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Morano Calabro – Presentato il libro di Domenico Poli “Un’altra vita”

Cento modi per presentare un libro. Sperimentati e catalogati nei manuali di comunicazione. Cento tentativi di trasmettere emozioni. Con elementi comuni. Ricercati e reclamizzati ad arte. Mediante un cliché testato, ma ripetitivo: l’ospite, il critico letterario, la bella lettrice, l’abile musicista, le slide, le luci basse. Il pubblico.

Cento modelli. Da dimenticare. Perché un lavoro intellettuale è unico. Può e deve abbandonare le proiezioni convergenti, per seguire le rette perpendicolari dell’estro. Anche nella promozione. La centunesima retta. Quella che non ti aspetti, perché pensi di averle viste tutte. La retta atipica, briosa, nuova. Bella. Capace di sollazzare l’animo. La trovi in una iniziativa di stampo culturale ma che null’ha da invidiare agli spettacoli d’intrattenimento. Domenico Poli ne è l’organizzatore.
Un medico. Che ha trascorso la vita nelle corsie degli ospedali del nord Italia, dove tutt’ora risiede. Ha incontrato persone alle quali ha lenito sofferenze e malinconie. Ha tracciato la parabola del tempo senza mai dimenticare le sue origini, il borgo natio, Morano Calabro, i suoi vicoli, i volti, i costumi e le tradizioni del passato. I ricordi di una quotidianità in chiaroscuro, imperniata sul sacrificio e la voglia di superare le difficoltà; i giochi d’infanzia, le relazioni, adolescenziali e giovanili, gli episodi, talvolta onirici altre assolutamente reali, caratterizzano gli scritti di Mimmo Poli. Tuttavia si cade in errore se si pensa che nelle sue opere il fattore estatico soppianti del tutto la drammaticità dell’essere. Affatto. In ogni romanzo è, sì, offerta ai personaggi una speranza, un’alternativa, forse un semplice espediente consolatorio innestato alla trama per esorcizzare la triste condizione umana (non il tentativo di sottrarsi al destino, piuttosto un modo per accettarlo), e nondimeno, con abile successione descrittiva, l’autore restituisce un quadro verosimile delle angosce e delle incertezze del presente.
Un medico prestato alla letteratura, dunque. O, meglio, uno scrittore, e chissà cos’altro, concesso alla scienza sanitaria. La centunesima maniera di presentare un libro l’ha inventata lui, Mimmo Poli. Nella sua Morano Calabro. In una calda notte agostana. All’auditorium “Massimo Troisi” gentilmente concesso dall’Amministrazione comunale. Spalleggiato da diversi ospiti tra cui Girolamo Sansosti, meteorologo di fama internazionale, virtuoso della chitarra classica, e un gruppo di amici con i quali ha sobriamente rallegrato la platea avvicendando canzoni liberamente tratte da repertori vari a succinte ma incisive conversazioni in tono decisamente soft. Flashback veloci e clips narrative intercalate da composite esibizioni canore e strumentali – alcune delle quali rigorosamente “copyright Poli” – sono stati il leitmotiv della serata.
Quasi in sordina, ma di elevato profilo critico, poi, la chiave interpretativa proposta da Francesco Lombardi del vero protagonista della serata, l’ultimo romanzo di Domenico Poli: “Un’altra vita”. Una coinvolgente storia radicata su un processo affabulatorio intrigante, nel quale l’autore immagina per sé percorsi alternativi a quelli che hanno realmente scandito il suo cammino. Lo incontriamo ricollocato nella società civile in veste e ruoli inverosimili, felice di riesumare successi e sconfitte, contraddizioni e desideri, amori e passioni relegati dall’impetuoso aggrovigliarsi degli eventi nel canto cupo della temporalità. Ogni pagina è intrisa di un gradevole umorismo che accompagna il lettore dall’inizio alla fine del libro. Quella stessa ironia che ritroviamo che consente ai navigatori inquieti di ogni epoca di cavalcare le acque limacciose della solitudine. A questo punto la tentazione di svelare i contenuti del romanzo è grande quanto la consapevolezza di non poterlo fare. E allora, per saperne di più, ad ognuno non resta che verificare procurandosene copia.

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