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Povertà minorile, Pagani e Marziale: “Diventi ragion di Stato”

“In Lombardia, poco più di 130 mila bambini e adolescenti vivono in famiglie povere. La Calabria si conferma la regione con il più alto tasso di povertà minorile, dove quasi un bambino su due (il 47 %) vive sotto la soglia della povertà relativa”.

E’ questo il dato che maggiormente preoccupa i Garanti per l’Infanzia e l’Adolescenza delle Regioni Lombardia e Calabria, Massimo Pagani e Antonio Marziale, che ieri si sono incontrati al Pirellone, sede del Consiglio Regionale della Lombardia, per fare il punto sulle emergenze più preoccupanti e confrontarsi su due esperienze.

“Purtroppo – affermano Pagani e Marziale – emerge come alcune problematiche fra nord e sud del Paese comincino drammaticamente a convergere verso il negativo. Ad una Calabria, atavicamente povera, corrisponde una Lombardia in ascesa in quanto a povertà minorile ed è con queste premesse che deve essere affrontato il tema della povertà educativa minorile, che non è solo povertà economica, ma impossibilità di accesso a beni, servizi e opportunità necessari alla crescita. La povertà educativa minorile rappresenta, oggettivamente, uno dei problemi più gravi del nostro Paese, non solo di Lombardia e Calabria”.

“Sempre più spesso – continuano i due Garanti – veniamo interpellati da genitori allo stremo delle forze, che domandano accesso a beni e servizi fondamentali, ma inaccessibili per mancanza di possibilità economiche ed il nostro ruolo ci impedisce di essere risolutivi, nonostante noi ci si prodighi ad interpellare a nostra volta quanti sono preposti ad azioni di governo locale e centrale, talvolta senza ricevere nemmeno uno straccio di risposta. Non è possibile continuare a parlare di diritti dei minori se alla base non esistono politiche per la famiglia, primario ed insostituibile organo di garanzia per i bambini e gli adolescenti. Agiamo nella convinzione quotidiana di eseguire un meccanismo simile al gioco del cane che si morde la coda, nell’impotenza più acclarata di fornire risposte adeguate, altresì consapevoli del fatto che la povertà educativa sia un fattore che condiziona negativamente le complessive prospettive di sviluppo, impedendo la crescita dell’intero Paese”.

Per Pagani e Marziale, “la povertà minorile deve diventare Ragion di Stato, perché è perfettamente inutile immaginare azioni affidate al buon cuore del volontariato e con scarse risorse economiche, utili solo ad arginare un fenomeno che si autoalimenta, nel senso che la povertà economica è spesso causata dalla povertà educativa e viceversa. Non considerare prioritaria questa piaga significa negare di fatto a troppi bambini ed adolescenti i diritti fondamentali, e c’è poco da vantarsi di avere siglato e ratificato la Convenzione universale sui diritti del fanciullo dell’Onu, suona come una presa in giro, anzi lo è”

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