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Reggio Calabria – Ethos: “La Cina è vicina ma non per noi”

“È stato firmato a Roma un importante protocollo d’intesa tra la Cina e l’Italia che prevede numerosi capitoli di interscambio economici e culturali – scrive il Vice Presidente di Ethos Giovanni Sergi.

“Tra i diciannove punti del memorandum, vorremmo prenderne in considerazione uno, cioè quello che riguarda le intese per lo sviluppo delle infrastrutture portuali italiane. Accordi sono previsti sia per il porto di Genova sia per quello di Trieste. E con ciò, direte voi? E con ciò, perché neanche un accenno a quello di Gioia Tauro?
Ora, io non sono e mai sarò un Senatore, ne un Deputato e nemmeno un Assessore, probabilmente non capisco niente, ma certamente mi domando a cosa servono i nostri rappresentanti politici se non riescono ad imporre un minimo d’interesse locale ai vertici del nostro governo? Sono tre i grossi porti d’interesse nazionale e guarda caso l’unico che non è stato inserito, neanche di striscio nell’accordo, è il nostro.
Perché, lor signori, parlano e parlano e ancora parlano, senza in sostanza dire nulla e nulla riescono a portare a casa, la nostra casa. E così si assommano riunioni inutili, foto senza senso, corse mediatiche a chi la spara più grossa, discussioni sul sesso degli angeli, mentre Reggio e tutti i Calabresi affondano. Così avviene a livello nazionale e così avviene a livello locale, dove si parla di dissesto sì, dissesto no, come se il dissesto fosse solo un’astrazione giuridico-amministrativa e non una realtà quotidiana che tutti stiamo vivendo.
Cifre e numeri vengono sparati a piè di lista perché di documenti contabili e riscontri oggettivi non ve ne sono (a questo serve il bilancio sociale che ben si guardano d’adottare); si parla d’imprenditori e ci si dimentica che, fatte le dovute eccezioni, a Reggio non esiste più una classe imprenditoriale.
I nostri vecchi non riescono a curarsi, i nostri giovani a lavorare, la sporcizia nelle strade ci sommerge, gli stipendi non vengono pagati, non riusciamo a tirare fuori un progetto, dico uno, che ci faccia sperare in un futuro migliore, siamo sommersi dal malaffare e dagli intrecci tra gli amici degli amici ed infine riusciamo a comprare biglietti di solo andata.
Ma li vediamo questi problemi o no? Capiamo verso quale baratro ci stanno portando, tra un selfie e un altro? E a voi, miei concittadini, domando: fino a quando vorrete continuare ad affidare il vostro futuro a questa classe dirigente? Cosa ancora devono fare, prima che decidiate in prima persona di morire magari, ma in piedi e non in ginocchio? Il mio è dolore, rancore o magari vedo l’uva acerba perché non riesco a coglierla…fate voi, ma fate”.

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