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    A Reggio e Locri presentato il libro su Scioglimento degli Enti Locali per mafia

    Una legge da riformare o da mantenere, ma con una applicazione più efficace e responsabile; una normativa da eliminare, rafforzando altri strumenti già esistenti: divide sempre il tema dello scioglimento degli Enti locali per mafia, misura dissolutoria particolarmente penalizzante, di carattere preventivo e non sanzionatorio e repressivo, che colpisce gli organi politici elettivi, e mai gli apparati burocratici, in cui si accerti il condizionamento mafioso dell’attività amministrativa dell’Ente. Tutto questo è stato al centro del volume intitolato «Scioglimento degli Enti Locali per mafia. Excursus storico, presupposti e rimedi», scritto da Manuela Calautti, Antonia Fabiola Chirico e Teresa Parisi ed edito da Interdata Cuzzola – Nei Comuni e Città del Sole edizioni, presentato presso la biblioteca Gaudio Incorpora di palazzo Nieddu del Rio di Locri.

     

    L’evento, organizzato con il patrocinio gratuito del comune di Locri, è stato scandito da diversi interventi che hanno posto in rilievo le molteplici criticità legate al contesto degli Enti Locali, non solo in determinati territori ad alta pervasività mafiosa, ma anche in tutte quelle situazioni in cui il sottodimensionamento degli organici degli uffici non consente un corretto funzionamento dell’Ente.

     

    “I dati di Avviso pubblico rivelano una incidenza al Sud dei provvedimenti di scioglimento, segno di un fenomeno che ha una connotazione anche territoriale. Accanto a questo, la nostra esperienza di attività di supporto agli Enti locali in tutto il Paese ci rivela pure che gli stessi Enti hanno bisogno di formazione specifica per fare funzionale al meglio gli uffici”, ha sottolineato Mario Petrulli di Interdata Cuzzola.

    “Tra le criticità su cui ci aspettiamo anche una riflessione politica, oltre che legale e giornalistica, vi sono quelle della lobby dei commissari prefettizi chiamati a risanare gli Enti dopo lo scioglimento e dell’efficacia del loro operato; su di esso andrebbe condotta un’analisi seria e severa”, ha commentato Franco Arcidiaco di Città del Sole Edizioni.

     

    Dopo i saluti della presidente dell’ordine degli avvocati di Locri, Emma Maio, che ha definito il volume “una utile e lucida analisi di un fenomeno complesso”, gli interventi delle autrici hanno offerto all’uditorio svariati spunti di riflessione sulla scorta della ratio sottesa all’articolo 143 del Testo Unico Enti Locali (Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. Responsabilità dei dirigenti e dipendenti), come novellato dal c.d. dl Sicurezza convertito con legge 132/2018, e delle recenti vicende dei comuni di Marina di Gioiosa e Lamezia Terme, dove i commissari sono tornati dopo l’iniziale annullamento del provvedimento da parte del Tar Lazio, in primo grado.

    Dallo studio condotto dalle autrici è emersa la necessità di richiamare l’attenzione sulla valutazione dei presupposti di concretezza, univocità e rilevanza dei fatti, individuati quali condizioni per la legittimità di questa misura dissolutoria, da eseguire non in modo atomistico ma nel complesso.
    «In quanto atto di Alta amministrazione, per prevenire che l’ampia discrezionalità associata al provvedimento di scioglimento per mafia degeneri in arbitrio ed assicurare il rispetto del principio del ‘più probabile che non’, è necessario garantire un supporto istruttorio completo e una motivazione adeguata. Il tutto improntato ad una piena ragionevolezza. Ciò si rivela fondamentale per distinguere i casi di vero e proprio collegamento e condizionamento mafioso, da quelli di attività amministrativa contraddistinta da illegittimità e/o illiceità», ha sottolineato l’autrice, Antonia Fabiola Chirico, avvocato del foro di Locri.

     

    I dati trattati nel volume sono frutto di un’analisi della casistica registrata sull’intero territorio nazionale nel corso dell’ultimo biennio (2017 – 2018), segno della pervasività di un fenomeno che ha riguardato e continua a riguardare tutto il Paese.

     

    «La necessità di tutela preventiva in grado di salvaguardare la corretta gestione della cosa pubblica e la comunità dal fenomeno pervasivo della criminalità organizzata di stampo mafioso si è imposta, in modo indifferibile, ai tempi dei cruenti fatti maturati a Taurianova, nel contesto delle faida dei primi anni Novanta. Tale normativa, tuttavia, ad oggi necessita ancora di profondi interventi di riforma che la rendano maggiormente organica rispetto al Sistema e ne migliorino l’efficacia», ha sottolineato l’autrice Manuela Calautti, avvocato del foro di Locri.

    Una misura nata, dunque, come straordinaria e che, tuttavia, risulta particolarmente ricorrente nella sua applicazione.

    «La frequenza dell’adozione di questa misura così invasiva e penalizzante per gli organi elettivi e le comunità, anche in ipotesi di mala gestio, dunque di cattiva gestione, e disordini amministrativi vari per i quali esistono altri strumenti previsti negli articoli 141 e 142 del Tuel, impone seri e urgenti interrogativi sulla sua corretta applicazione. Essa genera, infatti, profondi vulnus nel tessuto dei diritti costituzionalmente garantiti, in materia di tutela dell’integrità della Sovranità popolare e delle Autonomie e del rispetto della libertà delle imprese, in quanto Formazioni sociali», ha sottolineato l’autrice, Teresa Parisi, avvocato del foro di Locri.

     

    Valutazioni sulla normativa sono state poi illustrate dal sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, nelle sue conclusioni. «Si tratta di una norma superata, non adatta ai Comuni. Essa ha evidentemente fallito, non avendo risolto un problema serio e diffuso. Esiste anche il problema di riportare la democrazia elettiva nei comuni sciolti e, soprattutto, in quelli sciolti più volte. È chiaro che gli strumenti esistenti sono inadeguati. La norma andrebbe sostituita completamente – ha spiegato il sindaco Calabrese – perché la capacità di controllo che si richiede in fase elettorale e al momento di gestire la cosa pubblica agli Enti Locali non solo non è sostenibile, ma rischia di scoraggiare in modo preoccupante l’impegno politico e il desiderio di amministrare la cosa pubblica».

     

    L’acceso dibattito, seguito agli interventi, ha coinvolto i tanti giornalisti presenti in sala e, tra gli altri, anche alcuni amministratori tra i quali i sindaci di Samo e Africo, rispettivamente Giovambattista Bruzzaniti e Francesco Bruzzaniti, unanimi nel ritenere prioritarie la modifica della normativa e, come ribadito anche dal sindaco Calabrese, la previsione di supporti per i Comuni in un’ottica concretamente preventiva delle infiltrazioni mafiose.

     

    Di «una legge che ha esaurito la propria spinta propulsiva che, dunque, è da rivedere anche e soprattutto per i pregnanti riflessi che produce sul versante dell’essenza delle Autonomie costituzionalmente garantite e per il livello di adeguatezza degli esiti dell’attività di accertamento rispetto ad un condizionamento che alteri effettivamente l’operato amministrativo dell’Ente», ha riferito nel suo intervento l’avvocato Francesco Macrì.

    La tappa a Locri per la presentazione del volume  «Scioglimento degli Enti Locali per mafia. Excursus storico, presupposti e rimedi», edito da Interdata Cuzzola – Nei Comuni e Città del Sole edizioni, ha rappresentato il secondo dei due appuntamenti programmati nei giorni scorsi. Le autrici, Manuela Calautti, Antonia Fabiola Chirico e Teresa Parisi, avvocati del foro di Locri, infatti erano state già ospiti, nella sala conferenze del DiGiEs presso palazzo Sarlo a Reggio Calabria, del primo di quattro incontri organizzati da Ismed Group, DiGiEs – dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze Umane dell’università Mediterranea, Generali Italia e dall’ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, in materia di rapporti con le imprese. Numerosi i riflessi da rintracciarsi nel volume.

    Il campo dell’urbanistica, nello specifico quello degli appalti pubblici, ha infatti rappresentato storicamente uno dei settori più attenzionati dalle infiltrazioni mafiose nel corso degli ultimi decenni. Per questa ragione il legislatore è intervenuto in più occasioni su questa delicata materia per scongiurare ex ante, al momento dello svolgimento dell’appalto, ed ex post, successivamente all’aggiudicazione dell’appalto, tali infiltrazioni mafiose.

    All’interno della relazione che il Prefetto invia al Ministro dell’interno, a seguito dell’accesso antimafia disposto all’interno dell’Ente locale, inoltre viene dato conto, oltre che della sussistenza dei collegamenti con la criminalità organizzata mafiosa o similare degli amministratori ovvero di forme di condizionamento degli stessi, anche e soprattutto di appalti, contratti e servizi, a rischio di essere interessati da fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica.

    La necessità di prevenzione e di repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione rappresenta altresì il binario strategico per prevenire le stesse infiltrazioni mafiose e assicurare trasparenza.