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    Reggina: Catanzaro e Catania, i due capolinea di Cevoli

    Negare che Roberto Cevoli, risultati alla mano, sia stato forse il miglior allenatore che la Reggina ha avuto negli ultimi dieci anni sarebbe poco onesto.Da Mazzarri in poi praticamente nessuno ha avuto la sua continuità di risultati. Tanto per citare un altro anno che regalò illusioni, quello del primo Atzori, la Reggina fece un girone di ritorno non particolarmente positivo.Roberto Cevoli, però, è stato il miglior allenatore possibile fino al settimo posto. Ogni volta che c’è stato da fare il salto di qualità sotto il profilo della produzione tecnica e tattica è mancato.La partita contro il Catanzaro è stata un disastro per lettura iniziale e per contromisure non trovate già dopo quindici minuti di totale “bambola” di fronte al tambureggiante gioco di Auteri.Quello era il momento in cui poteva maturare il salto di qualità, invece tra scelte iniziali sbagliate, mosse ritardate e insistenze si stava per consumare uno dei peggiori drammi della storia della Reggina.  Il secondo tempo non è un attenuante, ma un aggravante.Arrivati ai play off ci si aspettava che si proponesse qualcosa di più. Già contro il Monopoli, senza la prodezza estemporanea di Ungaro, il cammino si sarebbe potuto interrompere dopo una partita insoddisfacente.A Catania, poi, senza avere nulla da perdere, non proporre qualcosa che fosse meno pavido di quanto si è visto è apparso una scelta sbagliata. Ogni qualvolta la Reggina attaccava gli etnei tirava in porta ed era pericolosa.  E questo al di là della condizione fisica precaria dettata dall’aver giocato solo tre giorni prima.C’erano uomini e mezzi per fare meglio nelle due partite che avrebbero potuto valere il salto di qualità.Quello che a Cevoli è mancato e che, probabilmente, gli è costato la panchina a campionato in corso contro i giallorossi e la conferma per la prossima stagione dopo i quattro gol subiti al Massimino.Al nuovo allenatore si chiederà proprio di giocare diversamente certe partite.