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Decreto Calabria, Russo: “Bene sblocco del turnover”

“Un Paese che vuole definirsi civile non può tollerare che i residenti in una delle sue regioni subiscano la violazione di uno dei principali diritti quale è quello ad avere cure efficienti e immediate sul territorio. Una condizione che invece continua a verificarsi quotidianamente in Calabria”. Lo afferma Tonino Russo segretario generale di Cisl Calabria che a proposito del ‘Decreto Calabria’ commenta: “Non è certamente con un provvedimento che si occupa esclusivamente di risanare i conti senza tener presente il fabbisogno di salute dei calabresi che si riequilibra quel diritto leso”. “Ma con misure che garantiscano – prosegue – l’innalzamento dei servizi e il ristabilimento dei Livelli essenziali di assistenza per cui la Calabria continua a rimanere agli ultimi posti in Italia. In questa direzione va bene l’emendamento che ha permesso di sbloccare il turnover. Un provvedimento fortemente sollecitato anche da noi durante l’audizione in commissione parlamentare. Ma non basta”. Secondo Russo, “oltre dieci anni di commissariamento e di blocco di assunzioni giustificate dalla ratio di un piano di rientro del debito, che nei fatti non è neppure avvenuto, ha messo in ginocchio il sistema sanitario territoriale e ha ridotto la capacità di dare risposte vere alle esigenze di salute dei calabresi”. Ed a questo proposito il segretario generale di Cisl Calabria sviscera dati. “Ci troviamo di fronte – spiega – a una situazione attuale in cui un calabrese su tre rinuncia a curarsi per la lunghezza delle liste d’attesa nel settore pubblico e per l’impossibilità economica di ricorrere alle cure private per gli alti costi. Aspetti che hanno generato una crescente sfiducia nel sistema sanitario calabrese facilitando anche l’esodo verso altre regioni”. Su questo aspetto, Russo, ricorda che “la mobilità sanitaria passiva rappresenta circa il 10% dell’intera spesa sanitaria raggiungendo il dato monstre di oltre 276 milioni”. “Per invertire questa spirale negativa – afferma – occorrono provvedimenti che fronteggino innanzitutto la carenza di personale sanitario. Una situazione che il lungo periodo di blocco delle assunzioni e gli effetti della riforma pensionistica, introdotta con quota 100, può solo peggiorare. Secondo le stime si potrebbe arrivare entro la fine del 2019 alla mancanza di circa cinquemila addetti nel settore sanitario”. “Ciò si tradurrà – aggiunge – in un’ulteriore contrazione della qualità dei servizi di assistenza e cura per i calabresi. Un recente, studio pubblicato sul British medical journal, afferma che ridurre da 10 a 6 il numero dei pazienti per ogni infermiere, ridurrebbe le mortalità negli ospedali del 20%. In Calabria il carico di pazienti è 3 volte superiore”. “Per questo – conclude – la strada che andrà percorsa per restituire credibilità al sistema e ripristinare il diritto alla salute dei calabresi passa necessariamente da un piano straordinario di assunzioni per colmare i vuoti lasciati da una politica avviata da anni di commissariamento poco attenta a garantire il Livello essenziale di assistenza minimo per i cittadini della nostra regione”. 

 

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