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Calabria – Associazione sociologi italiani: “Una Zes per ogni campanile”

“Al di là dei metodi e dei toni della discussione sulla zona franca speciale, agli attori che prendono parte a questo dibattito viene chiesto di tenere conto delle caratteristiche geografiche dei luoghi dove si auspica la nascita di una nuova Zes. Altrimenti ritorniamo ai vecchi campanilismi che tanto male hanno fatto alla Calabria, regione che paga ancora oggi le conseguenze di scelte dettate dall’appartenenza territoriale”. Lo afferma il presidente nazionale dell’Associazione Sociologi Italiani, Antonio Latella.
“Questa regione manca, innanzitutto, di una dinamica e aggiornata analisi di contesto territoriale rispetto alla quale decidere la localizzazione di investimenti produttivi. L’assenza di questa mappa determina, come testimonia la nostra storia, la scelta di interventi destinati al fallimento e prese di posizioni che non si discostano affatto dalle attuali forme di populismo”.
“Si è sempre correttamente sostenuto- viene sottolineato nella nota- che Gioia Tauro rappresenti l’area ideale per la realizzazione della Zes in Calabria: il porto, le infrastrutture al servizio di un’area industriale che purtroppo stenta a decollare, un comprensorio dalla grande tradizione agricola hanno determinato una scelta senza concorrenti. E Gioia Tauro, nell’ambito della riorganizzazione delle autorità portuali, è stata designata anche come sede di una delle quindici nazionali, con giurisdizione su tutti gli scali marittimi della Calabria e su Messina, Milazzo e Tremestieri. Ma la Città peloritana non ci sta, al punto che la classe politica d’oltre Stretto, di fatto, ha bloccato l’accorpamento e pare non abbia alcuna voglia di cedere. Forse per questo attua sottili tattiche di rinvio, come quella di chiedere la presidenza dell’Autorità portuale gioiese. Massimo rispetto per le ambizioni della metropoli dirimpettaia, le cui aspirazioni vanno sostenute nel contesto isolano e senza mettere in dubbio la posizione strategica e le caratteristiche infrastrutturali di Gioia Tauro, costretta a registrare anche un ritardato nell’avvio del progetto per la realizzazione del bacino d carenaggio”.
“Reggio Calabria e Messina – scrive ancora il sociologo Latella – sono geograficamente vicine, ma lontanissime per ragioni antropologiche, storiche, culturali ed economiche. Le due città metropolitane si corteggiano da secoli, ma la creazione della cosiddetta area integrata dello Stretto (salvo qualche iniziativa destinata a non durare nel tempo) rimanere una grande utopia. Soprattutto dei reggini”.
La nota prosegue: “Non ha senso istituire, a meno di 40 chilometri da Gioia Tauro, la Zes dello Stretto. Idea rispettabile, per carità, ma di scarsa utilità soprattutto alla città di Reggio, alle prese con una cultura politica che, tra l’altro, rifiuta di accettare il diverso ruolo svolto dall’aeroporto di Lamezia rispetto al “Tito Minniti”. Le carenze infrastrutturali e la storica incapacità della classe dirigente reggina (pensiamo al collegamento veloce tra lo scalo aereo calabrese e il porto siciliano) non aiutano lo sviluppo di un territorio che deve fare i conti anche con la mancanza dell’alta velocità ferroviaria e l’inadeguatezza del trasporto pubblico locale. Il dibattito, che spesso si articola sui campanilismi, snatura le finalità delle stesse zone franche che si propongono di portare sviluppo e occupazione in zone svantaggiate poste all’interno di aree vaste. Bisogna individuare – conclude Latella – i quasi duemila ettari di territorio regionale per la scelta delle altre zone speciali. In una regione con quasi 800 chilometri di costa, la localizzazione ideale restano gli scali marittimi. Impossibile impedire il dibattito perché siamo già in campagna elettorale: partiti e movimenti si stanno riposizionando e molti personaggi cercano di sbaragliare la concorrenza per un posto in lista. Ma non è politicamente corretto tacere sui veri problemi del territorio attuando la cosiddetta strategia della distrazione”.

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