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Giovani Imprenditori: “A Reggio Calabria a rischio democrazia, lo Stato intervenga”

“Quanto accaduto all’impresa dell’amico e collega Francesco Siclari a cui esprimiamo la nostra piena solidarietà, lascia davvero sgomenti. A dispetto di tante belle parole e pur a fronte di un’incessante quanto proficua attività di contrasto posta in essere da forze dell’ordine e magistratura contro la criminalità organizzata, dobbiamo tristemente prendere atto che il cammino per il definitivo affrancamento di questo territorio dal cancro della violenza mafiosa è ancora molto, molto lungo”.

E’ quanto afferma il Gruppo Giovani Imprenditori di Reggio Calabria, presieduto da Samuele Furfaro, in relazione all’atto intimidatorio subito dalla ditta Siclari attiva nei cantieri della Diga del Menta.

“Come giovani imprenditori ci chiediamo quanto tempo debba ancora trascorrere e quali altri episodi analoghi si debbano verificare affinché ci sia una reale, compiuta e fattiva presa di coscienza che in questa provincia la legalità e le regole del vivere civile e democratico sono letteralmente ignorate. Ci chiediamo, inoltre, – proseguono i giovani imprenditori reggini – come si possano conciliare politiche di sviluppo e ipotesi di investimento in questa realtà in assenza delle condizioni minime per condurre una qualsiasi attività imprenditoriale. E in tal senso l’episodio che ha visto bersaglio la ditta Siclari colpisce in misura ancora maggiore se consideriamo che ha riguardato un contesto, quello della diga del Menta, di grandissima importanza per tutto il territorio reggino, una grande opera destinata a superare una delle emergenze più gravi che affliggono da decenni questa provincia, ovvero la mancanza d’acqua. Lo diciamo senza mezzi termini – ribadisce il Gruppo Giovani di Confindustria Reggio Calabria – quanto sta accadendo impone una forte e seria assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e delle autorità preposte se vogliamo che questo territorio non rimanga definitivamente affossato nel baratro del sottosviluppo e della marginalizzazione. Chiediamo strumenti e interventi concreti sul fronte della sicurezza, a cominciare da un monitoraggio costante mediante videosorveglianza di tutti i cantieri delle grandi opere e di ogni altro sito o insediamento produttivo e un rafforzamento delle misure di vigilanza del territorio da parte delle forze dell’ordine. Lo Stato faccia sentire la propria presenza – concludono i giovani imprenditori reggini – mandi subito un segnale forte ad una realtà territoriale che attende disperatamente il rispristino dei diritti e delle libertà fondamentali”.

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