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SLOW FOOD ITALIA NESSUNA DEROGA ALLA PESCA DI NOVELLAME

Il Comitato Esecutivo Regionale Calabria, nel prendere atto della smentita del nazionale, conferma che l’iniziativa della condotta Pollino Sibaritide Arberia non è assolutamente in linea con le battaglie che Slow Food ha effettuato negli anni per preservare l’ambiente e la biodiversità.

La ripresa della pesca di novellame causerebbe un terribile processo di impoverimento del mar Mediterraneo. Non si chiami in causa la difesa di tradizioni gastronomiche e delle economie per una pratica svuota mari.
Slow Food Italia prende le distanze dall’iniziativa promossa dalla sede locale di Slow Food Pollino Sibaritide Arberia, che intende avanzare una proposta di deroga sulla pesca della sardella (novellame), in quanto non corrisponde alla inequivocabile politica associativa da tempo assunta sull’argomento della pesca di novellame, indipendentemente dalla specie a cui esso si riferisce.
Anni di impegno associativo hanno permesso di raggiungere un obiettivo straordinario che è stato suggellato dal divieto di pesca di questa categoria di pesce. Questo in nome di una riconosciuta mancanza di sostenibilità di questo tipo di pratica che causa di danni irrimediabili alla popolazione e alla ricchezza dei nostri mari.
Non c’è, quindi, alcuna intenzione di partecipare a richieste di deroghe relativamente a tale divieto, anzi si ritiene che non debbano essere avanzate ai competenti uffici dell’Unione Europea; la ripresa della pesca del novellame, sia pur limitata, creerebbe un danno enorme agli stock e all’equilibrio naturale che con fatica si prova a difendere e alla conservazione di una risorsa naturale già messa a dura prova dalla pressione antropica poco sostenibile.
La presenza di pescato locale nella ristorazione va stimolata attraverso politiche di sensibilizzazione dei consumatori e dei ristoratori, sempre entro confini di piena sostenibilità e tutela dei nostri mari e delle nostre coste. Tuttavia, questo obiettivo non può in alcun modo essere raggiunto chiedendo una modifica alla normativa che Slow Food ha sostenuto con l’impegno di moltissimi attivisti, ricercatori, esperti di settore che hanno profuso ogni sforzo per il raggiungimento di questo risultato di valore straordinario.
Nemmeno la difesa di tradizioni gastronomiche locali può essere un argomento per richiedere deroghe alla pesca del novellame, perché avallerebbe un grave e pericoloso processo di impoverimento del mar Mediterraneo. Slow Food ha assunto da tempo una posizione chiara e inequivocabile e nessuno, a suo nome, può sostenere il contrario.

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