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Reggio Calabria – XVI International Journalism & Arts Award Gino Votano

“Bisogna fermare lo sfruttamento minorile, i bambini devono avere un’istruzione, devono giocare, divertirsi, proprio come noi; per questo dico no allo sfruttamento minorile e oggi siamo qui per un’iniziativa molto bella che ci invita a riflettere su ragazza meno fortunati di noi”.

Sfruttamento femminile e minorile, la povertà assoluta nel mondo della Globalizzazione, nessun rispetto per la persona umana, questi i commenti degli studenti dell’Istituto Comprensivo “Radice Alighieri” di Catona, che all’auditorium di Arghillà hanno analizzato la situazione delle donne sfruttate in Senegal nella proiezione di “Le Monologue de la Muette” di Khady Sylla e Charlie Van Damme (Senegal, Francia, Belgio). Un film che rivela come le donne per sopravvivere sono costrette a lavori pesanti, rifiutati dalle aziende occidentali, con una paga di 1 solo dollaro al giorno.
Seconda giornata del Mediterranean Experiences Festival, quest’anno dedicato alle Periferie – No Go Area, fisiche e concettuali. Quelle zone in cui è proibito entrare dove vivono comunità etniche diverse che diventano territori delle gang. Partendo dai dati di Oxfam e della Banca Mondiale, che hanno stabilito la soglia della povertà assoluta ad un reddito di 1 dollaro e novanta al giorno. Per Giovanna della III F, “questo film descrive come in alcune aree del mondo non sono riconosciuti i i diritti delle popolazioni, anche se tutti siamo esseri umani e tutti possediamo diritti sacrosanti”. E spiega, “ancora oggi esiste la dittatura, la povertà, la schiavitù che nel XXI secolo non dovrebbe esistere, come non dovrebbe esistere un superstato come l’Europa né altre potenze, ma un unico mondo unito in cui tutti guardiamo insieme al futuri. Troppe diseguaglianza, persone che non rispettano le altre persone, xenofobia povertà”. Ilenia della III F commenta, “il tema che stiamo trattando a scuola é lo sfruttamento minorile, in Europa siamo fortunati, andiamo a scuola, mentre le bambine in questo film, per vivere, sono costrette a fare le domestiche e non possono nemmeno andare a scuola. Molti bambini sono sfruttati in fabbriche di cappelli, perché hanno le mani piccole e riescono a lavorare pagando il debito dei loro genitori”.
Per Francesco della III B, “questo film affronta i problemi di un intero continente, l’Africa, dove le donne si contendono un posto di lavoro, che può significare un pasto per la propria famiglia. Dopo la decolonizzazione, le potenze europee avevano bisogno della guerra e hanno impoverito i continenti, oggi Africa è il continente più povero del mondo e inoltre ha una mortalità media intorno ai 60 anni ed una popolazione giovanissima con un’età media di 15 anni”

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