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    Pizzo (VV) – Piedigrotta, infondato ricorso contro Comune

    Chiesetta di Santa MARIA di PIEDIGROTTA, con l’ordinanza definitiva della Cassazione, si mette la parola fine ad un’annosa vicenda dell’esproprio dell’edificio sacro.

    A darne notizia è il Sindaco Gianluca CALLIPO sottolineando che giunge finalmente al termine, con accoglimento delle ragioni addotte dall’Amministrazione Comunale, una vicenda ereditata dalle passate gestioni e notevolmente importante per l’Ente e per l’intera comunità.
    Al centro della vicenda giudiziaria, la famosa Chiesa di Santa Maria di PIEDIGROTTA, scavata all’interno di un grande blocco di calcarinite tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Tale bene è stato riconosciuto di notevole interesse pubblico per il suo cospicuo carattere di singolarità geologica dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1954 e di particolare importanza storico – artistica nel 1998 dal Ministero per i Beni Culturali.
    La querelle giudiziaria tra la famiglia proprietaria dei terreni dove sorge la Chiesa ed il Comune ha origine negli anni ‘80, quando la titolare (BALOTTA) decide di cedere gratuitamente il bene all’Ente che, però, non si attiva per perfezionare la donazione con apposito rogito notarile.
    A distanza di tempo, la BALOTTA chiede il risarcimento del danno per la perdita della disponibilità del bene immobile in questione e dei terreni limitrofi. Nel 2002 viene, quindi, avviato un contenzioso giudiziario davanti al TAR. È il 2008 quando la sentenza del Tribunale Amministrativo condanna il Comune a risarcire integralmente la BALOTTA, riconoscendo definitivamente il passaggio della proprietà del bene a favore del Comune, in virtù dei numerosi investimenti pubblici fatti nel corso degli anni per consentirne la fruizione.
    Parallelamente, la BALOTTA adisce la Corte d’Appello di Catanzaro domandando anche un ulteriore ristoro per l’occupazione del bene, ottenendo così, il riconoscimento della somma (circa 84.000 euro oltre interessi), determinata sulla base del valore di tutti i terreni occupati, individuata in quasi 470.000 euro. L’ormai ex proprietaria, ritenuto però non congruo il valore stimato e, quindi, le somme dovute per l’occupazione dei terreni, avverso tale sentenza ricorre nel 2013 in Cassazione.
    Nel frattempo, per cercare di limitare quanto più possibile gli esborsi, il Comune si vede costretto a concludere un accordo transattivo, corrispondendo alla BALOTTA quasi 1 milione di euro (considerati anche interessi, rivalutazione e spese legali). Questa somma viene però accettata dalla stessa con riserva dei maggiori diritti e dei maggiori importi eventualmente dovuti in conseguenza dell’accoglimento del suddetto ricorso innanzi alla Cassazione.
    Con quest’ultima ordinanza, notificata nei giorni scorsi, in accoglimento delle ragioni del Comune, la Cassazione rigetta il ricorso della BALOTTA, riconoscendo corretto l’importo già fissato dalla Corte d’Appello. Con questa pronuncia si consolida, quindi, in via definitiva l’importo concordato fra le parti e si conclude finalmente l’intera vicenda giudiziaria.