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Cittadinanze limitate in Calabria, i bisogni sociali non emergono

Le anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2018 qualche settimana fa ci hanno raccontato di una crescita economica positiva per la nostra Regione, ma hanno anche certificato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, il ritardo della Calabria in termini di servizi sociali.

Il Rapporto, infatti, dedica già nelle sue anticipazioni un ampio spazio alla “cittadinanza limitata” analizzata attraverso appositi indicatori sugli standard dei servizi che evidenziano un profondo ritardo tra Regioni del Nord e Regioni del Sud soprattutto in termini di servizi che impattano sulla qualità della vita e sui redditi delle persone più fragili, ovvero i servizi socio assistenziali.
Dice la Svimez che in Calabria su 1000 abitanti ci sono solo 3,4 posti letto garantiti nei presidi residenziali socio assistenziali e socio sanitari contro 6,4 della media nazionale. Statistiche previsionali, che considerano anche l’invecchiamento della poplazione, ci dicono che il numero delle persone non autosufficienti è destinato a peggiorare. Come sempre, in assenza di interventi dedicati, saranno le famiglie a doversi caricare la spesa dell’assistenza dei propri disabili o, peggio e con buona pace dell’occupazione femminile, toccherà specificatamente alle donne della famiglia l’obbligo di non lavorare per dedicarsi alla cura del proprio famigliare.
E pensare che la Riforma del Welfare, della quale, recentemente, anche le più autorevoli sigle del Terzo Settore hanno chiesto la riattivazione, avrebbe consentito l’apertura e l’accreditamento di nuove o vecchie strutture già autorizzate in base alle necessità emerse dai fabbisogni territoriali; non solo, avrebbe consentito una scelta libera e meritocratica della struttura ospitante da parte dell’utente, o della sua famiglia, attraverso un apposito catalogo dell’offerta sociale regionale, certamente già oggi nelle disponibilità del dipartimento lavoro della Regione Calabria corredato delle iscrizioni effettuate da tutte le strutture autorizzate nel territorio regionale fino allo scorso 30/11/2017 . Particolare di non poco conto, l’attivazione e pubblicazione del catalogo oggi permetterebbe, inoltre, alla Regione e ai Comuni Capofila (se mai se ne occuperanno) di superare i limiti attuali dell’assenza di selezione pubblica dei gestori, una delle tante inadempienze regionali in materia e che è in contraddizione con la disposizione 32/2016 dell’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione- che disciplina l’erogazione dei servizi socio assitenziali e la selezione degli enti accreditati e/o convenzionati secondo chiari principi di imparzialità , trasparenza e concorrenza.
Non solo, oggi, in assenza di un intervento di ripresa della riforma, è impossibile per chiunque accedere agli accreditamenti, per via della delibera di giunta regionale 210/2015 che, in vista della preparazione della Riforma del Welfare ha bloccato tutti gli accreditamenti da allora e fino ai giorni nostri, creando di fatto un mercato chiuso e a zero concorrenza tra i gestori, ma soprattutto andando a fotografare una situazione di disequilibrio tale che territori ad alta emergenza di “cittadinanza limitata” , paradossalmente, soffrono più di altri. Ad esempio, il distretto sociale meno dotato della Calabria è quello di Villa San Giovanni, dove c’è solo 0,91 posti letto per 1000 abitanti, seguono Taurianova (1,37), Melito di Porto Salvo (1,64) e poi Caulonia (2,37), Gioia Tauro (2,58) e Locri (2,59). Tutti abbondantemente al di sotto della media regionale e ancor di più della media nazionale. E, proprio nelle aree più delicate, non si può pensare di risolvere i problemi sociali intervenenendo solo sulle infrastrutture: ponti, strade sono importanti, ma ancor di più sono importanti le persone e i loro bisogni di vita. Chiediamoci chi si occupa delle persone che non hanno accesso ai servizi? È giusto che cittadini di alcune aree della Calabria non hanno e non avranno mai alcuni servizi? Infine, perché non si vuole generare occupazione nel settore socio assistenziale anche nei territori su citati incrementado anche il benessere economico di quelle comunità che sappiamo vivere gravi problemi di esclusione sociale?
Basti pensare, ad esempio, alla struttura che erogherà servizi per disabili che, grazie all’impegno del Vescovo Oliva della Diocesi di Locri/Gerace e del Dott. Gullì ,Commissario di San Luca, sta per nascere in un bene confiscato a San Luca, ma che stante così la situazione non potrà essere accreditata dalla Regione e, in assenza della Riforma del Welfare, non potrà essere accreditata neanche dal Comune Capofila di Locri. Cosa significa? Che terminato il progetto per il quale si hanno avuti i finanziamenti, la struttura al peggio non aprirà, o che per i servizi dovranno o pagare gli utenti, o pagare i gestori come avviene già per altre realtà operanti in quei territori grazie al loro impegno (volontario) quotidiano, mentre c’è chi, in altri territori della Calabria, riceve da anni la retta per gli stessi servizi.
Sarebbe necessario e giusto , considerare finalmente centrali le necessità degli utenti, cogliere la segnalazione della Svimez e investire nei diritti di cittadinanza e garantire così un maggiore accesso ai servizi da parte di tutte le persone con fragilità, in ogni territorio della nostra Regione.

Federica Roccisano

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