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Codacons: “Autoimpiego, che fine hanno fatto i fondi?”

Che fine hanno fatto i fondi per sostenere chi non ha un impiego e vuole avviare nuove iniziative imprenditoriali o lavorare in autonomia”. 
Questo l’interrogativo che traspare da una istanza di accesso depositata dal Codacons al Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria.
La vicenda prende le mosse dal Decreto nr. 3755, pubblicato sul BURC nr. 33 in data 11 aprile 2017, attraverso cui la Regione Calabria offriva un contributo a fondo perduto “fino a 30mila euro” per consentire l’avvio di nuove imprese guidate da “disoccupati, donne e giovani”. 
Si trattava di uno stanziamento importante, complessivamente parliamo di oltre 10 milioni di euro (esattamente 10.063.000,00) – si legge in una nota diffida dal Codacons – del resto sono pervenute in Regione ben 1986 domande di partecipazione.
L’iter come spesso accade, non è stato dei più semplici, tanto che si sono registrate alcune modifiche e proroghe.
Tuttavia con il Decreto Dirigenziale nr. 11475 del 16 ottobre 2018 del Dipartimento Lavoro della Regione, sono state pubblicate le graduatorie degli idonei ammessi a finanziamento. 
Quindi i soggetti “ammessi e finanziati”, in data 5 novembre 2018, sono stati convocati presso la Cittadella Regionale per la sottoscrizione dell’atto di adesione ed obbligo. 
Da allora i circa mille soggetti (esattamente 848) “ammessi e finanziati”, hanno potuto avviare le attività “ammesse” e finanziate.
Purtroppo ci viene segnalato come nonostante da allora siano trascorsi oltre otto mesi, nessuno abbia ricevuto neppure un centesimo.
Per questa ragione – proseguono dal Codacons – abbiamo ritenuto doveroso chiedere conto alla Regione delle motivazioni che impediscono di erogare quei contributi ai disoccupati che hanno partecipato ad un bando oltre due anni addietro.
Quello che desta perplessità – prosegue il Codacons – è che i beneficiari avrebbero dovuto essere soggetti “disoccupati, inoccupati e inattivi”.
Praticamente soggetti privi di reddito che hanno già dovuto sostenere delle spese e che ancora oggi, per intollerabili ritardi, non riescono a ricevere quei contributi “ammessi”.
E così la burocrazia finisce per dare il colpo di grazia ad una economia già disastrata. Ed infatti il rischio di chiudere queste neonate attività, prima ancora di farle partire, è davvero grande.

 

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