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    Doppia preferenza di genere, Bova: «Chi ha tramato ha gettato la maschera»

    “La mancata approvazione della proposta di legge sulla cosiddetta “doppia preferenza di genere”, la modifica alla legge elettorale regionale che avrebbe introdotto un incremento della rappresentanza femminile in seno al Consiglio regionale, non è solo e semplicemente una pagina buia della politica regionale calabrese” – scrive il consigliere regionale Arturo Bova.

    “Ma ha fatto sì che chi per mesi, anzi anni, ha segretamente tramato perché la proposta non arrivasse in porto, gettasse la maschera. 
    Ancora una volta un principio di civiltà è stato sacrificato sull’altare pagano dell’interesse politico personale. La vergogna di cui ci siamo coperti ieri è un’onta che si abbatte su tutti noi che eravamo seduti in Aula e abbiamo assistito all’affossamento di una norma di civiltà politica per ragioni che con la Politica, quella con la “P” maiuscola, non hanno niente a che vedere.
    Come ho avuto modo di dire in Aula, stigmatizzando la condotta della minoranza, le strategie politiche di qualsiasi opposizione non possono giammai giungere a ledere i principi costituzionali, men che meno le conquiste nel campo dell’emancipazione femminile cui sono legate alcune tra le più belle pagine della storia italiana. 
    Ma se nella seduta di un mese fa, su questo provvedimento, si era arrivati a toccare il fondo, ieri abbiamo iniziato a scavare. Prima della seduta, lo ammetto, non potevo credere che questo Consiglio arrivasse a bocciare la norma. Mi aspettavo un rispetto istituzionale che travalicasse le distanze politiche, anche all’interno della maggioranza. Ma così non è stato, purtroppo.
    Per quanto mi riguarda, infatti, la questione è figlia anche delle spaccature e delle divisioni della maggioranza. Ieri, l’artificio della dichiarazione di astensione nel voto utilizzato dalla minoranza per giungere al malcelato obbiettivo di affossare la proposta di legge, è stato condiviso e, forse, “concordato” anche da componenti eletti nelle fila della maggioranza. Proprio quei consiglieri che, quando la norma fu portata in discussione all’inizio della legislatura, non avevano esitato a salutarla con favore. Per loro, ieri, ha prevalso il calcolo personale, politico ed elettorale che già si era manifestato quando gli stessi avevano deciso di passare tra le fila dell’opposizione.
    Ecco perché a far male sono soprattutto le assenze e le astensioni di esponenti che ad oggi si dichiarano di maggioranza o hanno un ruolo grazie a questa maggioranza. Penso all’assenza del vice-presidente del Consiglio, ad esempio, all’astensione dell’ex Presidente del Consiglio, entrambi eletti nelle liste del Pd nel mio collegio, o al voto contrario del capo gruppo della lista Oliverio Presidente. Chiodi sulla bara di una rappresentanza elettorale mortificata dal ricatto politico e dalle valutazioni sul tornaconto personale. Azioni che danneggiano l’immagine del Consiglio e la vita politica di chi si impegna quotidianamente affinché la Calabria possa dirsi un passo più moderna e più giusta.
    A questo punto, il rischio concreto che l’incostituzionalità della legge elettorale calabrese possa inficiare le prossime elezioni ove non si trovasse una soluzione nel breve periodo, è solo uno degli aspetti preoccupanti della vicenda. In gioco c’è la tenuta delle Istituzioni democratiche e la credibilità di una classe dirigente sempre più invisa e distante dal popolo calabrese.
    Il Presidente Oliverio non può far finta di non vedere, non può semplicisticamente dichiarare che non ci sia un problema di maggioranza. Tutt’altro! 
    All’onestà intellettuale e alla lucidità di lettura degli accadimenti, allora, dovrà seguire una assunzione di responsabilità con l’immediata convocazione di una riunione di maggioranza – e in questa sede la richiedo pubblicamente – in cui ci si possa guardare in faccia e confrontare senza filtri sui provvedimenti fondamentali per la Calabria che ancora sono sul tavolo della Giunta e del Consiglio Regionale e che devono trovare necessaria attuazione nell’interesse prevalente della collettività.
    Almeno questo lo dobbiamo a quella buona Calabria che ci ha dato fiducia”.