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Catanzaro – Maida: “stanno smontando la fisioterapia”

“Se i DG ultimi si sono dimostrati eloquenti quando da noi sottoposti a richieste, seppur minime per risollevare l’ospedale, nei fatti oltre all’eloquenza di facciata non è rimasto nient’altro”.

Scrive il Presidente Dottor Antonio Maida del comitato Pro Ospedale del Reventino e aggiunge: “Uno spartito ripreso con un copia/incolla dalla Direzione Sanitaria responsabile dell’ASP. Eppure di problemi nell’ospedale ce ne stanno, e loro lo sanno, perché noi mai ci siamo stancati di rammentare chicchessia criticità. E la tanto declamata sinergia tra le strutture (perché la nostra è un unico corpo, più volte hanno inteso a sottolineare) funziona solo sul binario di sola andata Soveria-Lamezia. Tre anni fa nell’ospedale c’erano tre unità di fisiatria, retaggio storico del ben più noto reparto di ortopedia allora magistralmente condotto dal Dott. D’Onofrio, coadiuvato dai dd.rr. Laraia, poi Misiti, Gigliotti, Gatto e altri capaci di creare emigrazione sanitaria all’ìnverso. Arrivavano dalla Campania, Sicilia, Puglia in un ospedale ubicato nelle montagne della Sila. Poi il giocattolo fu rotto in nome del “pareggio di bilancio”. Ma continuavano a rimanere le tre unità di fisioterapia a tenere alto il nome del reparto di supporto all’ortopedia, Gianfranco Diodato era il testimone vivente di un’epoca fervida, con lui Ada Paola a cui si aggiunse il dr. Scarlata. Se l’ortopedia non c’era, c’era la fisioterapia, servizio apprezzatissimo soprattutto da una fascia debole di popolazione, quella meno abbietta, che con il solo ticket o addirittura l’esenzione medica riusciva a beneficiare del supporto del servizio. Poi, Gianfranco Diodato, scese a Lamezia, e a ruota stessa sorte per Scarlata, lasciando da sola l’operatrice Paola. Due viaggi di sola andata per Lamezia, di fatto hanno lasciato da sola un’operatrice prossima alla pensione, che recentemente ha usufruito di un periodo di ferie e qualche giorno è mancata dal lavoro. Lasciando di fatto chiuso all’utenza ogni tipo di consolenza. Ci sono tutti gli ingredienti per comprendere che qualora l’operatrice andrà in pensione, e non ci vuole molto, il “mitico” servizio resterà un ricordo nel silenzio più assordante. Gli anziani, gli indigenti, gli “esenti” che spesso non dispongono di mezzi di locomozione, dovranno ripiegare sulle cure a pagamento, perché qui lo stato non ci sarà più. Si faccia un’esame di coscienza chi dirige l’ASP e provveda subito a mandare una unità aziendale a Soveria nel turno di mattina, perché le unità ci sono. Noi su questo faremo una battaglia di posizione come abbiamo fatto con la Pediatria. Non indietreggeremo di un millimetro, ed è proprio ieri che della questione abbiamo informato sia il Ministro che la segreteria del dicastero. Se sarà necessario informeremo l’Anac e qualsivoglia ufficio che potrebbe essere necessario per la causa. Qui non staremo fermi, che l’azienda ne prenda atto, e disponga il servizio di ortopedia ambulatoriale almeno tre volte a settimana. Perché con sette ortopedici più primario, quindi otto unità, nell’Asp è possibile farlo”.

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