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    Operazione Antibes 3

    ‘Ndrangheta – Dalla latitanza di Franco alla nuova generazione criminale

    L’operazione “Antibes” condotta questa mattina dalla Polizia di Reggio Calabria, coordinata dalla Dda reggina, trae origine dall’arresto in Francia del latitante Giovanni Franco, ritenuto esponente di vertice della locale di ‘ndrangheta attiva nella frazione Pellaro, quartiere della città dello Stretto. Le indagini, avviate dalla Squadra Mobile nel 2012, con l’ausilio di numerose intercettazioni telefoniche, ambientali e videoriprese, accompagnate da numerosi servizi di pedinamento ed osservazione, consentivano di catturare ad Antibes, appunto, in Francia, in data 07.11.2013, e di estradare successivamente in Italia, il latitante Giovanni Franco, condannato in via definitiva alla pena di 11 anni e 4 mesi di reclusione, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

    Chi è Giovanni Franco

    Giovanni Franco era stato condannato in passato per emissione di assegni a vuoto, ricettazione, evasione, falsi in genere, porto abusivo e detenzione d’armi, favoreggiamento ed estorsione. Alcuni pentiti storici reggini lo avevano indicato come esponente di rilievo della ‘ndrangheta di Pellaro.

    Come detto, venne arrestato ad Antibes, città rivierasca della costa Azzurra (da cui prende il nome l’operazione) il 7 novembre 2013, nel corso di un’operazione congiunta della Squadra Mobile di Reggio Calabria e della Polizia Francese, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia.

    Alla localizzazione del ricercato si giunse grazie al lavoro svolto dagli investigatori della Polizia di Stato di Reggio Calabria che da tempo conducevano alacri indagini supportate da una mole impressionante di intercettazioni telefoniche, ambientali e video disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nonché da molteplici servizi di pedinamento ed osservazione eseguiti, a volte lungo tutta la dorsale della penisola, altre volte perfino in forma transfrontaliera – in forza delle autorizzazioni concesse dalle Autorità francesi in raccordo con quelle Italiane – entro il territorio transalpino e, più esattamente, fino alla suindicata località turistica del Sud della Francia.

    I complici di Franco nella latitanza

    Davvero spiccata la professionalità dei fiancheggiatori del latitante. In alcuni casi, per eludere le investigazioni, avevano spedito i loro telefoni cellulari accesi in una località turistica del Nord Italia che avrebbero raggiunto, con mezzi presi a noleggio, dopo aver incontrato il ricercato in Francia, mentre in altri casi avevano affidato i loro telefoni radiomobili ad altri fiancheggiatori rimasti a Reggio Calabria, al fine di simulare la loro presenza in loco.

    Colpita vecchia e nuova generazione del locale di Pellaro

    L’operazione colpisce frontalmente la vecchia e la nuova generazione della locale di Pellaro. Vecchi e giovani ‘ndranghetisti siedono allo stesso tavolo per affiliare nuove leve, proposte dal figlio del latitante in nome del padre, con la sua “benedizione”, e non mancano di lamentare, a margine del summit, la carenza di picciotti da mettere per strada.

    La continuità ed assiduità dei rapporti tra i sodali, evidenziati dai numerosi contatti tra di loro, tutti ancora attuali, la materiale partecipazione alla gestione della latitanza del capo cosca, l’elaborazione e l’adozione di un linguaggio convenzionale unico e, infine, i luoghi comuni di incontro tra i partecipi, fra i quali quello del summit di cui si ha contezza dalle intercettazioni ambientali disposte nel corso delle indagini, hanno consentito alla Direzione Distrettuale Antimafia di acquisire solidi elementi indiziari idonei a suffragare la contestazione associativa.