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Mommo Tripodi, un cammino “rosso” lungo 91 anni

Di Anna Foti – Per l’ultimo saluto, nella sua Polistena bandiere e fiori rossi. La vita di Mommo Tripodi fu infatti attraversata da una linea di quello stesso colore, intenso e acceso; un filo resistente che legò, in un’unica esistenza, un profondo impegno politico e sociale e una straordinaria passione civile. Girolamo Tripodi, da tutti affettuosamente chiamato Mommo, il bracciante che diventò sindaco della sua città ed anche parlamentare, si è spento a Reggio Calabria all’età di 91 anni, dopo una vita di lotte per la libertà. L’iscrizione al partito comunista italiano avvenne nel 1950. Di quel partito Girolamo Tripodi fu espressione autorevole e ancora oggi indimenticata. Negli anni Sessanta fu componente del comitato direttivo e segretario della sezione del PCI di Polistena; dal 1960 in poi le cariche ebbero rilievo provinciale e regionale, fino a diventare vicepresidente della commissione regionale di Controllo del Pci calabrese.

Iscrittosi al partito comunista all’età di ventitre anni, il passo verso il sindacato fu brevissimo. Sindacalista della Federbraccianti CGIL, sempre negli anni Sessanta ricoprì al suo interno la carica di vicesegretario, quella di segretario e quella di componente del Comitato centrale.

Giovane bracciante agricolo, il suo impegno politico nacque verso la fine della Seconda guerra mondiale, proprio tra i contadini meridionali delle cui istanze di giustizia sociale fu voce ferma e appassionata. Una voce che fino all’ultimo non volle mai essere solo la sua, ma quella di tutti i braccianti, di tutte le gelsominaie della fascia Jonica e delle raccoglitrici di olive della Piana, la cui dignità si misurò in fatica, lavoro e speranza di riscatto. Uomini e donne che conobbero, con Mommo Tripodi al loro fianco, la fatica anche per vedere riconosciuti il diritto alla pensione e alla malattia.

A Polistena, comune in cui Girolamo Tripodi era nato nel 1927 e che, dopo l’impegno di consigliere comunale d’opposizione negli anni Sessanta, per oltre trent’anni aveva guidato come sindaco eletto nelle fila del partito comunista, a ricordarlo anche l’attuale sindaco e suo nipote, Michele Tripodi. Agricoltore e sindacalista con la passione per la politica, nella natia Polistena Mommo Tripodi fu eletto nel 1970, poi rieletto nel 1975, nel 1980 e nel 1985 fino al 1991 e poi nuovamente nel 1995, acclamato dalla sua comunità che lo poté eleggere direttamente, fino al 2005.

Le battaglie per i diritti sociali ed economici dei braccianti agricoli nel sindacato, quelle per la difesa del territorio dalla costruzione della centrale di Gioia Tauro nel comitato dei sindaci che costituì e presiedette, quelle per denunciare il malaffare e sensibilizzazione le coscienze contro la ndrangheta dentro e fuori le aule di tribunale e dentro la commissione parlamentare Antimafia. Da sindaco di Polistena testimoniò nel “Processo ai Sessanta” che nel 1978 si occupò delle ndrine che esercitavano il controllo a Reggio Calabria. Il suo impegno, anche legislativo all’interno della commissione Antimafia, costò a lui e alla sua famiglia intimidazioni ed anni di vita sotto scorta.

Fu deputato a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, e senatore nel 1987, eletto nel collegio di Palmi con il Pci; fu tra coloro che nel 1991 costituirono il gruppo di senatori di Rifondazione Comunista. Segretario della commissione Antimafia presieduta prima da Gerardo Chiaromonte e da Luciano Violante poi, quando eletto sia al Senato che alla Camera scelse quest’ultima nel 1992. Fu eletto senatore anche nel 1994 nel collegio di Locri-Palmi con il raggruppamento dei Progressisti. Una fiducia accodata dagli elettori e dalla sua Calabria ed un impegno parlamentare che lo vide destinatario di incarichi, anche nelle commissioni Trasporti, Marina Mercantile, Poste e Telecomunicazioni, Interni e Affari Costituzionali, Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici , e protagonista fino agli anni Novanta. Il suo impegno politico proseguì nella direzione nazionale e del comitato politico nazionale del partito di Rifondazione Comunista e poi nel 1998 nel Partito dei Comunisti Italiani di cui fu fondatore.

Rimangono tanti ricordi nell’album di famiglia come in quello della comunità, di cui è stato sempre voce, e del partito che ha servito fino alla fine, attraversandone trasformazioni e mutamenti. Tra le tracce che restano e che continueranno a farlo vivere anche il volume di Marcello Villari. Con la collaborazione della moglie Pasqualina e dei figli Tina, Michelangelo e Ivan, il giornalista reggino scrisse a quattro mani con Mommo Tripodi un libro che racconta questa sua vita così piena e così intensa. Con i caratteri della Rubbettino nel 2007 viene alla luce “Il riscatto. Girolamo Tripodi bracciante e sindacalista, parlamentare e sindaco”. Un titolo pregno per un uomo poliedrico che visse la sua esistenza come fosse un cammino verso l’universale libertà.

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