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‘Reggionamenti’: “Legislatura infruttuosa per Città metropolitana e Comune”

“In uno scenario politico tutt’altro che accreditato nella pubblica opinione, la Città Metropolitana si trascina al tramonto di una legislatura amministrativa che, aldilà delle contrapposte valutazioni di schieramento, si è distinta per una stagione di “cronaca municipale”, priva cioè di qualsivoglia forma di “Storia” che potesse sviscerare intensa “memoria di governo” e “mnemonica civica”. E’ opinione diffusa, anche se non necessariamente maggioritaria, che la legislatura terminante sia stata in larga parte infruttuosa per il compimento di quei costrutti politici e amministrativi che concretizzassero l’avvio della Città Metropolitana, conclamando il ruolo centrale ed autorevole di Reggio sulla Calabria. E’ inoltre opinione diffusa, ed anch’essa non necessariamente maggioritaria, che l’amministrazione municipale non sia stata, nell’intera legislatura, uno specchiato esempio di dinamicità, di efficienza, di rinnovamento. La crisi economica, politica, sociale che affligge la Città determina una diagnosi immediata innanzitutto tra i reggini, nella consapevolezza che l’interesse non è solo sciovinista e/o idealistico bensì esso è un tornaconto sostanziale per i singoli, per le famiglie, per il futuro economico, reddituale, socio-residenziale dei cittadini, delle giovani generazioni e di chi verrà. Su queste minute determinazioni ci permettiamo di rilevare che la classe politica reggina si è totalmente dimenticata di quella etica delle responsabilità che acclara il ruolo superiore di classe dirigente e che innesca la capacità ed il coraggio di governare la Città in un’ottica di efficace e futuribile, che determini opportunità, economie, ricchezza diffusa, gradevolezza residenziale, emancipazione sociale e finanziaria dei cittadini, conclamando la convenienza a costruire scenari produttivi per chi oggi è in età di produzione-lavoro e per chi verrà al mondo in questo territorio. I politici – in quanto espressione della Politica, ch’è il potere-principe tra i poteri dello Stato – devono essere una risorsa di cognizione ed un patrimonio culturale e devono saper governare il territorio divenendo essi stessi – nell’interesse della collettività – matrice e motrice dello sviluppo di area, facendo tesoro di quel “matabolismo urbano” che può essere definito come l’interazione complessa delle risorse dottrinarie, tecniche e socio-economiche e dei processi produttivi, strutturali, infrastrutturali e della complessità dei servizi che si verificano nelle Città, determinando prospettive di benessere e di interesse alla stanzialità. Tali paradigmi non trovano riscontro nella maggioranza che governa la Città e che, aldilà di ogni lamentevole giustificazione sulle responsabilità pregresse, che ormai cesserà soltanto con la fine della legislatura, si contraddistingue per una palese assenza di programmi, di progetti, di modelli di sviluppo, che rappresentino la sintesi ed il “decifrato” dei postulati politici ed ideologici di chi governa. In assenza di una “dottrina di governo” da cui scaturisca “un modello”, gli attori istituzionali diventano improduttivi e preoccupati soltanto a mantenere i propri profili (e posizioni) nei ruoli di partito, così rinnegando l’investitura fiduciaria ricevuta. Ma non si tratta qui di auspicare una immaginabile alternanza di governo se non si prende atto con coraggio che non vi è un modello da rivendicare; nella considerazione che ogni stagione politica ha il suo limite temporale e qualsivoglia “modello d’epoca” appare – anche in riguardo dello scenario nazionale di governo – abbisognevole di essere archiviato (non necessariamente abiurato) quale prototipo di quel ciclo e di quella classe dirigente, oramai travalicata da un’altra classe dirigente locale, regionale, nazionale. Cosicché ogni logica di automatica alternanza non gioverebbe alla Città Metropolitana ed alle sue vocazioni baricentriche in Calabria; di rimando limiterebbe la credibilità e determinerebbe minor fiducia elettorale e d’opinione; nella consapevolezza che è dovere ed etica valoriale per la Politica tesaurizzare i modelli di percorso e di sviluppo scaturiti da una chiara “dottrina di governo” del tempo, ma è altresì incomprensibile per la pubblica opinione l’accanirsi su quel modello (di cui tutti ricordano il bene ma anche il male che ha prodotto alla coalizione di riferimento) soltanto per velleità nostalgiche di pochi orfani del protagonismo andato. Cosicché è necessario un “approccio emergenziale”, nell’interesse di Reggio ma anche nell’interesse dei cittadini, obbligatoriamente ricettivi alla salvaguardia delle loro posizioni sociali, del valore dei loro beni, nonché consapevoli della legittimità di ricercare aspettative di evoluzione patrimoniale e di sviluppo reddituale. L’approccio emergenziale dovrebbe necessariamente scaturire da una élite della società civile, delle professioni, delle arti, della cultura e dei mestieri; una élite che per prestigio e per interesse di lignaggio diventi complementare alla società politica favorendo l’attrazione ad un modello di sviluppo civico che sia condiviso; affidando alla politica il coraggio delle scelte di governo ed alla società civile la consapevolezza di dover concorrere dall’interno alla loro realizzazione. In quest’ottica, pur demandando alla società politica i ruoli obbligatori di capacità delle scelte e degli indirizzi, altrettanto obbligatori appaiono i ruoli della società civile – del consorzio dei cittadini – ad un partenariato civico finalizzato ad una emergenza urbana sostenibile che promuova la “responsabilizzazione della cittadinanza”. Ciò perché ogni forma di “astensione” diventa sinonimo non solo di egoismo ma anche di autolesionismo. Ricercare nell’insieme della società civile una élite illuminata che ragioni in termini di identità e di progresso è competenza di quella coalizione politica (o soltanto di quei partiti) che a differenza di altri coltivano il “vincolo di appartenenza al territorio”, l’esaltazione delle sue tradizioni, la sacralità del passaggio generazionale di padre in figlio, il pensiero positivo contro quello denigratorio. Ma che anche incarnano la novità e la diversità; e su di esse hanno raccolto il consenso, interpretando le aspettative di popolo ed impegnandosi su legalità, giustizia sociale, diritti diffusi anche per i più fragili ed i meno garantiti. Individuare in questa élite della società un primo cittadino che intenda porre la Città Metropolitana quale volano degli interessi sulla Calabria; individuando priorità e scelte finalizzate ad una stagione di legislatura municipale consapevole che il modello di governo metropolitano necessita, perché funzioni, di pari dignità in alveo politico regionale e di riconoscimento del ruolo sull’intero territorio. Un governo della Città che sia “amico” e omologo al governo nazionale, replicando quella nuova maggioranza contrattuale rappresentata in Parlamento, diverrebbe la vera novità per Reggio e indurrebbe la società civile ad una scommessa di sviluppo e di emancipazione del territorio. Su questo canovaccio le forze nuove e vive della Città, coi loro dirigenti novizi e carichi d’idealità, potrebbero incontrarsi per ricercare nella società il soggetto primo cittadino classificandolo quale collante di una coalizione che si sviluppi non più come una (non credibile) alternanza, ma verso una alternativa epocale di governo municipale”. Lo scrive in una nota Augusto Borbotti, presidente di “Reggionamenti”.

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