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Catanzaro – Siulp: “Resta il posto fisso di polizia?si ma restano anche i problemi”

«Il posto fisso di Polizia all’ospedale Pugliese non chiuderà. Così ha detto la Questura smentendo le voci che si rincorrevano da tempo. Bene, forse.  Rimangono però le problematiche già evidenziate, e, a prescindere dalle vere intenzioni del Questore,  l’ufficio è stato chiuso per tre giorni  per il fatto che l’unico operatore preposto è stato distratto dal suo compito e impegnato in attività di aggiornamento professionale senza che fosse previsto un suo rimpiazzo. Risultato: si è creato un disservizio con conseguente ricaduta sulla sicurezza dell’intera struttura ospedaliera». Questa è la risposta di Gianfranco Morabito, segretario generale provinciale del Siulp Catanzaro alla smentita della Questura sulla chiusura dell’ufficio ospedaliero.

«L’anacronismo dell’intera vicenda – dice Morabito – sta nel fatto che la sicurezza pubblica, la presenza della Polizia sul territorio se non addirittura la sua funzionalità, vengono sacrificate con facilità sull’altare dei programmi di aggiornamento professionale. Con questo non si vuole certo dire che l’addestramento e l’aggiornamento professionale non deve essere fatto, anzi, al contrario auspichiamo sempre una maggiore qualità nei corsi che devono essere finalizzati all’elevazione culturale e professionale del personale.   Ciò nonostante, riteniamo che debbano essere espletati seguendo quanto previsto dagli accordi e soprattutto secondo logica e buon senso, diluendo le giornate previste nell’arco dell’intero anno e tenendo in considerazione dell’organico e dei carichi di lavoro senza comunque determinare la paralisi operativa degli uffici. Tale aspetto è stato, peraltro, già segnalato nel corso di una riunione di verifica svoltasi lo scorso marzo, richiedendo l’istituzione di un apposito tavolo tecnico dove concordare le modalità di attuazione dell’aggiornamento professionale. Nonostante gli impegni assunti in tal senso nessuna convocazione è stata inviata alle organizzazioni sindacali.  Di certo è inaccettabile il metodo adottato dal questore che, nel momento in cui inibisce per esempio l’operatività di uffici come la Squadra Mobile, le Volanti o la Digos, non valuta attentamente l’impatto negativo che genera sulla primaria attività operativa che la Polizia di Stato svolge in ambito provinciale.  Un comportamento – conclude il segretario Morabito – che va oltre la personale esigenza di apparire “come sono brava” agli occhi del Dipartimento e che perciò insinua il sospetto che la frenesia con la quale impone determinate scelte possa essere determinata da una sostanziale insicurezza».

 

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