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Reggio Calabria – Scendiamo in piazza per difendere Afrin

Lunedì 19 marzo alle ore 17.30 ci ritroveremo in piazza Italia per manifestare contro l’invasione e i bombardamenti turchi e sostenere la resistenza della popolazione di Afrin
Prima c’è stata Kobane contro Isis e il mondo applaudiva,
Poi venne Raqqa contro Isis e il mondo applaudiva,
Ora c’è la Turchia contro Afrin e il silenzio è assordante: il 20 gennaio è stato dato inizio all’offensiva turca, denominata paradossalmente “Ramoscello d’ulivo”. Dopo giorni e giorni di bombardamenti, ora i tank dell’esercito turco sono ad 1 km dal centro città e la popolazione si sta preparando ad una resistenza popolare: 1 milione di abitanti e profughi, che in fuga da altre zone della Siria hanno trovato qui solidarietà e degna accoglienza, rischiano di finire massacrati dal principale alleato dell’Europa nella “gestione” dei migranti in fuga da guerra e povertà.
A quasi due mesi dall’inizio dell’aggressione turca, l’indifferenza dell’Europa e del mondo stride con l’entusiasmo con cui la stessa comunità internazionale ha celebrato i combattenti e le combattenti curdi per aver sconfitto ISIS. Oltre 50 i giorni di aggressione incessante da parte della Turchia e delle bande jiadiste sue alleate al progetto rivoluzionario dei popoli della Siria del nord, incuranti della risoluzione ONU 2401 del 24 febbraio per il cessate il fuoco. Migliaia di morti e feriti, ma l’obiettivo della Turchia sembra essere quello della pulizia etnica: la città è sul punto di essere distrutta dal secondo esercito più potente della NATO, dotato delle armi più sofisticate, prodotte in Italia e in altri paesi europei. Un attacco legittimato dalla propaganda, come se gli eserciti di due Stati stessero combattendo l’uno contro l’altro. La popolazione si rifiuta di abbandonare le proprie case e si prepara a resistere all’invasione. Dal momento in cui l’esercito turco e le sue bande jiadiste si è avvicinato al centro città, i civili si sono mobilitati, dando avvio all’iniziativa degli scudi umani.
Le organizzazioni delle donne di Afrin hanno lanciato un grido che non possiamo ignorare: “Le terre vengono violate, i bambini vengono uccisi e le donne vengono aggredite, ed il mondo è ancora in silenzio sui massacri in atto. La provincia di Afrin è ancora sotto attacco da parte dell’esercito turco e dei suoi sostenitori di Al-Nusra e Al-Qaeda. Gli aerei e i bombardieri turchi hanno cominciato a bombardare i villaggi, le città ed il loro circondario. Non solo, hanno iniziato anche a bombardare il centro della città per intimidire e sfollare i cittadini e compiere massacri contro bambini, donne, anziani e civili senza difesa, compresi migranti che sono fuggiti dai loro villaggi verso la città per sfuggire dalla brutalità…Noi siamo donne di Afrin determinate a difendere la nostra storia, la nostra eredità e la terra che abbiamo ereditato dai nostri antenati. Così promettiamo che resisteremo e combatteremo fino alla fine per eliminare l’ingiustizia, la tirannia e per fermare l’invasione turca…Come organizzazioni delle donne ad Afrin, chiediamo a tutte le organizzazioni dei diritti umani, alle istituzioni, alle Nazioni Unite di rompere il loro silenzio, di proteggere la storia delle donne e la loro eredità ad Afrin e di fermare lo spargimento di sangue e la perdita di innocenti”.
Centinaia sono gli internazionalisti, fra cui molti italiani, che hanno scelto di rimanere nel cantone di Afrin, a combattere con le armi e con l’informazione a fianco della popolazione.
Come già in tante altre città italiane ed europee, raccogliamo l’appello e urliamo il nostro sdegno, facciamo sentire la nostra voce, rompiamo il silenzio e mobilitiamoci a sostegno della rivoluzione della Confederazione democratica della Siria del nord, la rivoluzione delle donne, speranza ed esempio della rivoluzione del nostro secolo per una società libera e democratica in cui popoli diversi possano vivere fianco a fianco e che è una proposta di pace per l’intera Siria.

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