensa della Repubblica Napoletana, proclamata il 23 gennaio del 1799 sull’onda dell’occupazione francese del regno di Napoli e di cui fece parte il fior fiore della borghesia del Regno e tra essi, una donna, Eleonora Pimentel Fonseca, poi giustiziata dai Borboni,  che diresse il Monitore Napoletano, organo del Governo. La Repubblica, ricca degli ideali rivoluzionari francesi, talora astratti se calati dall’alto,  era però priva del sostegno popolare. Vincenzo Cuoco, nel suo celebre saggio sulla Rivoluzione mise proprio in evidenza questi limiti “Se mai la repubblica si fosse fondata da noi medesimi; se la costituzione, diretta dalle idee eterne della giustizia, si fosse fondata sui bisogni e sugli usi del popolo; se un’autorità, che il popolo credeva legittima e nazionale, invece di parlargli un astruso linguaggio che esso non intendeva, gli avesse procurato de’ beni reali, e liberato lo avesse da que’ mali che soffriva; forse… noi non piangeremmo ora sui miseri avanzi di una patria desolata e degna di una sorte migliore”.Limiti – diremmo oggi – anche di certo pensiero politico “progressista” che non tiene conto, nelle sue elaborazioni programmatiche, di taluni bisogni primari del popolo al quale offre ideali che spesso “non si possono mangiare”.   La Repubblica Romana, nata all’indomani della fuga di Pio IX, e proclamata  il 9 febbraio 1849 ci porta più vicino agli ideali del Risorgimento dato che nacque a seguito dei grandi moti che sconvolsero l’Europa nel 1848. Essa fu governata da un triumvirato composto da Carlo Armellini, Aurelio Salfi e Giuseppe Mazzini, vide la presenza a Roma di Giuseppe Garibaldi,  e nonostante la sua brevissima  vita – l’intervento francese di Luigi Napoleone Bonaparte (il futuro Napoleone III) del 4 luglio 1849 restaurò il potere papale e distrusse la repubblica –fu importante per evidenziare taluni degli ideali del Risorgimento, ispirati al mazzinianesimo, che si opporranno tenacemente, negli anni successivi, alla soluzione “moderata” che Cavour diede al processo unitario. A Roma, nella difesa della Repubblica, morì anche Goffredo Mameli, autore del   Il Canto degli Italiani ovvero dell’Inno Nazionale del nostro Paese musicato da Michele Novaro nel 1847.

 

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